"Ho la guerra in testa". Tutolo lancia il tour in Capitanata e "minaccia" Emiliano: "Non vengo a scaldare la sedia"

Il sindaco dimissionario di Lucera tornerà presto a bordo del suo camioncino per girare tutti i comuni. Alla prima uscita da candidato alla carica di consigliere regionale chiede una rinnovata fiducia dei cittadini

Antonio Tutolo

"Il presidente Emilano mi ha chiesto di dargli una mano ma non è stato quello il motivo per il quale ho deciso di candidarmi. Sapete qual è la prima cosa che gli ho detto? Ma hai capito chi sono io e che hai passato un guaio? Hai capito che io non ho alcuna intenzione di venire lì a riscaldare una sedia e a godermi il lungomare Nazario Sauro? Ho la guerra in testa". Da Palazzo Mozzagrugno alla cameretta, dopo una serie di sospiri e un bicchiere d'acqua fresca per mandare giù il nodo in gola, la felpa della tuta e il solito bagno di sudore, con qualche uscita delle sue in dialetto lucerino Antonio Tutolo, sindaco dimissionario di Lucera, spiega in una diretta Facebook ai concittadini le ragioni della sua decisione di candidarsi alle elezioni regionali.

Se uno non sapesse che sta con il governatore uscente, nella stessa parte occupata fino a ieri da Giuseppe Pitta che gli ha ceduto il posto, penserebbe ad una collocazione opposta. Sembrerebbe marcare male quando accusa di strabismo l'assessore regionale all'Industria Turistica Loredana Capone ("Amore mio, tu devi guardare pure da altre parti") e tutti quelli che l'hanno preceduta, in ragione di una disparità di trattamento tra il Salento e la Capitanata. Ma è solo fatto così, ed Emiliano sapeva chi si sarebbe messo in casa.

"Mi sono rotto le scatole di andare con il cappellino in mano a chiedere l'elemosina quando noi abbiamo sacrosanti diritti", ripete, e fa piazza pulita anche di tutti gli eletti fin qui in provincia di Foggia quando afferma a più riprese che il territorio "non è mai stato rappresentato come avrebbe dovuto". Manda all'aria altri quattro anni da sindaco ma non voleva avere rimpianti. "Io mi metto in gioco perché mi piacciono le sfide, quelle importanti". Insiste, a lui avrebbe fatto comodo la poltrona per altri quattro anni: "Non ero il sindaco di Topolinia, ma di uno dei comuni più importanti della provincia e più belli d'Italia, però mi piace il rischio". Dichiara le sue intenzioni all'indomani di una giornata pesante e travagliata: "Mi è costato veramente tanto, ieri ero provato, perché amo questo lavoro che stavo facendo da sei anni, sentivo la responsabilità e la fiducia delle persone. Mi è pesato tanto. Quando ami qualcosa è difficile lasciarla e però ,se hai un amore smisurato per la tua città e la tua comunità, devi cercare di fare quello che è meglio".

E finalmente libero ammette candidamente: "Io ho una voglia matta di rappresentare il mio territorio nel Consiglio regionale. Quando aprirò la bocca io sarete voi a parlare". Vuole andare a battere i pugni a Bari. Giura sulla cosa più cara che ha che il suo intendimento principale è uno solo: "rappresentare il territorio in un consesso assolutamente importante per dare vere possibilità di sviluppo e una svolta".

Promette di ritornare a bordo del suo camioncino. Andrà in tutti e 61 i comuni della provincia per parlare con la gente. "Non mi accontento, sono un visionario". Tranquillizza i cittadini spaventati che soffrono la sindrome dell'abbandono e apre anche la campagna elettorale della sua coalizione: "Spero ci sia continuità amministrativa con il nostro gruppo. Chiederemo fiducia per continuare ad amministrare questa città con le stesse motivazioni e gli stessi principi. Non ho nessuna intenzione di abbandonare niente e nessuno".

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Il sistema turistico e la valorizzazione dei beni culturali sono il suo cavallo di battaglia. "Ci vuole chi mette insieme tutti i monumenti, tutte le bellezze, il potenziale che c'è", per inserli nei circuiti turistici. La Fortezza e l'Antiteatro dovrebbero essere allora "grandi attrattori culturali della Regione Puglia al pari di altri". Menziona il Gargano, i borghi del Subappennino Dauno, Ascoli e i suoi Grifoni, la cattedrale diTroia ("Ma chi deve valorizzarli e investire risorse?"). Si cimenta anche in due materie - scivolose - oggetto delle deleghe rimaste in capo al governatore uscente, l'agricoltura e la sanità: "Non è possibile che la Capitanata sia relegata semplicemente alla produzione, che è la parte più rischiosa, e che i prodotti della nostra terra debbano prendere altre direzioni ed essere trasformati altrove. Non abbiamo gente ch ha bisogno di lavorare noi? Il nostro sistema santario è quello più debole della Regione perché non abbiamo mai sbattuto i pugni".  E poi parte il Vota Antonio: "Nulla chiedo se non un'ulteriore fiducia, la vorrei per ricambiarla con una dedizione che mai potrete immaginare.Se pensate possa essere la persona giusta, datemi fiducia". Intanto torna a cucinare. Linguine, vongole e cozze (giusto un paio). Non saranno quelle pelose, ma lo avevano pronosticato.

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