Regionali Puglia 2020

Non resta che Rousseau per non farsi troppo male

La piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle potrebbe essere l'arbitro della partita che Emiliano, e anche Conte, si giocano sull'alleanza tra PD e pentastellati

Conte ed Emiliano

"L'uomo è nato libero e ovunque si trova in catene". Nessuno escluso, menchemeno la leader del Movimento 5 Stelle in Puglia Antonella Laricchia, convinta di poterla spuntare e di annientare i principali avversari Fitto ed Emiliano nella corsa a cinque alla presidenza della Regione Puglia. Da Santa Maria di Leuca a Chieuti, da un estremo all'altro della regione, la sfida proibitiva non la spaventa. 

Grinta da vendere, la candidata presidente non avrebbe però fatto i conti con l'oste, quel Giuseppe Conte che al contrario della consigliera regionale, spingerebbe per estendere l'esperimento del laboratorio politico nazionale giallorosso anche in Puglia.

Nella regione delle "acque eccellenti" e delle sei province, a due mesi dal voto, stando ai numeri di certi sondaggi e alle percezioni più in generale, l'eventuale alleanza tra il Partito Democratico e i pentastellati non lascerebbe scampo al tentativo del centrodestra di riprendersi la regione dopo quindici anni con il salentino Raffaele Fitto, che pregusta il ritorno alla guida della Puglia puntando tanto sul Pumo quanto sulle criticità e i fallimenti del governatore uscente, oltre che sui candidati che fino a qualche mese militavano nel centrosinistra.

Vero è che i sondaggi lasciano il tempo che trovano e che non è del tutto scontato che la somma dei voti faccia il totale, ma la sensazione che aleggia è che in questa tornata elettorale il Movimento stia affidando le sorti della sfida del 20 e 21 settembre prossimi, molto più ai numeri che a quel destino che due anni fa fece piovere le stelle su Foggia e sull'intera Puglia. Altrimenti non si spiegherebbero i 6x3 di alcuni candidati grillini, che ci sono e sono ben visibili nel capoluogo dauno. Una novità in casa cinquestelle, il cui consenso pioverà tutt'altro che dal cielo. 

E peserà, in caso di alleanza con i dem, la responsabilità di dover giustificare ai propri elettori e attivisti, i motivi di un accordo, quello sì, che rischia di piovere dall'alto. 

Ed è così che per evitare di dover dare troppe spiegazioni rispetto a una decisione che avrebbe del clamoroso, al M5S pugliese - sotto l'ala del premier in carica - non resterebbe che Rousseau, l'arbitro designato per decretare il triplice fischio finale di una partita infinita e senza esclusioni di colpi.

Per la felicità di Michele Emiliano, al quale, d'altronde, non resta che confidare nella piattaforma "gialla" per ottenere l'ok all'alleanza, con buona pace per i cinquestelle contrari e di Laricchia. 

Lanciata nel 2016 con l'obiettivo di sviluppare la democrazia di rete, la piattaforma Rousseau - strumento del M5S che prende il nome dal filosofo illuminista svizzero Jean-Jacques Rousseau, nonché autore della celebre frase "l'uomo è nato libero e ovunque si trova in catene" - è l'ultimo disperato tentativo di Emiliano per scongiurare il rischio di giocarsi la partita per un pugno di voti.

Ed è così che tanto al PD quanto al Movimento 5 Stelle, non resta che Rousseau per non rischiare di farsi troppo male.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Non resta che Rousseau per non farsi troppo male

FoggiaToday è in caricamento