Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica

Un coro di no al gruppo di Puglia Popolare a sostegno di Landella: "Foggia non è un laboratorio per fare esperimenti"

In una nota congiunta, i consiglieri comunali di minoranza e i segretari cittadini e provinciali dei partiti di centrosinistra bocciano la formazione del gruppo consiliare 'Popolari pugliesi'

"La nascita del gruppo Popolari Pugliesi al Comune di Foggia, composto da 4 consiglieri comunali eletti nel centrodestra che hanno dichiarato di voler continuare a sostenere l'Amministrazione del sindaco leghista Landella, che si sono candidati pochi mesi fa alle elezioni regionali con le destre, pone un problema politico di coerenza e credibilità dell'intera coalizione che oggi governa in Puglia. Anche mettendo a valore l'apporto programmatico e le tematiche politiche elaborate dal Movimento 5 Stelle com'è oggi in seno al Consiglio e alla Giunta regionale". Con una nota congiunta, i consiglieri comunali di opposizione Scapato, Fatigato, Clemente, Cusmai, Palmieri, Norillo, De Vito, Azzarone, Dell'Aquila, Quarato e Cavaliere, insieme ai segretari Emanuele (Pd), Ruotolo (Articolo 1), Di Chiara (partito Socialista), Di Claudio (Socialismo Dauno), Cangelli (Verdi) De Rosa (Italia in Comune), Bruno (Foggia Popolare) e Nobile (Sinistra Italiana), hanno commentato la notizia della nascita del gruppo Popolari Pugliesi in seno al Consiglio Comunale. Il gruppo, com'è noto, è composto dai consiglieri Massimiliano Di Fonso, Pasquale Rignanese, Antonio Capotosto e Danilo Maffei, tutti eletti nel centrodestra. 

Una notizia che ha generato diversi commenti negativi: "Le elezioni amministrative foggiane hanno visto una lista politica sotto il simbolo dei Popolari, parte del centrosinistra, che in Consiglio comunale ha eletto un proprio candidato (Sergio Clemente), poi diventato consigliere regionale". 

"La contraddizione tra quanto dichiarato per Foggia dall'assessore regionale Giovanni Stea, tutor politico dell'operazione, e quanto praticato a Bari dallo stesso assessore è oltremodo evidente e ha il retrogusto amaro dell'opportunismo e della non condivisibile scelta di essere al governo della cosa pubblica purchessia. All'assessore Stea vogliamo ricordare, se mai ce ne fosse bisogno, che la città di Foggia è tra i capoluoghi di provincia più popolosi del Paese e che la sua comunità esprime personalità politiche e amministratori pubblici di primo piano a partire dai parlamentari nazionali, al vicepresidente della Regione e all’assessore regionale al welfare che, a quanto ci consta, nulla sapevano di questa non condivisibile iniziativa".

"La città di Foggia - evidenziano i sottoscrittori della nota - non è il campo da gioco di alcuno e non è il laboratorio in cui fare esperimenti nocivi alla salute della politica, coinvolgendo persone che nulla hanno a che vedere con i valori ed i programmi che abbiamo proposto agli elettori. A tutto ci deve essere un limite. Ciò vale ancor più oggi che affrontiamo una grave e profonda crisi della rappresentanza istituzionale, culminata nella mozione di sfiducia del presidente del Consiglio comunale. Oggi, ancor più che nel passato, alla politica e a chi la rappresenta nell'Assemblea cittadina è richiesta coerenza e trasparenza, non certo incomprensibili posizionamenti politici su uno scacchiere tarlato dalle ambizioni personali.

"L’assessore Stea evidentemente non conosce la realtà locale, i suoi protagonisti, e non ha nessun elemento per esprimere giudizi positivi sull’amministrazione Landella. Se avesse contezza della situazione reale in cui versa la città di Foggia non avrebbe detto: “Landella governa e governa bene questa città e spero che possa arrivare alla fine del mandato”. Abbiamo l'opportunità di costruire il cambiamento - reale e immediato, di merito e di metodo - che tanti cittadini chiedono e abbiamo l'opportunità di fondarlo sulla coerente e leale volontà politica di chi oggi collabora e coopera al governo della Regione Puglia e del Paese, e non ci presteremo al gioco di chi evidentemente pensa che si possa governare stando insieme con tutti ovunque, solo per mero tornaconto politico particolare".

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