"Una sconfitta annunciata". Sul Psr altra tegola per la Regione Puglia: "100 aziende dovranno restituire contributi"

Leonardo Di Gioia: "Oggi il Tar mi dà ragione ed evidenzia l’insipienza di una recente visione del mondo agricolo piegato a interessi di pochi o, nella migliore delle ipotesi, al disinteresse del bene comune”

“Dopo l’annullamento della graduatoria della misura 4.1.a, nella giornata di oggi, il Tar si è pronunciato su altri ricorsi afferenti il Psr sempre in merito alla misura ad investimenti. Anche in questo caso, il giudice ha dato torto alla Regione Puglia, condannandola alle spese e alla refusione del contributo unificato". E' quanto afferma il consigliere regionale ed ex assessore all'Agricoltura, Leo Di Gioia: "Una sconfitta annunciata che, nel mese di dicembre 2019, avevo tentato di scongiurare chiedendo, in sede di Consiglio regionale, al presidente Emiliano di intervenire per revocare atti palesemente illegittimi e che rasentavano l’illiceità. Ma il presidente Emiliano, in quella occasione, preferì andar via, così come i dirigenti dell’Assessorato decisero di non dare seguito alla successiva mia richiesta di revoca in autotutela di un atto assurdo che, consentiva alle aziende già escluse di essere riammesse".

Di Gioia aggiunge: "“L’effetto di questa sentenza sarà quello di estromettere circa 100 aziende dichiarate beneficiarie che non avevano né titolo né diritto ai sensi del bando e delle leggi nazionali e che ad oggi hanno già percepito parte significativa del contributo, con ciò profilandosi un enorme danno per imprese che avendo fatto fede su atti della Regione, si troveranno oggi a dover restituire contributi già incamerati. Non solo, si prospettano nuove e dolorose cause con annesse verifiche di responsabilità per i danni"

E prosegue: “Questo è il segno della sciatteria con la quale si è condotta l’ultima fase di gestione dell’attività dell’assessorato all’Agricoltura in palese contrasto con i miei richiami alla migliore osservanza di regole di trasparenza e correttezza amministrativa, con una precisa ostilità ad accogliere le mie proposte. Una gestione politico amministrativa che ha messo da parte ciò che era giusto, ciò che era lecito, ciò che era corretto fare. Nel mese di luglio 2019, per non essere complice di questa iniziativa e di quella che seguì con la determina 230, con la quale venivano sanati tutti i ritardi burocratici (non solo quelli del Durc) anche quelli sulle autorizzazioni e sulla bancabilità, decisi di dimettermi in aperta polemica con il presidente Emiliano il quale, in quella circostanza, piuttosto che verificare la bontà degli atti amministrativi, si premurò di avere il consenso di qualche tecnico compiacente che, anziché pensare all’interesse generale, pensava a come rendere finanziabili le proprie pratiche o che, partecipando alle riunioni del partenariato, esponeva idee proprie a nome di organizzazioni ed associazioni, per certi versi travisando e inducendo in errore una controparte, quella della Pubblica Amministrazione, che si è dimostrata comunque essere assolutamente poco consistente".

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L'ex assessore all'Agricoltura conclude: “Oggi il Tar mi dà ragione ed evidenzia l’insipienza di una recente visione del mondo agricolo piegato a interessi di pochi o, nella migliore delle ipotesi, al disinteresse del bene comune”.

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