E’ finita, cala il sipario sulla Provincia di Foggia. Una consiliatura fiacca e noiosa | Le Pagelle

Nessun governo di svolta, come ci si attendeva dopo una lunga tradizione di presidente "rossi". Palazzo Dogana verso il commissariamento. Si scalda l'ex prefetto di Lecce, Gianfranco Casilli

L'ultimo consiglio provinciale

Provincia di Foggia, cala il sipario. La svolta è epocale a Palazzo Dogana. Perché con oggi non si chiude soltanto l’amministrazione Pepe ma cambia il futuro dell’ente di via XX settembre. Risparmiata dalla spending review del Governo Monti, la Provincia di Foggia si avvia  infatti a riorganizzarsi nei confini e nella composizione interna, nelle more di comprendere bene quale sarà il destino delle province, per ora divenute “enti di secondo livello”. Questione di ore, dunque, e Palazzo Dogana sarà commissariata. Il nome che circola con insistenza è quello dell’ex Prefetto di Lecce, oggi in pensione, Gianfranco Casilli, viceprefetto a Foggia nell’era Sorbini Lasco e Costantini.

Ma manca ancora il crisma dell’ufficialità. Presidente e consiglieri uscenti attendono, frementi, la comunicazione del Ministero degli Interni dopo essersi resi protagonisti nelle ultime settimane di un duello muscolare tutto interno al Pdl (nel quale si è inserito malamente anche il Pd) per stoppare la strada alla fedelissima di Pepe e sua vice, Billa Consiglio.

Un colpo di coda al vetriolo quasi anomalo per l’amministrazione Pepe che si consegna alla storia come la consiliatura più “soporifera” della storia della Provincia. Nessun governo di svolta, come ci si attendeva dopo una lunga tradizione di presidente "rossi". Al contrario, l’amministrazione che adesso conclude il suo mandato si è caratterizzata per essere stata uno dei momenti più inespressivi della politica, capace di addormentare molti dialoghi, in buona parte limitatasi ad amministrare l’esistente ed a gestire la quotidianità.

Rari i dibattiti di spessore politico, non una manovra che abbia particolarmente caratterizzato le sorti del territorio. Anche le crisi ed i rimpasti di giunta, solitamente “pane” della politica per riassestare geografie ed equilibri, con Pepe hanno latitato. Uno soltanto quello operato in 5 anni con l’espulsione dell’Udc dal governo provinciale, “rea” di aver partecipato alle elezioni regionali 2010 in solitaria e concorrente all’alleato Pdl. Ma anche qui, prima di procedere alla sostituzione degli ex assessori Nicola Vascello e Vito Guerrera  Pepe ci ha messo un anno, sfiancando la maggioranza e sfiorando la rottura col partito azzurro.

In compenso il presidente ha potuto contare su una maggioranza che, per quanto sempre "risicata" e sull'orlo di una crisi (di nervi, atteso lo stile troppo “ecumenico ed autonomo" del suo presidente) si è ben guardata dal fargli mancare i numeri. Non c'è stato un atto sul quale il governo è andato "sotto"; solo 7 le sedute andate deserte su 92 di consiglio convocate in 5 anni; 317, invece, i provvedimenti di giunta. Un record per l'amministrazione uscente, che però ha pagato tutto il prezzo di una eccessiva frammentarietà della geografia di consiglio.

Ma se il bilancio complessivo non la consegna certamente agli annali della storia della provincia di Foggia, qual è quello dei gruppi e dei consiglieri che vi hanno fatto parte? Partiamo dalla maggioranza. 

PDL: sistematicamente sconfessato e lasciato con l'amaro in bocca dal suo presidente, quello che avrebbe dovuto essere l'azionista maggioranza del governo Pepe si è ritrovato a dover fare i conti con una messa all'angolo spesso imbarazzante per il gruppo azzurro, fondamentalmente poco incline e disinteressato a modificare il corso delle “cose di Palazzo”. Neanche la minaccia di dimissioni in qualche occasione paventata dal capogruppo Paolo Mongiello hanno dato la scossa giusta ai suoi consiglieri, adagiatisi nel 2008 su una poltrona troppo comoda per alzarsi e "andare in guerra". Alcuni nomi risultano decisamente non pervenuti nel dibattito di Palazzo Dogana. L'azzurro nel frattempo è diventato opaco. ASSENTE, VOTO 4.

UDCAP: originariamente Udc (prima della diaspora col partito di Angelo Cera) Michele Bonfitto, Pasquale Pellegrino e Vito Guerrera (quest'ultimo uscita dalla porta - il governo - e rientrato dalla finestra - il consiglio- in surroga di Nicandro Marinacci, nel frattempo interdetto dai pubblici uffici per una condanna giudiziaria) la lezione democristiana l'hanno imparata bene. Poco incisivi in aula ma assidui frequentatori del palazzo nei giorni "feriali", i centristi son stati quelli che meno rogne hanno dato a Pepe sul piano politico ma che più ne hanno condizionato l'attività amministrativa. Non solo perché, persi due assessori, sono rientrati in quota Udcap nel governo con una delega di peso come il Bilancio. Ma perché a loro, più che ad altre forze, era legata al sopravvivenza stessa della maggioranza. E quando l'Udcap ha "chiamato", Pepe ha risposto. SCALTRO, VOTO 6

LA DESTRA: via Agostinacchio (dimessosi per far spazio a nuovi volti), in consiglio nel novembre 2011 arriva, direttamente da Pietramontecorvino, Enzo Iannantuono che però ha mostrato sin da subito tutti i limiti di chi ha poca conoscenza della macchina politica e di palazzo. Numerose le gaffes in cui il presidente della commissione bilancio è inciampato. Alcune delle quali anche clamorose. RIMANDATO, VOTO 5

PUGLIA PRIMA DI TUTTO: per il presidente più un altro partito da “accontentare” che un valido sostegno numerico. Un solo consigliere, il partito di Raffaele Fitto si è fatto sentire quasi sempre alla vigilia di momenti cruciali. Pressing incessanti, a tratti feroci la fecero spuntare a Rocco Ruo, premiato alle politiche dello sport. SPINA NEL FIANCO, VOTO 6

LISTA PELLEGRINO: irrequieto fino a minacciare in più di qualche occasione il passaggio all'Udc di Cera (e dunque all'opposizione), l'ex sindaco di Rodi Garganico, Carmine D'Anelli, ha lavorato alla presidenza della commissione Trasporti. Diverse, ad onor del vero, le battaglie portate a casa su questo fronte. ESPERTO, VOTO 6,5

MISTO: qui ritroviamo due ex Pdl Emilio Gaeta, passato poi al FLI di Gianfranco Fini, e Francesco Di Paola, ora Udeur/Popolari per l'Europa. Nessuna segnalazione di rilievo per i due. In compenso il primo è stato chiamato a presiedere la scuola di Protezione Civile; il secondo scomparso sin da subito, passato a fare l’assessore al Bilancio a Margherita di Savoia con l’amministrazione Carlucci ma mai dimessosi da consigliere a Palazzo Dogana. Per l'opposizione, sempre nel Misto, il consigliere Nicola Tavaglione, eletto col Psi oggi Sel ma più concentrato a fare il sindaco a Cagnano che ad altro, e l’ex Pd poi passato all'Api di Rutelli quindi di nuovo Indipendente, Gaetano Cusenza, di cui si ricordano solo alcuni ordini del giorno sull’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. NON PERVENUTO, VOTO 4,5

PD:  il maggior partito dell’opposizione, si è caratterizzato per essere tale grazie allo stile d’attacco del suo capogruppo Antonio Prencipe  e dei consiglieri Pezzano e Campo. Poco pervenuti gli altri. Peccato che sia caduto malamente alla fine con la cattiva figura rimediata in occasione delle dimissioni, a metà, del gruppo. SGRETOLATO, VOTO 5,5

IDV: unico consigliere, Massimo Colia, poi divenuto segretario provinciale del partito di Di Pietro, se non altro è rimasto coerente e fedele al partito anche nei momenti politicamente più scomodi e dolorosi, impegnandosi nella battaglia ambientalista contro le trivellazioni. CORAGGIOSO, VOTO 6

PSI:  rimasto solo, sono rari gli interventi del consigliere Roberto Nigro di cui si ha conoscenza. Per il resto la maggioranza se lo ricorda bene per aver funto da stampella decisiva in occasione dell’approvazione  del secondo bilancio di previsione dell’era Di Gioia. La sua presenza in aula evitò il ko a Pepe. AMBIGUO, VOTO 5

Chiudiamo con l’indipendente Michele Augello, eletto con la Sinistra Arcobaleno. Anche qui poche battaglie, rari interventi, ma, se non altro, quasi sempre presente. ACCOMODANTE, VOTO 5,5

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