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Lo striscione

Lo striscione

"Chiese aperte, università chiuse". Pugno duro del Collettivo Baleno: "O ci date lo spazio o ce lo prendiamo"

Manifesti e striscioni davanti alle sedi dei dipartimenti dell'Università di Foggia. La richiesta del Collettivo: "Rivendichiamo la necessità dei nostri spazi di studio, ricerca, dibattito, socialità. "Basta. Aprite!"

"Chiese aperte, università chiuse. Non vogliamo la luna, chiediamo lo spazio". E' chiaro e diretto il messaggio del Collettivo Baleno apparso quest'oggi all'ingresso del dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Foggia: "O ci date lo spazio, o ce lo prendiamo".

Ad accompagnare lo striscione, infatti, vi è una serie di volantini in cui l'associazione studentesca esprime la propria posizione: "Quasi un anno di pandemia. E' quasi un anno che noi studenti universitari siamo chiusi nelle nostre case a studiare, come dei robot, davanti al computer. Ma noi non siamo dei numeri seriali: siamo le menti che animano le università, siamo quelli che tengono in mano il futuro di questa terra rovinosa", spiegano.

"Rivendichiamo la necessità dei nostri spazi di studio, ricerca, dibattito, socialità". La richiesta è netta: "Basta. Aprite! Con il massimo rigore ma aprite. Vogliamo alzarci la mattina e sapere di un luogo che ci attende per sederci e studiare in pace. Vogliamo un'università e una biblioteca aperte, funzionali, reattive. Vogliamo essere trattati con la dignità di chi studia anche per rimediare al disastro  di quelli che ci hanno preceduto. Disastro totale in ogni campo. Che la bibloteca ci risponda, che l'università accolga il nostro appello. Siamo stanchi".

"Di tutto si è parlato fuorché di università. Non un vetro di plexiglas, non un banchetto volante ma sappiamo dove state speculando. Bollette, pulizie, manutenzioni ora è tutto sulle spalle nostre e delle nostre famiglie. Nostra la solitudine, nostro il disagio di lezioni ed esami seduti a casa tra parenti, animali domestici, vicini rumorosi. Nostre le bollette dei riscaldamenti, della luce, di internet" denunciano.

"Non sono dei bambini, potranno reggere" avranno pensato al Ministero, negli uffici di rettori e via dicendo. E' vero siamo adulti e come tali abbiamo sopportato fino ad ora. Ma non ci stiamo più tutto il giorno davanti al computer. Pensate che possiamo nutrirci anche noi di corrente? Rivogliamo le voci, gli sguardi, la compagnia. Abbiamo accettato le regole e siamo stati a casa ma ora sembra che ci si stia adagiando sull'eccezione senza risolvere. Noi ci abbiamo messo il nostro senza ricevere granché. Adesso lo spazio o ce lo date o ce lo prendiamo", concludono.

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