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Landella ci ricasca e Marasco lo smaschera: "Altro copia-incolla, da San Severo"

Dallo spauracchio dei tweet, alla realtà. Il capogruppo de "Il Pane e le Rose" in Consiglio comunale: “”Leggi, Statuto comunale e istituzioni messe in ridicolo”

Landella ci ricasca, e Marasco lo smaschera. Ancora. Oggetto della discordia sono sempre le Linee programmatiche del mandato che, dopo essere state copiate da quelle di Bergamo e Jesi, adesso sono quelle “ispirate” a quelle di San Severo, a loro volta copiate da quelle di Ravenna. Insomma, un giro di valzer di “Control+C – Control+V” ed il gioco è fatto. La prima volta il sindaco si affannò a giustificare: “E’ stato un errore materiale di un dirigente”, spiegò. Questa volta, invece, si alza e se ne va. Senza tante spiegazioni.

Almeno questo è il racconto che Augusto Marasco fa di quella che definisce una “tragicomica riunione della Conferenza dei Capigruppo, organo chiamato a condividere l’ordine dei lavori dell’Assemblea insieme al Presidente del Consiglio comunale”. Argomento del giorno, proprio il contenuto delle Linee programmatiche di mandato, quelle approvate il 30 marzo e revocate dieci giorni dopo perché copiate di sana pianta dai comuni in provincia di Ancona.

Racconta Marasco: “Il sindaco di Foggia si è presentato baldanzoso con sotto braccia le Linee programmatiche riapprovate una decina di giorni fa dalla Giunta della città. Una settimana prima avevo fatto giusto un tweet: ‘Ora @FrancoLandella #copiaincolla da San Severo che copiò da Ravenna. Se vogliono, il mio programma è a disposizione #fateiseri’. Stamattina mi accorgo che una settimana non aveva portato consiglio e faccio verbalizzare che quelle Linee programmatiche erano copiate da quelle di San Severo, copiate a loro volta da Ravenna”, accusa.

E’ a quel punto che il sindaco - riporta sempre Marasco nella sua nota stampa - si è alzato ed è andato via, dicendo che il centrosinistra per dieci anni non le ha presentate. Ne è seguita una bagarre verbale, tra chi minimizza, chi accusa, chi giustifica. Tutto messo nero su bianco, a verbale. “Si giustificano dicendo che l’univocità di visioni tra diversi Comuni è conseguenza del fatto che i problemi sono gli stessi”, rimbrotta l'architetto. “Ma allora potremmo copiare anche i bilanci, tanto i problemi sono gli stessi delle altre città, o chiedere all’ANCI di far stampare 8.000 copie di Linee programmatiche a cui cambiare solo il nome della città e del primo cittadino”.

“Io capisco che la gente sia stanca . Ma giocare con lo Statuto comunale e con le previsioni del Testo Unico degli Enti Locali è lecito? Ridicolizzare, copiandolo per ben due volte, uno strumento utilizzato da tutte le amministrazioni più moderne per azionare poteri di direzione incisivi sulla macchina comunale, non è una cosa grave? Non è grave farsi beffe di ancoraggi oggettivi, leggibili da chiunque, dalla maggioranza, dalla minoranza, da associazioni di utenti e consumatori, da sindacati, da possibili investitori, dai semplici cittadini? Se giocare, ridicolizzare e farsi beffe delle istituzioni è una cosa poco importante - conclude - allora fate finta di non avere letto niente anche stavolta”.

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