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Anche Scalfarotto bacchetta Landella: “Contrasto al racket non tollera disguidi”

Il sottosegretario alle Riforme precisa: “Motivare questa assenza con un disguido burocratico è in se stesso un indice di drammatica sottovalutazione dell’accaduto”

“Condivido l’affermazione di Tano Grasso secondo cui è incredibile e grave che il Comune di Foggia non si sia costituito parte civile nel processo Corona contro il racket delle estorsioni” lo dichiara Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme del Governo Renzi e parlamentare del Pd pugliese, che aggiunge “Una frase che purtroppo è confermata dalle stesse spiegazioni fornite da Palazzo di Città.”

Prosegue Scalfarotto: “Non metto in dubbio, naturalmente, la buona fede del sindaco Landella, dell’assessore Cangelli o degli altri amministratori foggiani. Ma motivare questa assenza con un disguido burocratico è in se stesso un indice di drammatica sottovalutazione dell’accaduto.”

Dice ancora l’esponente del PD: “Non ipotizzo in alcun modo che questa occasione perduta sia frutto di acquiescenze inconfessabili, o di una scarsa volontà di combattere il fenomeno. Sono certo che il Comune di Foggia sia compattamente schierato a difesa dei cittadini perbene e contro il malaffare estorsivo e non; ma questo atteggiamento deve trovare puntuale riscontro nell’azione dell’Ente, sia sul piano politico che su quello tecnico-burocratico.”

Il sottosegretario conclude: “Penso siano del tutto inutili, a questa stregua, le reazioni impermalite del primo cittadino. L’unica offesa a Foggia è la mancata presenza del Comune sui banchi della parte civile. Chi ha sbagliato si assuma le sue responsabilità, e soprattutto ci si accerti che in futuro non si ripeteranno funesti errori del genere.”

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