Lunedì, 18 Ottobre 2021
Politica

Più di 27mila alle primarie del PD: la Capitanata è di Emiliano, orlandiani doppiati dai renziani

In provincia di Foggia vince la linea di Piemontese e Mongiello. I civici e l'Udc di Angelo Cera gongolano. A Manfredonia vince Orlando, ma la roccaforte degli ex ds non è più inespugnabile

Matteo Renzi si riprende il partito e se lo riprende alla grande, attestandosi al 70% (è l'ultimo dato diffuso dalla segreteria organizzativa nazionale del Pd), 19.5% per Andrea Orlando e, quando il dato è ancora in fase di raccolta, 10.49% per Michele Emiliano, che sfonda dunque l'asticella della mera partecipazione. E non è un elemento da poco: la doppia cifra era considerata soglia imprescindibile per una partecipazione dignitosa alla competizione per la segreteria nazionale.

I VOTI COMUNE PER COMUNE

Dunque, "ci siamo, non smobilitiamo, anzi: ci rafforziamo", dichiara il presidente della Regione Puglia in mattinata in conferenza stampa, che rivendica la bontà della sua proposta politica, Fronte Democratico, l'unica ad aver saputo parlare al Sud, perché, dice, se al Nord il crollo dell'affluenza avrebbe toccato picchi anche del 50%, al Sud la partecipazione al voto è cresciuta. Ed è merito nostro. Dichiarazioni nelle quali ci sono oggettivi elementi di verità. Ma è una verità anche che Renzi, nonostante la botta del referendum costituzionale, si riprende il partito e si prepara a tornare a Palazzo Chigi. Con quali intenzioni, anche rispetto alla concetto tanto bistrattato di "collegialità", di "comunità dem", è tutto da vedere (la tentazione solipsistica dell'ex premier è sempre in agguato e già sperimentata). 

Ma veniamo ai territori. La Puglia si conferma regione del suo presidente, con una performance al 54,05% ed è proprio la provincia di Foggia a consegnargli il dato migliore: con 14.832 voti Emiliano primeggia in Capitanata; non sfigura Renzi, che raccoglie 8338 preferenze pari al 30.38%. Indietro Andrea Orlando con il 15.35 % dei voti, pari a 4212 schede valide nell'urna.

Come si noterà, le primarie aperte hanno ribaltato in pratica, come spesso avviene, il dato venuto fuori dalle convenzioni di circolo (rispetto alle quali primeggiava Renzi, seguito da Orlando, terzo Emiliano), salutando quel sostanziale equilibrio che la dirigenza provinciale dem aveva con fatica tentato di fissare sul territorio.

Tant'è, che la ripartizione dei delegati all'Assemblea nazionale contenuti nelle liste collegate ai candidati, inizialmente inquadrata nella formula 3-3-3, è diventata 5-3-1. I 5 sono, ovviamente, afferenti alla mozione Emiliano che, lo ricordiamo, era suddivisa in tre liste e dunque 2 a Emiliano per l'Italia (eletti Davide Emanuele e Carmela Russo), 2 a "La Puglia per Emiliano" (eletti Giuseppe D'Urso e Tiziana Zappatore), 1 a "Noi con Emiliano" (eletto Francesco Di Noia). Ben tre alla mozione Renzi, supportata da una sola lista (eletti Elena Gentile, Italo Pontone e Mariella Romano), 1 soltanto l'eletto della mozione Orlando (Angelo Riccardi).

Il primo da analizzare, dunque, per fotografare i rapporti di forza e gli apporti sul territorio, riguarda sicuramente le tre liste del governatore pugliese perché è contenuto tutto lì, in quella lista numero 1, il flusso "civico" giunto a sostegno del presidente. Interessante è da questo punto di vista il dato di Foggia. La città capoluogo consegna 2250 voti ad Emiliano, che bissa praticamente Renzi che ottiene 1263 preferenze, mentre 451 voti vanno ad Andrea Orlando. Se si considera che in quei 2250 voti, oltre 1500 appartengono alla prima lista, quella capeggiata da Davide Emanuele, attorno alla quale si è coagulato il consenso dei civici di Leo Di Gioia, l'apporto alla vittoria del presidente della Regione Puglia, più che alla proposta politica del candidato alla segreteria del partito (perché c'è differenza, e non poca), è notevole (si consideri che la seconda lista, quella capeggiata da Francesco Di Noia, segretario regionale dei Giovani Democratici, si ferma ad un magro 105).

D'altro canto, non è un mistero la presenza davanti ai seggi di personaggi riconducibili al civismo, all'Udc, al centrodestra addirittura, in barba al tentativo, soprattutto, da parte renziana, di selezionare i votanti questa volta in punta di Statuto. Certo, il segretario uscente Raffaele Piemontese rivendica il lavoro del partito su tutte e tre le liste, rispetto alle quali, rimarca, non ci sarebbero differenze di sorta (e d'altronde il lavoro dell'assessore regionale al Bilancio su Emiliano è stato notevole se si guarda ad alcuni centri in cui gli organismi locali erano nettamente schierati con le mozioni avverse, vedi Vieste dove Piemontese riesce a battere Ragni & co.).

Ma è un dato anche quello più su, peraltro inevitabile se si considera che il governatore pugliese può da sempre contare su due Pd: quello ufficiale ed il suo, composto dal variegato mondo dei civici misti a Popolari-Udc (San Severo - Miglio/Marino: Emiliano 811 voti, Renzi 593, Orlando 82; San Marco in Lamis, dove c'è anche Cera: 930 voti ad Emiliano, 174 Renzi, 100 Orlando). Questi sono solo alcuni dei 61 comuni dai quali la fotografia emerge. Ci sarà tempo e modo per disaggregare il dato anche negli altri.

Allo stato, ad ogni modo, ciò che si rileva è la vittoria di Emiliano soprattutto nei piccoli Comuni, l'archiviazione del monopolio ex ds su Manfredonia, dove, nonostante lo schieramento del parlamentare Bordo, del consigliere regionale Paolo Campo, dello stesso sindaco Riccardi, il ministro della Giustizia non stravince: 1359 i voti giunti ad Orlando, ben 1081 ad Emiliano, dignitose 472 preferenze a Renzi, segno che la roccaforte è espugnabile (meno, invece, la prossima candidatura al Parlamento, che dovrebbe restare saldamente nelle mani di Michele Bordo); infine, come sia prevalentemente gentiliana la vittoria di Renzi (più difficile, infatti, per l'ex premier riuscire a smuovere consenso spontaneo tra la gente, al Sud), il che dovrebbe garantire anche all'europarlamentare un imminente biglietto per Roma (da questo punto di vista, più complicata la faccenda per gli emiliani, che dovranno prima fare i conti con il numero di seggi che la maggioranza del partito sarà disposta a consegnare ad Emiliano).

È una analisi parziale, ovviamente. Ma restituisce un quadro più o meno attendibile dei rapporti di forza interni ed esterni, del volto (nuovo per certi aspetti) del partito di Capitanata, ma anche del suo appeal (che resta comunque robusto ed importante) e, soprattutto, della sua contendibilità. Oggi più di ieri. Interna ed esterna. Elemento questo che non può essere che positivo, segno di vita e di vitalità di una forza politica. Che per quanto bistrattate e da rivedere, resta l'unico a sottoporsi alle primarie. E dunque ad una prova di democrazia.  

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