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Prelievi per usi irrigui dal canale Faraniello. La minoranza: "L'acqua è sicura?"

Il corso d'acqua raccoglie le acque trattate dal depuratore di Foggia e le analisi attesterebbero la non conformità all'uso irriguo. Gli interrogativi comuni di Cusmai, Iaccarino, Rizzi e Sciagura, insieme a Cislaghi e Gentile

Continuano i prelievi di acqua per usi irrigui dal canale Faraniello, il corso d’acqua che raccoglie le acque trattate dal depuratore di Foggia. Continuano nonostante i dati delle analisi che ne attestano la non conformità all’uso irriguo.

E’ quanto denunciano, in una nota stampa congiunta, i consiglieri comunali Rosario Cusmai, Leonardo Iaccarino, Vincenzo Rizzi e Marcello Sciagura, insieme a Giorgio Cislaghi (portavoce circolo Che Guevara) e Francesco Paolo Gentile. “Ancora oggi, dopo una interrogazione parlamentare, segnalazioni fatte al sindaco Mongelli, denuncia fatta al comando dei vigili urbani, interrogazioni presentate all’attuale Sindaco e al presidente del Consiglio comunale, passeggiando su via Castiglione è possibile vedere stazioni di pompaggio prelevare le acque dal canale Faraniello”, spiegano.

“La normativa vigente prevede che le acque reflue dei depuratori debbano essere trattate come da tabella 4 della normativa di riferimento (acque depurate e affinate) mentre AqP attesta che l’impianto di depurazione restituisce acqua batteriologicamente depurata (tabella 1 della normativa). Purtroppo non si può invocare il “dilavamento delle acque reflue”, la loro diluizione per effetto del rimescolamento di acqua pulita, perché il canale Faraniello ha come principale fonte di acqua, spesso è l’unica fonte, il depuratore considerando l’apporto di acqua sorgiva naturale poco significativa o del tutto occasionale”.

Dalla lettura delle analisi effettuate da Arpa Puglia, copie ottenute dal servizio Ambiente del comune di Foggia, si evince - spiegano - che spesso, troppo spesso, le acque reflue presentano un residuo di carica batterica elevato mentre dovrebbe essere a zero anche dopo la sola depurazione in tabella 1. La non conformità, almeno occasionale se non troppo spesso ripetuta, della depurazione è attestato del verbale redatto dalla Capitaneria di Porto e notificato al comune di Foggia dopo le segnalazioni fatte a mezzo stampa da Francesco Paolo Gentile, verbale trasmesso per competenza al gestore dell’impianto, ossia AqP.

“E’ utile ricordare che, nella legge regionale sulle acque, il tavoliere di Puglia, e in modo particolare i terreni agricoli che si estendono da Foggia verso il mare, sono definiti “vulnerati” per il troppo carico di nitrati e nitriti derivanti dalle attività agricole e dall’eccessivo prelievo di acqua dalla falda. Sempre nella legge regionale si afferma che per arginare la critica situazione ambientale è necessario ridurre il prelievo di acqua dalla falda utilizzando le acque reflue dei depuratori (Foggia, San Severo, Lucera solo per citarne alcuni) opportunamente depurate e affinate. La legge sulle acque si basa su un enunciato: qualunque scarico di acqua derivante da usi antropici (le attività umane) non può alterare le caratteristiche dei corsi d’acqua in cui viene immessa”.

Continua la nota: “Oltre a questo enunciato vi è anche il divieto di disperdere l’acqua nei terreni se non dopo una operazione di depurazione e affinamento per non alterare la falda d’acqua superficiale. Se questo è ciò che prescrive la legge regionale, ma anche la normativa nazionale ed Europea, perché le analisi dei corsi d’acqua a valle del depuratore ci dicono che alla confluenza del canale Faraniello con il fiume Celone la situazione delle acque è critica com’è critica alla confluenza delle acque del torrente Celone con il torrente Salsola e il fiume Candelaro? Si può escludere che siano i depuratori a inquinare questi corsi d’acqua?”

“Per questi motivi, che l’amministrazione comunale ben conosce, chiediamo al sindaco di Foggia di disporre un adeguato servizio di ricognizione lungo i corsi d’acqua ricadenti nel territorio comunale per mappare i prelievi d’acqua, disponendo il sequestro senza facoltà d’uso per quelli posti immediatamente a valle dell’impianto di depurazione verificando anche l’esistenza, o meno, dei permessi al prelievo”.

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