Landella torna nell'aula "sconsacrata" per la Lega e Salvini. "Non vedo lo scandalo"

Il caso della conferenza stampa della Lega a Palazzo di Città infiamma il dibattito in Consiglio comunale. Il presidente Iaccarino si giustifica: "Non è mia competenza avviare delle indagini preliminari sui contenuti"

La conferenza stampa con Matteo Salvini

"Questa è la casa dei cittadini foggiani. In questa aula non si fanno incontri di partito". A trascinare inevitabilmente per primo in Consiglio comunale il caso della conferenza stampa della Lega a Palazzo di Città e a sgolarsi è Lino Dell'Aquila, capogruppo del Pd, peraltro partito promotore di Sleghiamo Foggia, la mobilitazione in programma giovedì. "Se l'avessimo fatto noi - osserva ironico - ci sarebbe stata la fine dal mondo".  È lui a chiedere conto della richiesta dell'utilizzo - a fini non istituzionali - dell'aula al presidente Leonardo Iaccarino.

"Sono stato contattato telefonicamente dal sindaco - riferisce il presidente del Consiglio comunale - il quale mi ha chiesto non l'autorizzazione - perché io non concedo l'autorizzazione - ma il nulla osta all'utilizzo dell'aula, e dunque la disponibilità nella data di domenica 23 agosto alle ore 11.30. Tengo a precisare una cosa che è fondamentale: non è mia competenza avviare delle indagini preliminari sui contenuti di una conferenza stampa. Da parte del sottoscritto c'è sempre la buona fede nel concedere l'aula a chi ne fa richiesta, soprattutto ai rappresentanti istituzionali qui presenti". Dell'Aquila dedurrà che "a sua insaputa, si è consumata una brutta pagina".

Il Pd incalza, poi, con Francesco De Vito: "Domenica abbiamo assistito alla presentazione della gioia del sindaco che non è stata anche la mia, ma sono state rispettate le regole, le precauzioni in materia di igiene e sicurezza?". E da qui domanda se dopo la conferenza stampa sia stata effettuata l'igienizzazione come previsto per consentire lo svolgimento del Consiglio comunale di oggi. La risposta è affermativa. Per la cronaca, le sedute del Consiglio e le riunioni delle Commissioni si celebrano ancora a porte chiuse, senza pubblico. 

Ma a metterci il carico da novanta è la consigliera Lia Azzarone, peraltro segretaria provinciale del Pd, che rappresenta "lo sdegno e l'indignazione" non del partito ma di "tutta la città, della provincia e oltre. Si è consumata la vergogna più grande in questa aula". Accusa gli avversari di voler creare "una piccola dittatura. Non ce la farete - avverte - questa città è libera e democratica e invito il sindaco a ripresentarsi ad elezioni e a chiedere ai cittadini foggiani se vogliono un sindaco leghista. Se ha il coraggio lo faccia e subito". Landella non c'è, si è momentaneamente allontanato dall'aula.

Per inciso, una tiratina d'orecchi è arrivata anche da Michele Norillo, sempre Partito Democratico, che sottolinea con la matita rossa un'espressione infelice: "Voglio dire al signor sindaco che Foggia non ha 160mila abitanti, non li detiene, ma ha 151mila abitanti. E noi non deteniamo le persone". A continuare l'analisi logica dopo quella grammaticale è il socialista Giulio Scapato: "Si consegna lei con i suoi compagni di cordata a Salvini, non consegna la città".

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Franco Landella non ci vede proprio nulla di male: "Penso che quest'aula rappresenti l'agorà della democrazia e questo è il luogo dove uno parla di politica. Ho ritenuto molto strumentale l'accusa di aver fatto una conferenza stampa. Io ho dato il Teatro Umberto Giordano a Renzi per una manifestazione politica e il teatro ha una destinazione diversa, ma penso che quando arrivano dei leader e chiedono un contenitore, fosse anche culturale, vada concesso nel rispetto del confronto politico. Questo scandalo io non l'ho visto". La bandiera sventola in "senso metaforico". È ancora nell'occhio del ciclone. E pure Giovanni Quarato (M5S) gli risponde per le rime: "Mi sarei aspettato delle scuse più esplicite. E non si può paragonare un'aula consiliare al teatro". 

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