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L’Antiracket chiama, "ma Emiliano non risponde": duro affondo di 'Capitano Ultimo'

L'associazione ha protocollato una richiesta di audizione presso l'Assessorato alla Legalità di San Severo per esporre i punti di un lavoro proficuo in materia di antiracket. "Ma da Palazzo Celestini nessun segnale"

"L’Antiracket chiama, ma Emiliano non risponde". E’ un duro affondo, quello dell’associazione antiracket “Capitano Ultimo” di Torremaggiore, nei confronti del Comune di San Severo. “Il 10 ottobre abbiamo presentato e protocollato la richiesta di audizione presso l’Assessorato alla Legalità del Comune di San Severo per esporre i nostri intenti e di far presente all’Amministrazione Comunale la volontà di offrire la nostra collaborazione per tali problematiche”, spiegano dall’associazione.

“Ma, ad oggi, da Palazzo Celestini non ci è pervenuta nessuna telefonata/convocazione. Riteniamo doveroso far presente agli interessati, che nel recente 15 settembre, durante un Consiglio comunale monotematico sulla Sicurezza e la Legalità, l’Assessore preposto esponeva punti rilevanti per un efficace contrasto alla criminalità organizzata. Pertanto, possiamo prendere atto che a volte le parole devono dare seguito ad azioni tangibili e riscontrabili sul campo”.

“Cogliamo l’occasione per ricordare all’Amministrazione comunale di San Severo, e particolarmente all’assessore Michele Emiliano, che noi siamo parte offesa nel processo “Dirty Bomb” che riguarda la sua/nostra comunità”, puntualizzano in una nota stampa. Più di così cosa dobbiamo fare per far si che un organo territoriale presti la dovuta attenzione per gente che ci mette cuore, faccia e vita? Lo dica ai sanseveresi se ci vogliono o meno, prima di annunciare sportelli antiracket quasi a testimoniare la nostra non esistenza, e non ci venga detto, come spesso sentiamo dire, che l’iscrizione in un albo prefettizio sia motivo di non riconoscibilità di un’associazione”.

Difatti, precisano, è cattiva informazione dire che un’associazione antiracket non essendo iscritta in alcun albo Prefettizio non abbia i requisiti per poter operare sul territorio mancando di credibilità e soprattutto di credenziali. “Chi afferma questo a livello Istituzionale mente sapendo di mentire”, ribattono risentiti. “Ssebbene sia un diritto (a decorrere da un anno dalla nascita) iscriversi presso l’elenco Provinciale delle Associazioni, è bene dire e far sapere ai cittadini che l’iscrizione in termini di legge è utile solo ed esclusivamente per far accedere chi denuncia al fondo vittime del racket”.

“Il nostro compito (a parer nostro) non è quello di istruire pratiche di “finanziamento” bensì quello di affiancare lungo tutto il percorso - calvario che la vittima richiede in queste circostanze. Il nostro dovere sociale e morale è di “convertire” una vittima in un denunciante; il resto burocratico politico/istituzionale spetta agli organi preposti. Noi siamo del parere che un’Associazione che si definisce Anti-Racket non debba mai maneggiare o beneficiare di soldi pubblici se poi questi non siano messi al servizio di chi realmente necessita di liquidità per salvaguardare la sua persona e la sua azienda da atti ignobili”.

“In noi è ancora vivo il discorso di Emiliano in un Consiglio monotematico su Sicurezza e Legalità nel Comune di San Severo, il quale con fermezza illustrava la linea dura da perseguire. Noi contestualmente abbiamo protocollato una richiesta di audizione per discutere del problema e soprattutto del nostro piano territoriale; allo stato attuale siamo ancora in attesa di un riscontro se mai ci sarà. In attesa – concludono - cogliamo l’occasione per fare un caloroso augurio di buon lavoro alla neonata associazione Antiracket di Foggia che porta il nome di un simbolo alla legalità e all’anti sopruso, Giovanni Panunzio”.

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