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Nessuna cena privata, archiviata l’accusa di peculato contro Riccardi: “Resta l’amarezza della gogna mediatica”

L’uso dell’autovettura è risultato giustificato e coerente con la funzione istituzionale, ma il primo cittadino non dimentica le accuse di giornali e dell’opinione pubblica: “Valuterò se adire le vie legali verso chi mi ha diffamato”

Nessun peculato. Il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi è stato assolto dall’accusa contenuta in un provvedimento giudiziario, emesso a suo carico lo scorso novembre, in seguito a un incidente stradale avvenuto la notte del 17 giugno a Manfredonia mentre con il vicesindaco Zingariello e il capogruppo del Pd D’Ambrosio, si trovava a bordo dell’auto del Comune guidata dal suo autista.

A distanza di quattro mesi è arrivata l’archiviazione; il sindaco si è affidato a un post su Facebook per commentare la vicenda: “Desidero comunicare a tutti coloro che hanno condiviso il mio tormento per una indagine giudiziaria comprensibile, ma raccontata da alcuni giornali in modo incomprensibile e probabilmente non imparziale, che la vicenda giudiziaria che mi ha visto coinvolto, unitamente ad altri, per un incidente automobilistico avvenuto con l’autovettura comunale, si è conclusa con l’affermazione della piena legittimità del mio operato. Non era una cena privata e l’uso dell’autovettura è risultato giustificato e coerente con la funzione istituzionale da me ricoperta. La libertà di opinione è sacrosanta, ma ergersi a giudici al posto della giustizia è molto pericoloso e i giornali dovrebbero dare il buon esempio.

Sui giornali sono diventato "quello che si reca a pasteggiare con i suoi sodali". Come se un sindaco fosse sindaco solo in orari ufficio. Ovvero, come dire che un padre è padre solo quando è in famiglia. Ed ecco un manifesto della minoranza politica consiliare diventare per i giornali vangelo da divulgare, arrivando a conclusioni affrettate, senza alcuno scrupolo. Ebbene, la giustizia ha fatto il suo corso e ha ritenuto addirittura utile archiviare il tutto senza nemmeno cominciare il processo. Processo che invece ho subito dai media e dai social network che hanno fatto da spalla a un'opposizione rancorosa e astiosa. Condannato senza prove, ma per simpatia o antipatia. Senza curarsi del fatto che dietro al politico c'è l'uomo. Per i giudici il reato non c'è, ma resta l'amarezza della gogna mediatica. Continuo comunque a praticare la cultura della legalità, ma non posso non augurarmi che l’informazione giornalistica abbandoni le forme del pettegolezzo disinformato e si adatti alle regole di civiltà giuridica ed umana. Nei prossimi giorni valuterò con il mio legale di fiducia se adire le vie legali in campo penale e civile nei confronti di tutti quelli che si sono resi responsabili di condotta diffamatoria nei miei confronti”.

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