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Elena Gentile, "la tigre in gabbia" in vigile attesa ma senza casacca di partito: "Dove sta più il Pd in provincia di Foggia?"

L'ex parlamentare europea di Cerignola non sente più la necessità di indossare una casacca di partito. "La grande tradizione della sinistra in questa provincia ormai si è affievolita"

Elena Gentile

"Mi sento una tigre in gabbia". Con la solita schiettezza, Elena Gentile ti risponde così quando le chiedi semplicemente come sta. Non tira fuori gli artigli, ma non ha perso la grinta. È in stand-by. "Sono in una fase di attesa, di riflessione anche critica, non sento più la necessità o il dovere di indossare una casacca di partito".

Dopo l'esilio in terra barese e leccese alle elezioni regionali, guarda il mondo da un oblò (e, forse, si annoia un po').

"Ho onorato fino in fondo, come è noto ai più ed è evidente a moltissimi, la mia appartenenza al Partito Democratico, accettando anche la cacciata non molto elegante della mia provincia e di candidarmi fuori con la consapevolezza che sarebbe stato difficilissimo, se non impossibile, ottenere un risultato all'altezza delle mie - posso dirlo? - legittime aspettative - afferma l'ex parlamentare europea di Cerignola - Adesso sto vivendo una sorta di passaggio sabbatico, sono molto attenta a quello che accade intorno a me, soprattutto a livello nazionale. Sono molto preoccupata per il futuro dell'area progressista e riformista del Paese e, quindi, sono in una posizione di vigile attesa".

Non fa mistero della sofferenza e di quella ferita ancora sanguinante. "Che io mi senta vittima di femminicidio politico mi pare di averlo già detto, ma questo ovviamente riguarda singole persone e le scelte che hanno compiuto. Non sono un'ipocrita, ed è chiaro che questo passaggio mi abbia ferito profondamente, per cui adesso voglio guardare le cose non con distacco ma con la distanza di sicurezza che mi consente di rielaborare il lutto e di verificare le condizioni perché io possa continuare o meno a dare un contributo".

Se avesse voluto scegliere Italia Viva forse l'avrebbe già fatto, e quindi sembra un'opzione da escludere. Sta ai margini della scena ma vuole continuare a offrire un punto di vista, mutuando le parole di Nichi Vendola che stuzzicano la fantasia. E chissà che le loro strade non si incrocino un'altra volta. Proprio come lui, analizza temi di più ampio respiro che poi si intrecciano con i destini delle comunità.

"Non avverto il fermento non solo politico ma culturale in questa fase, che è decisiva per il Mezzogiorno d'Italia. Non voglio parlare di Cerignola, Manfredonia, Foggia, vorrei avvertire un'attenzione differente rispetto al futuro. Non è possibile oggi, per esempio, che i candidati di centrosinistra della provincia di Foggia almeno delle città contigue non si sentano, non si parlino, non facciano iniziative insieme per parlare del Next Generation, perché tu non puoi spacchettare un territorio, Cerignola cresce se cresce Manfredonia e soprattutto se cresce Foggia, perché Foggia precipitata fa precipitare tutte le altre. Foggia non è più una città attrattiva come lo era una volta e se 'non tira' non trascina il territorio".

Ma gira e rigira, il pensiero và sempre lì, al Pd: per lei è inconcepibile, ad esempio, che a Manfredonia il partito pensi di non presentarsi con il suo simbolo, "un circolo come quello di Manfredonia che ha espresso un parlamentare nazionale e un consigliere regionale. È come se io dicessi che non voglio chiamarmi Gentile perché non va più di moda. Non la capisco questa cosa, a meno che uno non decida di uscire dal partito".

Questo dimostra ancora una certa apprensione per le sorti del Partito Democratico, o no?

A me dispiace. Io vengo da una lunga storia, ho scelto di militare nel Pd, ci sono rimasta, potevo andarmene con Rifondazione o da qualche altra parte però ho creduto utile investire in questa idea nuova di sinistra. Questo era nel 2007, poi ci siamo un po' persi per strada, però io sono stata espressione di quel partito, nella Giunta regionale e nel Parlamento Europeo.

Se il Pd cambiasse ci tornerebbe?

Nel momento in cui ci troviamo non penso che possa cambiare nulla.

Come le sembra in questo momento?

Il Pd nazionale deve trovare una sua identità. Se i sondaggi hanno valore non lo so, però, non ci si smuove da quelle percentuali. Le dimissioni di Renzi, l'arrivo di Zingaretti e ora quello di Letta non hanno scollato il Pd dal 18-19 percento, che è lo zoccolo duro del partito perché in periferia ha una classe dirigente - mi riferisco a sindaci, consiglieri, assessori - che nella stragrande maggioranza dei casi fanno un buon lavoro. De Caro, per esempio, è uno dei sindaci più bravi d'Italia ed è del Pd. Queste sono le radici del consenso del Pd attuale.

E il Pd della provincia di Foggia come lo vede, adesso, dal suo osservatorio?

Dove sta più il Pd nella provincia di Foggia? A Manfredonia non si presentano come Pd, sembra più un ballo in maschera che una competizione elettorale. A Foggia mi pare che, tutto sommato, nella vicenda Landella non abbia brillato per protagonismo: dimissioni sì, dimissioni no, mi si vede di più se ci sono o se non ci sono. C'è stato questo atteggiamento di attesa non so di che cosa, perché comunque la situazione era sufficientemente chiara. A Lucera non ci siamo. La grande tradizione della sinistra in questa provincia ormai si è affievolita. Non riesco a trovare un posto dove ci sia la bandiera del Pd. In qualche situazione si è intrufolato. A me dispiace perché io quel partito ho contribuito a fondarlo.

Dove ha sbagliato secondo lei?

Dove continua a sbagliare. È possibile che si rinunci ad una identità territoriale? Io non leggo la trama politica, non la percepisco più, giusta o sbagliata che sia.

La parità di genere è stata una sua grande battaglia. Non si sarà per caso affievolita anche quella tra le donne pugliesi?

Tutte le battaglie dipendono da chi le conduce. Io ho fatto una battaglia per la vita per la doppia preferenza di genere perché una donna da sola difficilmente riesce a farsi eleggere, tolte le eccezioni che confermano la regola. Poche donne hanno deciso di farsi la campagna elettorale da sole. Hanno giocato con queste accoppiate. E non c'è gusto: essere eletta perché un maschio ti porta non è il massimo dell'emancipazione per le donne in politica. Che vittoria è? Mi spiace essere così brutale.

Le elezioni comunali sono alle porte, come pensa di muoversi?

Non lo so, vedremo. A me oggi interessa capire quale visione di territorio, di comunità viene fuori da questa tornata elettorale che non è ancora definita: non ci sono molte candidature ufficiali, attendo di capire cosa si muove, e non per le persone ma per la visione del territorio e della comunità locale ma anche dell'intero territorio provinciale, regionale e del Mezzogiorno d'Italia. Adesso è il tempo delle grandi visioni e degli impegni straordinari, non ci si può ridurre al marciapiede sconnesso - che è pure importante, per carità - o alla panchina multicolor, ma è tempo di sviluppo, di crescita, come ci si orienta verso la sostenibilità e un nuovo modello di inclusione sociale. Ecco, mi piacerebbe ascoltare questa narrazione e poi ovviamente non mancherò di dare il mio contributo di riflessione. E mi fermo qui.

Non aiuterà Tommaso Sgarro?

Sarei ipocrita se dicessi che Tommaso è lontano da me, e ipocrita non lo sono mai stata. Ma adesso ha acquisito autonomia, autorevolezza, capacità di visione È persona politicamente capace e ha fatto una gran bella esperienza in Consiglio comunale. Lo sguardo materno non mancherà, ma ormai cammina con le sue gambe.

Quanto durerà questa riflessione?

Sono arrivata stanca fisicamente, poi il lockdown non è che mi abbia giovato tanto, perché tenermi chiusa in casa è un problema. Adesso comincio ad uscire, comincio a rivedere gente. Durerà ancora un po' ma non moltissimo. Spero di sentire la politica in giro.

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