Il PD foggiano sprofonda, perde consensi e ballottaggi: direttorio o commissariamento?

Di elezione in elezione il PD in provincia di Foggia continua a perdere consensi. San Giovanni Rotondo e Torremaggiore sono solo le ultime di una lunga serie di sconfitte. Direttorio o commissariamento?

Immagine di repertorio

Se non fosse stato per quei 100 voti di scarto che nella notte della “17esima” (la sezione che ha ribaltato la sfida tra Merla e Spagnoli) hanno permesso all’attuale sindaco di San Marco in Lamis di imporsi al fotofinish sull’avversario dell’Unione di Centro, oggi l’on. Angelo Cera avrebbe centrato in pieno il pronostico elettorale, quando cioè dai locali di Corso Cairoli disse che il PD avrebbe perso a San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Torremaggiore.

A conti fatti, la città dei due conventi - dell’ex sindaco e parlamentare dello scudocrociato - salva la faccia al Partito Democratico, che nel turno di ballottaggio perde sia a San Giovanni Rotondo che a Torremaggiore.  Ennesime disfatte dopo la pesante sconfitta di Vieste e i ko rimediati ad Ascoli Satriano e a Serracapriola.

Al PD non resta che la magra consolazione della vittoria di Candela, dove i democratici locali hanno sostenuto con un proprio candidato consigliere l’unico aspirante sindaco in gara, il riconfermato Nicola Gatta. E di quelle di Zapponeta e Casalnuovo Monterotaro. Davvero  troppo poco per non muovere un'autocritica rispetto a una serie di sconfitte che si susseguono da un po’ di anni a questa parte in quasi tutti i comuni.

Due anni fa il PD perdeva la guida di Foggia seppur per appena 366 preferenze e nel 2015 non riusciva a conquistare Cerignola. Nemmeno il doppio appuntamento elettorale a distanza di due anni serviva per mantenere prima, e riprendere dopo, il potere politico-amministrativo nella roccaforte di Apricena. Stesso copione a San Nicandro Garganico.

A distanza di quattro anni brucia ancora la sconfitta di Andrea Ciliberti – sostenuto dal PD – a Monte Sant’Angelo. Nel 2014 il partito incassò altri due ko, quello dall’esito quasi scontato di Lucera e della San Severo di Dino Marino, sconfitta alleggerita dall’endorsement del PD di Emiliano per il sindaco Miglio.

Tantissimi i voti che il Partito Democratico ha lasciato per strada di elezione in elezione. Da un raffronto tra competizioni comunali degli stessi comuni, emerge una fotografia preoccupante. Il partito ha dilapidato 1300 preferenze nel capoluogo dauno, 1200 a Torremaggiore, più di 800 a San Giovanni Rotondo, poco più di 1000 a Manfredonia e altrettanti a Cerignola. Tanto per evidenziare alcuni numeri.

Fra un mese il coordinamento di reggenza, che nelle intenzioni di Piemontese avrebbe dovuto guidare il PD alla fase congressuale che si sarebbe dovuta concludere ad ottobre 2015, compirà un anno. Inutile girarci intorno, ora più che mai il PD ha bisogno di accelerare i tempi e di lavorare su una figura condivisa che garantisca il pluralismo delle aree politiche, stravolga l’idea di un partito imbrigliato nello scontro fratricida tra rappresentanti istituzionali, risolva i nodi e divisioni presenti sui territori, avvii quel processo di radicamento di cui ha necessariamente bisogno se non vuole correre il rischio di dissolversi completamente.

Nemmeno più la costituzione di un ‘direttorio’, proposta alternativa al fallimento del comitato di reggenza avanzata qualche settimana fa a FoggiaToday da Gianluca Ruotolo (in attesa del congresso provinciale), potrebbe bastare. L’altra soluzione, la più drastica, è il commissariamento del partito.

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