Masseria Giardino: il "no" di Legambiente al Parco Fotovoltaico

"Fatto salvo che l'associazione è assolutamente favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili e che ad esse non ci sono alternative credibili. Questa dichiarazione di principio non esclude che qualche volta bisogna anche dire no"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Il territorio della Capitanata ha un'attitudine alla produzione energetica da fonti rinnovabili ( vento e sole , ma anche biomasse) , pertanto è in essere una vera e propria corsa all'"oro" da parte di imprese piccole e grandi con la benedizione delle Amministrazioni locali ed ora sono anche le stesse amministrazioni che provano ad uscire dalla crisi economica sollecitando nuove centrali solari.

Fatto salvo che l'associazione è assolutamente favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili e che ad esse non ci sono alternative credibili. Questa dichiarazione di principio non esclude che qualche volta bisogna anche dire " NO". Secondo Legambiente esiste il fotovoltaico "buono" e quello "cattivo". Come esempio di fotovoltaico "cattivo" si hanno i 300 ettari di suolo agricolo, che nel territorio di Troia dovranno essere coperti di pannelli oppure quello di 200 ettari di Masseria Giardino, approvato in questi giorni dall'amministrazione Comunale di Foggia.

"Masseria Giardino" è un complesso monumentale, posto al centro di un'area agricola di proprietà comunale che si estende per oltre 400 ettari, costruito nel 1600 dal marchese d'Avolos e donato al comune, all'inizio degli anni '20. Esso è uno dei pochi esempi ancora esistenti di struttura fortificata della Daunia, fra l'altro è inserita nel Parco Regionale dell'Incoronata, che invece di essere utilizzata per scopi non propri va salvaguardata per essere valorizzata per la sua reale funzione, che ha avuto nel passato e per quello che può e deve rappresentare oggi per tutti i cittadini foggiani.

L'invito che Legambiente rivolge all'Amministrazione Comunale è quello di valutare attentamente i costi e i benefici sociali dell'intervento, considerato che il nostro è un territorio fragile dal punto di vista paesaggistico, che non regge l'impatto del grande intervento fotovoltaico. Inoltre, il grande problema che abbiamo di fronte è che il nostro territorio rischia di diventare il più grande "produttore" di energia fotovoltaica con immense distese di pannelli, che ne modificheranno le caratteristiche paesaggistiche ed economiche, con il rischio di perdere aree pregiate dal punto di vista agricolo, archeologico, naturalistico e paesaggistico, compromettendo, così, in maniera irreversibile il territorio e il futuro delle nuove generazioni, se non è già stato compromesso.

La nostra vuole essere una battaglia fondamentalmente culturale in un contesto in cui la convenienza economica è l'unico criterio che incide largamente sulla costruzione delle politiche e sui loro effetti reali. Non è sicuramente con la costruzione di una centrale solare di queste dimensioni , che potrà essere risolto il problema del dissesto economico della città; ben altre possono e devono essere le politiche per tentare di non cadere nel baratro del dissesto, insomma
non può prevalere la strategia " meglio un uovo oggi, che una gallina domani".

Bisogna favorire i piccoli impianti sia eolici che fotovoltaici , andare alla costruzione di vere e proprie masserie agro energetiche , che rappresentano il futuro della nostra agricoltura in modo da non modificare il territorio da agricolo in industriale. Bisogna partire dall'istallazione del fotovoltaico su tutti gli edifici pubblici a partire dalle scuole, alle sedi dei comuni delle ASL , degli Ospedali ecc… . Questo a noi sembra il fotovoltaico "buono' che può portare enormi risparmi agli enti pubblici.

Legambiente Circolo "Gaia" di Foggia ritiene che si debba evitare l'uso di terreni agricoli pregiati per l'installazione di centrali fotovoltaiche di 'grande taglia', che devono trovare la giusta collocazione aree soggette a interventi di bonifica e recupero (come ad esempio cave dismesse - discariche esaurite…) oppure aree marginali e non produttive.

Insomma bisogna dare una svolta alle politiche energetiche con una strategia chiara che passa per alcuni campi di intervento prioritari:

1) Spingere l'innovazione attraverso l'introduzione della certificazione energetica degli edifici;
2) Fissare un contributo delle fonti energetiche rinnovabili minimo obbligatorio in tutti i nuovi interventi edilizi;
3) Una politica per l'efficienza energetica negli edifici esistenti.
Solo con una ampia riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente sarà possibile ridurre in maniera sostanziale i consumi energetici civili, che costituiscono il 50% dei consumi elettrici e il 33% dei consumi energetici totali.

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