Residuati bellici sui fondali delle Tremiti: la risposta del Ministro alle preoccupazioni di Cera

Il ministro dell’Ambiente ha risposto al question time alla Camera dei Deputati dell’on. Angelo Cera sulla vicenda dei residuati bellici nei pressi dell’arcipelago delle Isole Tremiti

Finalmente il ministro Galletti riprende ad occuparsi di ambiente e mette da parte le faziosità recentemente espresse sul tema delle ricerche degli idrocarburi in mare”. Lo afferma l’on. Angelo Cera al termine del question time alla Camera dei Deputati, durante il quale ha “interrogato” il ministro dell’Ambiente sulla vicenda dei residuati bellici nei pressi dell’arcipelago delle Isole Tremiti.

Ha ricordato il parlamentare garganico: “Da tempo è stata accertata la presenza di sostanze chimiche dannose rilasciate da ordigni risalenti al secondo conflitto mondiale. Sono stati avviati numerosi monitoraggi nella zona vicino all’isola di Pianosa nel mare Adriatico su sostanze nocive che rischiano di mettere in pericolo l’equilibrio naturale di una zona di mare dichiarata riserva marina, ma il ministero resta in silenzio”.

L’on. Cera ha invitato il ministro ad attivarsi in tempi rapidi per dare soluzione a una vicenda che risale agli inizi degli anni Settanta, anche perché a rischio non è solo la bellezza naturale di un angolo dell’Adriatico, ma anche migliaia di posti di lavoro nel settore del turismo e della pesca; per questo come ha ricordato nella sua replica alla risposta del ministro: “le chiedo di pensare meno alle trivelle e di adoperarsi per tutelare l’ambiente e la qualità dei nostri mari”.

LA RISPOSTA DEL MINISTRO GALLETTI. Il tratto di mare prospiciente le Isole Tremiti  è interessato dalla presenza di ordigni bellici risalenti al secondo conflitto mondiale. La problematica in questione ha costituito oggetto di vari provvedimenti interdittivi emessi dalla Capitaneria di Porto di Termoli.

Va segnalato che il sindaco delle Isole Tremiti, nel febbraio 2015, ha chiesto l’inserimento dell’intero territorio del Comune di Isole Tremiti nei siti oggetto di una compagna di monitoraggio con successiva bonifica, oltre che l’inserimento nella lista delle aree di rilevanza ambientale oggetto di studio ed indagine, attraverso rilievi aerei ed indagini geofisiche da compiere in esecuzione del progetto MIAPI (Monitoraggio e Individuazione delle Aree Potenzialmente Inquinate) finanziato con risorse del PON Sicurezza del Ministero dell’Interno.

Nel contempo, a seguito di specifica richiesta del Comandante della Capitaneria di Porto di Termoli,  lo scorso luglio si è tenuta presso la Prefettura di Foggia una riunione sull’argomento a cui hanno partecipato la Capitaneria di Porto di Termoli, l’Area Marina Protetta dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, la Regione Puglia, il Sindaco delle Isole Tremiti, e nella quale sono stati presentanti appostiti studi effettuati prima dall’ICRAM e poi dall’ISPRA.

In tale contesto, si è preso atto della necessità di promuovere ogni utile iniziativa, con il coinvolgimento degli organi competenti, atta a favorire la messa in sicurezza dei predetti fondali. Lo scorso settembre il Ministero dell’Ambiente ha comunicato che l’area in questione è stata inserita all’interno del progetto MIAPI. Nell’ottobre successivo si è tenuto presso la Prefettura di Foggia un ulteriore incontro al fine di individuare le modalità procedurali finalizzate alla bonifica ambientale dell’area marina in questione.

La Prefettura di Foggia, prima di interessare gli organi regionali e statali,  ha sollecitato i rappresentanti della Provincia di Foggia e quelli del Parco Nazionale del Gargano a verificare la eventuale disponibilità di somme da destinare allo scopo, nonché ad acquisire copia della mappature degli ordigni e dell’eventuale studio predisposto dall’ISPRA ai fini dell’adozione delle conseguenti iniziative.

Il Ministero dell’ambiente continuerà a tenersi informato sulla questione. Nello stesso tempo, darò mandato ai miei uffici di avviare una serie di incontri, segnalando, qualora non fosse stato fatto, l’opportunità di far intervenire i nuclei del Servizio Difesa Antimezzi Insidiosi (SDAI) della Marina Militare al fine di accertare eventuali possibili rischi derivanti da ordini bellici.

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