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Il "ritorno" in politica di Nichi Vendola: "Torno dall'esilio in cui avevo scelto di stare"

Il commento su FB di Nichi Vendola dopo la condanna sul caso Ilva. "Sia pure dai margini della scena, vorrei continuare a offrire un punto di vista che deriva da un’inesausta passione politica"

Nichi Vendola foto da Facebook

Se non è un ritorno poco ci manca, ma è comunque un ritorno dall’esilio. Nichi Vendola, ex governatore della Regione Puglia dal 2005 al 2015, ricompare sulla scena pubblica dalla quale si era allontanato per via del coinvolgimento “drammatico e inatteso”, nell’inchiesta sull’Ilva per il quale il 62enne cresciuto a Terlizzi è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione nel processo denominato 'Ambiente Svenduto' sull'inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico di Taranto.

L'ex leader di Sinistra Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, è accusato di concussione aggravata in concorso. Secondo la tesi degli inquirenti, "avrebbe esercitato pressioni sull'allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva"

Con un post su Facebook, Vendola ha manifestato il desiderio di ritornare a parlare delle cose che gli stanno più a cuore, sottolineando la sua scelta di difendersi “nel processo e non dal processo, rinunciando anche a reagire alla campagna politico-mediatica che si è svolta parallelamente allo stesso” ha spiegato.

E ancora, ha aggiunto l’ex presidente della Regione Puglia: “Penso che la “guerra dei trent’anni” tra potere politico e potere giudiziario abbia fatto male alla nostra democrazia, diventando l’alibi che ha di fatto impedito una seria riforma della politica e della giustizia. Tuttavia io sono stato in disparte, anche perché l’unica ricchezza che ho cumulato nella mia vita è la reputazione, che non è un diploma o un curriculum ma l’immagine e il senso stesso di una vita intera. Per me l’immagine e il senso di una storia di militanza cominciata all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, cioè cinquant’anni fa. Io attendevo dalla Corte di Taranto, dopo 8 anni di processo, di essere restituito a questa storia e all’assoluta correttezza delle mie azioni. Così non è stato. Aspetterò l’esito dell’appello con la stessa convinzione”

Nichi Vendola torna: “A differenza degli anni passati non rinuncerò a parlare delle cose che mi stanno più a cuore. Sia pure dai margini della scena, vorrei continuare a offrire un punto di vista che deriva da un’inesausta passione politica, che è passione per la vita e il vivente, passione per il mondo e per i diritti.

Credo sia urgente elevare il livello del dibattito pubblico alla luce delle lezioni della pandemia, che disvelano la fragilità dell’esistenza umana, ma anche la follia di un modello di sviluppo incentrato sul dominio del profitto e sull’irresponsabilità ambientale, e che ad oggi vedono come effetto dirompente il moltiplicarsi delle disuguaglianze. Nell’attesa che la giustizia completi il suo cammino, senza mai sottrarmi al vaglio critico dell’autorità giudiziaria, riprendo la parola, tornando dall’esilio in cui avevo scelto di stare. Ci sentiamo presto, Nichi”

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