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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Politica

Nuovo stop al progetto Moldaunia, fumata grigia a Palazzo Dogana

Percorso giudicato impraticabile, per ora niente referendum. L'ipotesi di separare la Capitanata dalla Puglia ed unirla al vicino Molise proprio non sembra incontrare l'interesse dei partiti politici

I confini della Capitanata sono destinati a restare invariati, almeno per i prossimi anni. Nulla di fatto ieri in consiglio provinciale per il progetto Moldaunia. Il referendum consultivo voluto dal Comitato promotore guidato dall'infaticabile ingegner Gennaro Amodeo subisce un nuovo stop, dopo la prima bocciatura da parte della commissione referendaria di Palazzo Dogana, che ha decretato l'insussistenza dei requisiti per indire la consultazione (numero di firme insufficiente e delibere dei consigli comunali datate e non univoche rispetto alla volontà referendaria).

L'assise, dunque, ieri avrebbe dovuto decidere se indire o meno il refendum motu proprio ma il percorso è stato giudicato impraticabile, sia per considerazioni di ordine finanziario (mancherebbe copertura economica della notevole somma occorrente, un milione di euro circa) sia perché la totale incertezza sull’esistenza stessa in futuro delle Province non consentirebbe un atto di indirizzo di tale portata. Insomma, fumata grigia da via XX settembre.

Ma la sensazione, quella vera, che si ha ad ascoltare interventi  ufficiali (ed ufficiosi) è che l'ipotesi di separare la Capitanata dalla Puglia ed unirla al vicino Molise proprio non sembra incontrare l'interesse dei partiti politici. "Prima o poi l'assemblea avrebbe dovuto occuparsene" osservano alcuni consiglieri "ma in pochi qui scalpitano per staccarsi da Bari". E tutte le storie su "Bari matrigna" e i discorsi sui benefici che ne deriverebbero alla Capitanata, soprattutto in termini di maggiore peso politico sui tavoli istituzionali? Spallucce. Alla maggior parte della classe politica foggiana, in fondo, sta bene così.  Ma a quella foggiana, appunto.

Perché a sentire il presidente del consiglio comunale di Termoli, Alberto Montano, invitato alla seduta, "si tratta di un progetto interessante, soprattutto per affrontare le sfide che la riforma federale dello Stato sta ponendo alle amministrazioni locali, alle regioni e alle province".

"Certamente - rivendica Montano - la regione Molise ha una propria identità, una propria storia ed una propria autonomia, ma – riconosce - le sue dimensioni orografiche e demografiche rendono difficile la sfida federalista. L'idea di poter ampliarne i confini, condividendo un percorso con la Daunia, merita un serio approfondimento".

Si impegna a portare la discussione sui tavoli delle istituzioni molisane, Montano, ricorda come il tema sia da tempo all'attenzione del presidente della regione, Michele Iorio, e avverte quasi: "Il Molise è da tempo al centro delle attenzioni di popolazioni differenti. Non solo della Daunia ma anche del Sannio o della Val di Sangro, che vedono nel progetto di annessione al Molise la possibilità di un nuovo protagonismo e di un maggiore peso politico nelle relazioni col governo centrale e con le stesse istituzioni regionali".

Dunque, sembra dire, se la Capitanata non ci sta, poco male. Il Molise il suo "matrimonio" lo farà altrove, in barba al sogno secessionista dell'ingegner Gennaro Amodeo, presidente del comitato promotore Moldaunia, che da dieci anni si batte per il connubio. L'importante, sembra dire Montano, è che i foggiani si schiariscano le idee. "E soprattutto che a deciderlo sia la comunità intera, non solo pochi eletti" tuona Amodeo, che non si arrende e promette nuove battaglie. "Rimettere mano alla raccolta firme" l'unica concessione che arriva da Palazzo Dogana. Almeno diecimila quelle occorrenti. Qualcuno ironizza: "ci vediamo tra altri dieci anni". A fine seduta il messaggio sembra ormai chiaro: "Moldaunia non s'adda fare". 

 

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