Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

Minacciato attivista politico a Orta Nova: "Vengo lì e te le do nel muso". Il presidente del Consiglio comunale chiede scusa: "Ho sbagliato"

Mea culpa di Paolo Borea che esce allo scoperto in aula: è lui il destinatario della querela di un attivista politico di Orta Nova, Francesco Volpicelli, che non intende ritirarla. Vana la richiesta di dimissioni formulata dalle opposizioni

"Un cittadino ha sporto querela nei miei confronti, poiché sentitosi minacciato dalle mie espressioni all'interno di una telefonata. Vero. La mia passione, acuita dall'esasperazione per un clima politico pesante in cui vivo da tempo, mi ha portato a usare un linguaggio colorito. Ho sbagliato e il mio dovere di uomo, prima ancora che di presidente del Consiglio comunale, è quello di ammettere questo errore scusandomi con l'interessato, e di fare ammenda in questa assise per rispetto nei confronti del sindaco Lasorsa, della Giunta, del Consiglio comunale tutto e della cittadinanza di Orta Nova".

È il mea culpa del presidente del Consiglio comunale di Orta Nova Paolo Borea che esce allo scoperto. È lui l'amministratore che Francesco Volpicelli, candidato consigliere alle ultime elezioni comunali nella lista Orta Nova Mi Piace, ha querelato per minacce lo scorso 7 giugno. Il caso, negli ultimi giorni, aveva agitato la comunità dei Cinque Reali Siti.

L'attivista politico, che al momento non riveste alcuna carica, aveva preferito non rivelare il suo nome, in attesa che la giustizia facesse il suo corso, ma aveva puntualmente denunciato i contenuti della telefonata ricevuta il 4 giugno a seguito di un post pubblicato sui social network dai contenuti politici. Giudicati offensivi già alcuni commenti, sulla scorta di quanto si erano scritti, quando è stato contattato telefonicamente, a tarda sera, ha registrato la conversazione, "perché sapevo che la persona era irascibile", ha dichiarato Volpicelli ai carabinieri del comando provinciale di Foggia, "e sinceramente avevo paura", ha aggiunto.

In dialetto, l'amministratore - Borea, appunto, per sua stessa ammissione - avrebbe pronunciato frasi come "ti stai allargando troppo ti picchio sul volto" e "te lo dico ora e non te lo dico più, poca confidenza altrimenti vengo a casa e te le do nel muso". Gli avrebbe dato anche del "fesso".

L'episodio ha sollevato un vespaio di polemiche. Il dibattito politico si è spostato soprattutto sui social, alimentando le contrapposizioni. Prima di iniziare i lavori, nella riunione del Consiglio comunale del 16 giugno, il presidente Borea ha letto la sua informativa all'aula, alla luce dei fatti che lo vedevano coinvolto, per "fare chiarezza immediata - ha detto - non solo per rispetto all'assise ma anche per dovere nei confronti della cittadinanza ortese tutta, sicuramente più interessata alle azioni amministrative che riguardano la città che alle polemiche, ai veleni o alla scaramucce tra fazioni".

In premessa, ha ricordato che lui stesso, in passato, è stato vittima di intimidazioni che lo hanno provato: un'auto in fiamme a fine 2019, e una bomba carta davanti al negozio della sorella un mese dopo. "Mi occupo attivamente di politica da ormai 20 anni, l'ho fatto da assessore, peraltro rinunciando al mio compenso, oggi da presidente del Consiglio comunale. Ho vissuto sulla mia pelle momenti drammatici che hanno coinvolto me e i miei affetti più cari: ho subito un attentato nonché atti intimidatori che mi hanno segnato profondamente e che hanno leso la serenità della mia famiglia, ma ho sempre continuato a mantenere la schiena dritta e a vivere con rettitudine come ho sempre fatto. Eppure oggi la minoranza polemizza e rumoreggia".

Fa ammenda ma lancia esplicitamente accuse di strumentalizzazioni: "Orta Nova è una città, la settima su 61 comuni della Capitanata per popolazione residente, quindi non un paese, tantomeno un condominio, vista la caratura delle polemiche sollevate da qualcuno. Chi siede tra i banchi di quest'aula, dunque, sia consapevole del proprio ruolo che non è quello del guerrigliero per colpire a giorni alterni questo o quel rappresentante politico a seconda delle antipatie e delle convenienze".

L'ammissione di colpa ha parzialmente spiazzato anche il grande oppositore Dino Tarantino, ex sindaco e oggi consigliere di Fratelli d'Italia che in un animato intervento ha invocato le dimissioni del presidente Borea: "Non si può far finta che non sia successo niente. Ero convinto che il nome del consigliere non venisse fuori, quindi avevo preparato un discorso. In questa assise è successa una cosa grave". E considera ancor più grande "l'atteggiamento minaccioso", quando la maggioranza ha sempre "parlato tanto di legalità, onestà e trasparenza".

Dal primo momento, Tarantino non ha esitato a schierarsi dalla parte di Francesco Volpicelli, per quanto per cinque anni lui stesso, nei limiti della corretta dialettica politica, fosse stato un suo oppositore.

Dai banchi della minoranza, tramite il consigliere Michele Manzi, è arrivata una reprimenda anche alla "politica su Facebook": "Non amo questa politica telematica perché non rappresenta nulla, rappresenta solo una schiera di tifosi. La democrazia non teme il confronto e il confronto va espresso qui, nell'aula consiliare e nelle piazze, dove si possono fare i comizi. L'autorità giudiziaria deciderà e quando lo farà mi esprimerò nel merito, rimane il problema di etica personale che qui si è persa".

L'opposizione ha punzecchiato il sindaco Domenico Lasorsa affinché si esprimesse e lui, pur stigmatizzando l'episodio che considera "isolato e irripetibile", ha riconfermato la fiducia al presidente. "Voglio ringraziare il presidente per la sua dichiarazione, verso la quale non posso che avere parole di apprezzamento. Quando si riconosce di essere stati eccessivi nelle risposte alle provocazioni, si dimostra un grande segno di umiltà e di maturità. L'errore commesso, legato a un eccesso di passionalità politica che noi tutti riconosciamo al nostro presidente del Consiglio, non può cancellare né offuscare quella che è la dedizione che il nostro presidente quotidianamente offre nel recepire e nell'affrontare problematiche sempre nell'interesse della comunità".

Come annunciato, il consigliere Tarantino, in assenza delle dimissioni del presidente del Consiglio comunale, ha abbandonato l'aula. Gli altri consiglieri di minoranza, dopo una rapida consultazione, lo hanno seguito a ruota pochi minuti dopo.

Non ritirerà la sua querela Francesco Volpicelli, intenzionato ad andare avanti: "Quanto accaduto non riguarda me, ma un modus operandi ed è di una elevata gravità che non si può racchiudere in parole come 'scaramucce', né può essere motivata con la passione politica, perché ne ho anche io ma non telefono ai miei avversari minacciandoli. Io non sono un rappresentante all'interno del Consiglio comunale, però sono un cittadino che fa politica in maniera attiva. Questo modo di fare ha cercato di reprimere le idee di un gruppo di persone. In fondo, io parlavo di un problema della società riguardante le associazioni culturali del nostro territorio". Le scuse, evidentemente, non basteranno: "Il tempo è galantuomo e la giustizia farà il suo corso".

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