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Venerdì, 12 Aprile 2024
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Cerignola, niente ‘mensa scolastica’. Sgarro: “Soldi problema per chi non ha idee”

Il segretario del Partito Democratico di Cerignola e candidato sindaco commenta il problema del servizio di mensa scolastica indicando la ricetta per risparmiare e assicurare il servizio

Tiene banco a Cerignola il problema della mensa scolastica, servizio che dal 19 gennaio l’amministrazione comunale, complice il mancato contributo regionale, non riuscirà più a garantire. Il candidato sindaco del Partito Democratico indica la ricetta per ridurre il costo del pasto, risparmiando sulla plastica e scegliendo prodotti a km 0.

 

LA NOTA DI SGARRO. Dal 19 gennaio ricomincia la mensa scolastica. Buona notizia…anzi no. Dal 19 gennaio? Metà anno scolastico 2014/2015 senza mensa, si parte dal 2015. Ancora una volta problemi a Cerignola, solo a Cerignola, legati alla mensa. E pensare che l’organizzazione del servizio di refezione scolastica è uno degli indicatori delle qualità delle politiche di un amministrazione. Ci sono due modi per capire cosa c’è che non va nell’organizzazione del servizio: 1) Scrivere letterine al sindaco minacciando, dichiarandosi semplici cittadini e maestri, ma in realtà essendo attivisti politici con tanta, tanta voglia di strumentalizzare il tema, ma poca, pochissima voglia di parlarne veramente; 2) Affrontare il tema con soluzioni alla mano.

 

Io vado diritto sul secondo. Tutto, ovviamente, gira intorno ai soldi. Eppure, che la mensa ogni anno debba partire si sa, che sia un servizio essenziale è cosa che si può leggere anche nell’Atto di Indirizzo dell’Amministrazione ai dirigenti (D.G.115 dell’08-04-2014) e non vale come al solito giocare a scarica barile con la Regione, perché il contributo maggiore è garantito proprio dal Comune (per lo scorso anno  355.000,00 il Comune, 115.360,00 la Regione Puglia). La mensa ha un costo di 4 euro per pasto ci dice il Comune, non pochi e con un aggravio medio di circa 60 euro mensili a famiglia, se si considera che dal 2013 a Cerignola non esistono più fasce di esenzione e la mensa la pagano tutti. Per come sono state impostate le nuove fasce per il ticket mensa un medio impiegato statale mono reddito a Cerignola rischia di pagare l’intero importo del pasto.

 

Come fare a ridurre il costo del pasto? Anzitutto eliminando l’uso della plastica, delle posate e delle stoviglie monouso, una buona prassi adottata oramai in molte parti d’Italia. Il risparmio calcolato medio è di 0,25-0,30 euro a pasto, senza considerare l’importantissimo risparmio dal punto di vista ambientale e nella produzione di rifiuti.

 

Se a questo si aggiunge l’eliminazione dell’uso delle bottiglie d’acqua in plastica, e l’avvio di un progetto di erogazione di acqua pubblica nelle scuole comunali, si può arrivare a un risparmio medio calcolato per pasto di 0.50 centesimi, con un risparmio annuo sul costo del servizio che potrebbe aggirarsi sui 100.000 euro. È così possibile una nuova ridefinizione delle fasce di pagamento del ticket mensa, una nuova reintroduzione delle fasce di esenzione per i redditi bassi e per le categorie protette (oggi pagano la mensa anche i diversamente abili gravi).

Ma noi andremo anche oltre... Altro risparmio può essere preventivato dall’uso di prodotti a Km 0. Creando un albo dei fornitori di prodotti agricoli e alimentari certificati dal Comune i prodotti entreranno nelle mense scolastiche, andando a rinforzare una filiera che da un lato permetterà di abbattere ulteriormente i costi dall’altro di aiutare la promozione e la diffusione delle produzioni e dei produttori del territorio. Pensiamo alla mensa, quindi, non più come un sevizio semplice ma un servizio complesso, elemento determinante di percorsi di educazione alla salute, al cibo e all’ambiente. I soldi sono un problema, ma soprattutto per chi non ha idee.

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