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Cerignola, niente ‘mensa scolastica’. Sgarro: “Soldi problema per chi non ha idee”

Il segretario del Partito Democratico di Cerignola e candidato sindaco commenta il problema del servizio di mensa scolastica indicando la ricetta per risparmiare e assicurare il servizio

Tiene banco a Cerignola il problema della mensa scolastica, servizio che dal 19 gennaio l’amministrazione comunale, complice il mancato contributo regionale, non riuscirà più a garantire. Il candidato sindaco del Partito Democratico indica la ricetta per ridurre il costo del pasto, risparmiando sulla plastica e scegliendo prodotti a km 0.

 

LA NOTA DI SGARRO. Dal 19 gennaio ricomincia la mensa scolastica . Buona notizia…anzi no. Dal 19 gennaio? Metà anno scolastico 2014/2015 senza mensa, si parte dal 2015. Ancora una volta problemi a Cerignola, solo a Cerignola, legati alla mensa. E pensare che l’organizzazione del servizio di refezione scolastica è uno degli indicatori delle qualità delle politiche di un amministrazione. Ci sono due modi per capire cosa c’è che non va nell’organizzazione del servizio: 1) Scrivere letterine al sindaco minacciando, dichiarandosi semplici cittadini e maestri, ma in realtà essendo attivisti politici con tanta, tanta voglia di strumentalizzare il tema, ma poca, pochissima voglia di parlarne veramente; 2) Affrontare il tema con soluzioni alla mano.

 

Io vado diritto sul secondo . Tutto, ovviamente, gira intorno ai soldi. Eppure, che la mensa ogni anno debba partire si sa, che sia un servizio essenziale è cosa che si può leggere anche nell’Atto di Indirizzo dell’Amministrazione ai dirigenti (D.G.115 dell’08-04-2014) e non vale come al solito giocare a scarica barile con la Regione, perché il contributo maggiore è garantito proprio dal Comune (per lo scorso anno  355.000,00 il Comune, 115.360,00 la Regione Puglia). La mensa ha un costo di 4 euro per pasto ci dice il Comune, non pochi e con un aggravio medio di circa 60 euro mensili a famiglia, se si considera che dal 2013 a Cerignola non esistono più fasce di esenzione e la mensa la pagano tutti. Per come sono state impostate le nuove fasce per il ticket mensa un medio impiegato statale mono reddito a Cerignola rischia di pagare l’intero importo del pasto.

 

Come fare a ridurre il costo del pasto? Anzitutto eliminando l’uso della plastica, delle posate e delle stoviglie monouso, una buona prassi adottata oramai in molte parti d’Italia. Il risparmio calcolato medio è di 0,25-0,30 euro a pasto, senza considerare l’importantissimo risparmio dal punto di vista ambientale e nella produzione di rifiuti.

 

Se a questo si aggiunge l’eliminazione dell’uso delle bottiglie d’acqua in plastica, e l’avvio di un progetto di erogazione di acqua pubblica nelle scuole comunali, si può arrivare a un risparmio medio calcolato per pasto di 0.50 centesimi, con un risparmio annuo sul costo del servizio che potrebbe aggirarsi sui 100.000 euro. È così possibile una nuova ridefinizione delle fasce di pagamento del ticket mensa, una nuova reintroduzione delle fasce di esenzione per i redditi bassi e per le categorie protette (oggi pagano la mensa anche i diversamente abili gravi).

Ma noi andremo anche oltre... Altro risparmio può essere preventivato dall’uso di prodotti a Km 0. Creando un albo dei fornitori di prodotti agricoli e alimentari certificati dal Comune i prodotti entreranno nelle mense scolastiche, andando a rinforzare una filiera che da un lato permetterà di abbattere ulteriormente i costi dall’altro di aiutare la promozione e la diffusione delle produzioni e dei produttori del territorio. Pensiamo alla mensa, quindi, non più come un sevizio semplice ma un servizio complesso, elemento determinante di percorsi di educazione alla salute, al cibo e all’ambiente. I soldi sono un problema, ma soprattutto per chi non ha idee.

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