Dal 'Papete' a Foggia per "far stravincere la Lega": sogna l'Europa Casanova, l'imprenditore che tifa Salvini

Intervista all'imprenditore del 'Papeete', che scende in campo al fianco di Matteo Salvini per le elezioni europee 2019. E' candidato nella circoscrizione Sud, terra che conosce da quando era bambino

Concretezza e affetto per una terra che “vivo da quando avevo quattro anni e che paga lo scotto di classi dirigenti che non sono state all’altezza della scommessa di futuro e di sviluppo che questo pezzo d’Italia chiedeva”. A domanda, sono questi i tratti che lo contraddistinguono e che vuole mettere a frutto in questa sua prima avventura politica Massimo Casanova, 48 anni, candidato alle elezioni Europee nella circoscrizione Sud, è l’uomo forte su cui punta la Lega per “stravincere” da queste parti. “Bisogna consegnare al Meridione il passaporto per la crescita che attende da decenni” ci dice subito. Autorevolezza, attenzione, pragmatismo: questo promette l’imprenditore che da sempre fa la spola tra la sua Cervia e la provincia di Foggia.

Di Casanova, una moglie, tre figli, noto per il ‘Papeete’, l’industria turistica e del divertimento da 450 dipendenti che sulle sue spiagge romagnole ha fatto ballare e continua a far ballare diverse generazioni, si sa probabilmente ancora poco. Non si sa, ad esempio (o meglio, non si sapeva fino a qualche tempo fa), che vive la Capitanata almeno da quarant’anni, a Bosco Isola, lembo di terra a due passi da Lesina, prima portato dal padre, poi decidendo di restarci, investirci e mettere su una vera e propria impresa agricola.

Ed è da qui che la sua avventura politica parte. Dal Sud. Ironia della sorte, forse, per un uomo del Nord. Leghista. Non per lui, però, a sentirlo. Perché – ci dice quando lo incontriamo- qui non è più questione di Sud contro Nord, semmai vi sia stata questa contrapposizione - ed anche qui vi sarebbe da dire per chiarire l’equivoco- . Qui è questione di Italia, che è affondata tutta e va aiutata a risollevarsi. Non c’è un Nord ricco e un Sud in affanno. Annaspiamo tutti. Colpa di una politica miope ed incapace, di classi dirigenti parassitarie, di un’Europa sbagliata così com’è. Matteo (Salvini, ndr) ci sta mettendo tutto se stesso in questa sfida che è del Paese tutto. Ecco perché chi come me ha voglia, idee e forza di concretizzarle, non può più stare a guardare. Deve dargli una mano. Dobbiamo dargli una mano. Quantomeno una opportunità, quella di dimostrare che un’altra Italia è possibile, che un’altra politica è possibile, che un’altra classe dirigente può esserci. Perché c’è”.

Un attimo Casanova, facciamo un passo indietro. Lei dice “Non è una questione di Sud contro Nord, semmai vi sia stata questa contrapposizione ed anche qui vi sarebbe da dire per chiarire l’equivoco”. Chiariamolo subito, perché è su questa contrapposizione che ancora oggi si fonda il sospetto di parte dell’elettorato meridionale.

Le parla chi ha vissuto infanzia, adolescenza ed età matura in provincia di Foggia. Ed ha visto passare qui inverni, primavere ed estati. Il paesaggio circostante non è mai cambiato. Lo sviluppo non ha mai conosciuto uno scatto di reni. Le opportunità sono state soffocate dalla miopia e dal parassitismo di classe dirigenti inette. Eppure di denari pubblici ne son passati! Le pare mai possibile che la Germania per omogeneizzare Est ed Ovest ci abbia messo un decennio e da queste parti non siano stati sufficienti tra quarti di secolo?

Cosa vuole dire?

Voglio dire che qui il primo che deve essere incazzato è proprio il cittadino meridionale. Quando la Lega provocava il Sud non ce l’aveva mica con i suoi cittadini, vittime del lassismo e dell’inefficienza politica, ma con le sue classi dirigenti, che hanno impedito uno sviluppo omogeneo. E sulle spalle di chi produceva si riversava il maggior peso, costretto a tirare a traino tutti.

Ed ora cosa è cambiato?

Non parlerei di cambiamento ma di consapevolezza. Anzitutto del Sud. La voglia di riscatto qui si sente ed è palpabile. Ed è cambiato il momento storico, l’economia, qui non c’è più il dualismo tra ricchi e meno ricchi. Una sera con Matteo (Salvini, ndr) ci siam guardati in faccia e ci siam detti che l’impresa era ardua ma valeva la pena provarci. Qui è il Paese intero in crisi. O ci si salva tutti o non si salva nessuno. E’ questa la grande scommessa che la Lega porta in campo oggi.

A guardare i numeri, pare la si stia vincendo.

Come le dicevo, la voglia di riscatto e di ripartenza è forte ed è palpabile. E chiama alla responsabilità tutti noi. Matteo (Salvini, ndr) è uno, per quanto abbia una forza immane non può fare tutto da solo.

Di cosa ha bisogno il Sud?

Lo vivo da quando portavo i calzoni corti. Questo pezzo d’Italia è una immensa potenzialità inespressa. Il Nord è saturo. Se l’Italia vuole ripartire, deve farlo da qui.

Lo dicono tutti in campagna elettorale. Una volta eletti, bye bye.

Capisco lo scetticismo, in fondo non è che abbiamo modelli virtuosissimi di riferimento. Ma dimentica che io non sono un politico, sono anzitutto un cittadino stanco come lei di quella politica ed un imprenditore che ha creato dal nulla un’impresa da 450 dipendenti che oggi è una macchina industriale che viaggia da sola. Che dice, ce l’avrò un po’ di esperienza, di pragmatismo? Di concretezza? Io non vado via. Ho qui le mie cose, parte della mia vita, la fiducia di chi mi conosce.

Parlavamo del Sud.

Mancano le infrastrutture. Partiamo dalle basi. Qui in provincia ad esempio serve subito una strada a scorrimento veloce fino a Vieste e un aeroporto. Mi auguro che la Regione Puglia, ora che ha ottenuto il nulla osta dal nostro Governo, viaggi spedita. Basta alibi. Basta ritardi.

E poi?

E poi i due settori per eccellenza di questa terra, che ha una vocazione naturale per l’agricoltura e per il turismo. Non ci si può limitare al milione di presenze per un mese a Vieste. Riprogrammare la ricettività, dotandola di infrastrutture materiali ed immateriali. E poi pensi alla straordinaria risorsa che è il Parco nazionale del Gargano. Proteggere sì l’ambiente ma in maniera sostenibile. Ambiente e turismo devono andare di pari passo. Con i dogmi ed il conservatorismo non si va molto lontano.

Ossia?

Non mi faccia dire tutto ora. Un passo alla volta.

Abbiamo la Quarta  Mafia, Casanova.

Lo so. E l’attenzione è alta. Le risposte sono arrivate e continueranno ad arrivare. Questa terra va aiutata. E deve aiutarsi.

Cosa pensa dell’Europa?

L’Europa sarebbe una straordinaria leva di crescita per i Paesi comunitari se non fosse imbrigliata in una griglia preordinata di vincoli e rigidismi. E se fosse soprattutto l’Europa dei popoli, l’Europa solidale. Come vede, miriamo a costruirla per davvero, a ricalcarne la sua idea originaria. L’Europa della gente comune e non quella dei burocrati. L’Europa dell’economia e non dell’alta finanza. Il buonsenso contro i dogmi.

Pensa che la Lega al Sud sia all’altezza della sfida? Fino ad ora è apparso più un riciclo di classe dirigente accorsa sul carro del vincitore.

La Lega Puglia è nata ufficialmente solo qualche settimana fa. Ci faccia lavorare.

Ma qui appare già divisa in correnti, ha già scontato espulsioni, malesseri e rotture.

Come per ogni terremoto, seguono scosse ed assestamenti.

A che fase siamo?

All’assestamento. Con trend in crescita.

Verrà Salvini da queste parti?

Sì. Vuole esserci.

Quando?

Stiamo valutando.

Non pensa che, soprattutto al Sud, la spina nel fianco possa essere rappresentata proprio dai cinquestelle, vostri alleati di Governo?

Credo che a questa domanda possano rispondere benissimo i recenti risultati elettorali in Sicilia. La Lega ha sfondato anche e soprattutto in realtà dove governavano i cinquestelle.

Cosa significa?

I cinquestelle hanno il merito di aver saputo intercettare in un periodo particolare il malessere della gente e di averlo fatto confluire in una clamorosa reazione a livello politico-istituzionale. Ma ora devono darsi un’identità, un profilo, un’agenda. Non si amministra con i sì, i no, i forse. Si rischia il pantano. E il Paese ha bisogno di correre. La Lega è il partito dell’azione e del buonsenso. Tutto è perfettibile ma bisogna decidere. In fretta. Perché mentre loro decidono chi o cosa essere, il malato rischia di morire.

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