Masseria Giardino: il “no” del circolo Sel “Peppino Impastato” al parco fotovoltaico

“Invitiamo l’Amministrazione Comunale a valutare i costi e i benefici eco-sociali dell’intervento, considerato che il nostro è un territorio fragile dal punto di vista paesaggistico, che non regge l’impatto del grande intervento fotovoltaico”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Pino Saggese e Raffaele Carella, esponenti del circolo Sel “Peppino Impastato” affronta la vicenda di “Masseria Giardino”, schierandosi a favore delle energie rinnovabili, ma contro il deturpamento del patrimonio storico, culturale e naturalistico dell’area.

"Premesso che il "Circolo Impastato" ritiene sacrosanto lo sviluppo delle energie rinnovabili come unico scenario possibile per uno sviluppo energetico ecosostenibile, è inammissibile che mostri come quello destinato ai 200 ettari di Masseria Giardino vadano ad inficiare il patrimonio storico, culturale e naturalistico che la stessa rappresenta. Ancor più grave quando una scelta scellerata di queste dimensioni è fatta da un’amministrazione comunale”.
“Masseria Giardino – è una bellezza monumentale, posta al centro di un’area agricola costruita nel 1600 dal marchese d’Avolos e donata al comune all’inizio degli anni ‘20. Uno dei pochi esempi ancora esistenti di struttura fortificata della Daunia, fra l’altro (cose che si tende ad omettere in questi giorni) inserita nel Parco Regionale dell’Incoronata. Per questi ed altri motivi riteniamo che Masseria Giardino vada salvaguardata e valorizzata per la sua reale funzione, che ha avuto nel passato e per quello che può e deve rappresentare oggi per la Capitanata.

Invitiamo pertanto l’Amministrazione Comunale a valutare attentamente i costi e i benefici eco-sociali dell’intervento, considerato che il nostro è un territorio fragile dal punto di vista paesaggistico, che non regge l’impatto del grande intervento fotovoltaico. Inoltre, non si faccia con il fotovoltaico lo stesso errore compiuto e che continua a compiersi con il “cemento”: il nostro territorio rischia di diventare preda di immense distese di pannelli, che ne modificheranno le caratteristiche paesaggistiche ed economiche, con il rischio di perdere aree pregiate dal punto di vista agricolo, archeologico, naturalistico e paesaggistico, compromettendo così, in maniera irreversibile l’equilibrio delle nostre terre.

Non è sicuramente con un mostro di queste dimensioni, che potranno essere risolti i problemi economici della città; ben altre possono e devono essere le politiche per tenere lontano lo spettro del dissesto”.

La strada da perseguire è quella dell’impiantistica su scala ridotta. “Bisogna favorire i piccoli impianti sia eolici che fotovoltaici. Bisogna partire dall’istallazione del fotovoltaico su tutti gli edifici pubblici a partire dalle scuole, alle sedi dei comuni, delle ASL , degli Ospedali etc. Questo sarebbe il fotovoltaico “buono” portatore di enormi risparmi agli enti pubblici, unito a delle efficienti politiche energetiche che portino all’introduzione della certificazione energetica degli edifici, ad un utilizzo minimo obbligatorio delle rinnovabili nelle nuove costruzioni edilizie e ad un efficientamento energetico degli edifici già esistenti”.

 

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