Terremoto nel Parco del Gargano: il presidente Pazienza caccia la Villani. Insorgono i cinquestelle: "Gravissimo"

Maria Villani, 38enne di Foggia con un passato in Federparchi, non è più la direttrice del Parco Nazionale del Gargano. La decisione del presidente Pasquale Pazienza "per non aver superato il periodo di prova". Insorgono i cinquestelle

Villani e Pazienza

Parlamentari dei cinquestelle sul piede di guerra all'indomani dalla rimozione dall'incarico di direttore del Parco Nazionale del Gargano di Maria Villani. A mettere nero su bianco il benservito alla 38enne di Foggia, anzitempo rispetto al termine ultimo del periodo di prova di sei mesi propedeutico alla conferma dell'incarico per i successivi quattro anni e ad appena 100 giorni dal contratto di lavoro sottoscritto nel maggio scorso, è stato il presidente Pasquale Pazienza con una mail del 7 settembre.

Un passato in Federparchi, Villani, figura attorno alla quale in queste ore si stanno stringendo i vertici foggiani del M5S, non avrebbe superato il periodo di prova. Tra i motivi che avrebbero spinto il numero uno dell'Ente a mandar via la direttrice, ve ne sarebbero alcuni anche gravi. 

Eppure c'è chi sostiene o ritiene che le ragioni siano ben altre, e che la più plausibile non sia stata riportata nella mail: ovvero che il benservito a Villani sia dovuto anche o principalmente al rapporto complicato con l'ex direttore facente funzioni Carmela Strizzi, di cui avevamo scritto nel giugno scorso, quando avevamo derubricato la querelle tra le due figure di spicco rosa del Parco del Gargano, a un accapigliamento, non nel senso letterale del termine, che ne stava rallentando la governance dell'Ente.

C'è chi va oltre ritenendo che la decisione di Pazienza di rimuovere Villani altro non sia diventata che la risposta indiretta della Lega agli attacchi sferrati dai cinquestelle all'indirizzo del numero uno del Parco e del partito di Salvini dopo la "partecipazione" alla manifestazione organizzata in piazza Cavour a Foggia da Massimo Casanova. In quella occasione il presidente si difese così: "Ho incrociato casualmente la manifestazione organizzata dalla Lega e mi sono speso in un rapido saluto a titolo personale ad alcuni dei presenti".

Quel Movimento 5 Stelle che dopo aver sospettato della vicinanza di Pazienza alla Lega o ad alcuni esponenti del partito di Matteo Salvini, ora vogliono vederci chiaro sull'allontanamento di Villani e per questo promettono battaglia.

Non sono da escludere conseguenze importanti, anche di natura politica, rispetto alla vicenda che avrebbe fatto storcere il naso anche al ministero presieduto da Sergio Costa, che del defenestramento della Villani, avrebbe avuto notizia solo a cose compiute. 

"Quella che doveva essere la rinascita del Parco, dopo anni di sostanziale immobilismo dell'Ente e di spreco di risorse, sembra venir bruscamente interrotta. Come parlamentari del territorio, consapevoli dell'importanza strategica del Parco per il Gargano e per tutta la provincia, ci auguriamo che i motivi addotti abbiano reale fondamento e non siano, invece, figli di una volontà di conservare lo status quo, figli di un istinto refrattario ad ogni tentativo di cambiamento. In questo secondo caso ci adopereremmo in ogni modo affinche l'attività del Parco possa essere riportata nell'alveo della buona amministrazione e della legalità. Approfondiremo la questione come il caso merita” il commento di Mrialuisa Faro, Giorgio Lovecchio, Gisella Naturale Marco Pellegrini e dell’europarlamentare Mario Furore.

Ci va giù pesante Rosa Barone che su Facebook non usa mezzi termini per bollare come  "un atto di una gravità inaudita" la decisione di Pazienza, "perché quando arriva una giovane donna che è fuori dal sistema, foggiana che vive da anni a Roma, rompe gli equilibri e il sistema si deve proteggere, non se lo può permettere e quindi non va bene, va eliminata. Si punta, ovviamente, a mantenere le cose come sono o, meglio, com'erano che fa comodo a tutti".

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E ancora, scrive la consigliera regionale: "Eravamo soddisfatti della nomina fatta, non per interessi di parte, che non abbiamo, ma perché avrebbe portato quella indipendenza di chi non è ammanicata con il sistema o i partiti. L'indipendenza di chi lavora solo per il bene comune. Invece il sistema, debole e sporco, la fa fuori così che nulla cambi mai. Noi non permetteremo un simile atto in silenzio, abbiamo avvertito chi di dovere e continueremo a vigilare un ente che, ad oggi, ha dimostrato di non voler invertire la rotta ma di continuare a piegarsi a logiche partitiche."

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