Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

Né con Grillo né con Conte. Il Movimento è un ricordo per Rosa Menga: "Non ci sono margini per rientrare"

Gli espulsi dai gruppi parlamentari di Camera e Senato lavorano ad un progetto un politico che possa rifarsi ai valori originari del M5S. Potrebbe essere un'associazione degli ex illustri, alcuni ancora iscritti

La deputata Rosa Menga rompe il silenzio dal Purgatorio dei dissidenti che non hanno votato la fiducia a Draghi, espulsi dai gruppi parlamentari M5S di Camera e Senato, ma non dal Movimento.

Affida la sua analisi sulla sfida del momento, con la franchezza di sempre, ad una lettera aperta di due paginette a Beppe Grillo, rivolgendosi direttamente a lui perché non riconosce ad altri alcun ruolo di guida. "Che ti aspettavi?", è la constatazione, più che un interrogativo, della parlamentare foggiana, dopo l'ultimatum del conterraneo Giuseppe Conte che non vuole padri padrone. Scrive in qualità di "iscritta ex portavoce", ma ormai parla da fuoriuscita.

Non è iscritta a alcuna componente politica dal 19 febbraio 2021. È piombata nel gruppo Misto all'indomani della sua dichiarazione in dissenso rispettto al gruppo M5S in relazione al voto di fiducia al Governo Draghi, mai espresso perché ha abbandonato l'aula. Dal collegio dei probiviri, deputato a decidere del suo destino all'interno del Movimento, non ha mai ricevuto alcuna comunicazione.

La lettera al Garante è in realtà anche un accorato appello a risolvere una crisi di identità. "Cosa dovrebbe essere adesso il Movimento? Vuole essere ancora la forza antisistema o vuole trasformarsi in un partito? Perché non puoi essere entrambe le cose affidando le chiavi del movimento in mano a Conte", così lei stessa sintetizza il nocciolo della questione. Fa notare a Grillo che l'ex premier di Volturara Appula ha fatto esattamente ciò per cui gli aveva conferito il mandato. Giuseppe Conte, per sua stessa ammissione, non sarebbe stato mai prestanome di un leader ombra, né si sarebbe mai prestato "a una mera operazione di facciata".

La foggiana Rosa Menga non ci prova gusto a dire oggi a Beppe Grillo che ora ne pagherà le conseguenze, convinta che a farne le spese saranno soprattutto quelli che ci hanno creduto.  

Auspicherebbe un ripensamento e un progetto collettivo, inclusivo di tutte quelle anime spedite al confino, ma è pessimista: "Faccio fatica a credere che ci sia la volontà e la possibilità di rimetterle allo stesso tavolo. Se addirittura Conte e Grillo faticano a trovare la quadra, figuriamoci se a quel tavolo facciamo sedere anche Di Battista e Casaleggio, cacciato in modo barbaro. Purtroppo credo che quei bei tempi non torneranno più". Rien ne va plus.

Per essere più espliciti, né con Grillo né con Conte?

Per quanto mi riguarda, così come è concepito adesso il Movimento 5 Stelle, o meglio, così come si è ridotto adesso, non ci sono margini per il rientro, per tutte quelle inosservanze secondo me scientifiche dello Statuto di cui si è democraticamente dotato. Lo Statuto viene fatto rispettare solo quando fa comodo per poter espellere i portavoce, anche perché ridurre i numeri serve a contenere il dissenso interno, a serrare i ranghi in vista di una prossima finestra elettorale in cui, visto il taglio dei parlamentari e il calo dei consensi, sarà impossibile ricandidare e rieleggere tutti.

La figura di Conte, però, le piaceva.

Conte mi piaceva e mi piace. Se devo attribuirgli un errore - ma per me non si tratta di un errore - è l'eccesso di lealtà nei confronti del Movimento. Quando il M5S ha cambiato linea nel giro di pochissime ore con il capo politico reggente che prima annunciava, sempre a mezzo social, che il Movimento avrebbe difeso Conte anche a costo di tornare al voto e non avrebbe mai accettato un Governo con dentro nuovamente Renzi e Italia Viva e poche ore dopo faceva dietrofront, Conte avrebbe potuto protestare vivamente per questo tradimento politico. Alla fine, chi come me non ha dato la fiducia a questo Governo gli è stato più leale di altri, ma penso che Conte da persona saggia e responsabile abbia avvertito l'opportunità di fare un passo indietro. È rimasto accanto a persone che invece politicamente gli avevano voltato le spalle, soccorrendole in questo momento di evidente difficoltà per il M5s e anche occupandosi di beghe non sue, come il trattamento dei dati degli iscritti, richiesti da lui senza averne titolo per poterli sottrarre all'associazione Rousseau.

Sta dicendo che non è una ma sono tante le ragioni per cui non potrebbe condividere il nuovo M5S di Conte?

Parlo di quello che secondo me avrebbe dovuto fare Conte, e secondo me avrebbe dovuto fare un progetto politico suo, e di quello che avrebbe fare il M5S, in particolare il suo garante, che è rimasto puntualmente in silenzio ogni volta che si facevano scelte che erodevano il consenso. Sono due anime difficili da conciliare, probabilmente ci riusciranno ma credo che se dovesse avvenire sarà solo per convenienza reciproca e anzi, a dire il vero, secondo me più per convenienza del Movimento 5 Stelle.

Se avesse fatto un partito suo lo avrebbe seguito?

Ritengo che il suo progetto politico potesse essere assolutamente valido, ma con i se e con i ma non si fa la storia. Non so come potrà realizzarsi all'interno del Movimento, perché temo - e quello sta accadendo in queste ore me ne dà atto - che non glielo lasceranno fare e che questa ristrutturazione profonda che lui aveva immaginato sarà impossibile da compiere perché il Movimento ha problemi che si trascinano da troppo tempo, di cui lui non ha alcuna responsabilità.

Perché ha preferito non pronunciarsi in questi mesi?

Nonostante il trattamento ricevuto, che considero assolutamente ingeneroso ma anche scorretto dal punto di vista delle regole e dei principi del Movimento stesso, non sono assolutamente rancorosa verso il Movimento. Conservo una profonda gratitudine per la possibilità che mi è stata concessa di fare politica all'interno delle istituzioni, non ho mai visto la politica come un mestiere ma come un servizio che si può rendere alla propria comunità ed è così che ricopro attualmente il mio ruolo. Non ho voluto, tra l'altro, pur potendolo fare e pur essendo stata sollecitata a farlo, trascinare il Movimento in tribunale. Ci sono colleghi che hanno addirittura fatto causa per chiedere indietro i soldi restituiti - perché io ho restituito per due anni parte del mio stipendio per fini di pubblica utilità - e ci sono colleghi che hanno chiesto i danni di immagine per il trattamento ricevuto. Io non ho fatto niente di tutto questo. Ho presentato un ricorso interno alla Camera dei deputati che era secondo me l'unico organo giudicante per le questioni che riguardano le espulsioni dai gruppi parlamentari e questo ricorso è stato dichiarato inammissibile per cui non ha avuto alcun esito, ma non mi sono mossa legalmente nei confronti del Movimento proprio perché continuo a conservare un ottimo ricordo della mia esperienza e della parentesi politica che si è aperta nel nostro Paese grazie al M5S. E secondo me questo progetto è irrimediabilmente sfumato.

Qualora dovesse nascere, entrerà nel partito dell'ex ministro pugliese per il Sud Barbara Lezzi?

Sento Barbara Lezzi molto spesso, ho un ottimo rapporto con lei, so che non è nelle sue intenzioni fondare un partito perché altrimenti saremmo contraddittori rispetto al processo di democrazia partecipata che abbiamo sposato con il M5S. Non vogliamo un progetto che nasce nei palazzi e viene portato fuori, però so, perché c'è dialogo con Barbara su questo, che sarebbe importante, in questo momento, una iniziativa da parte di noi parlamentari espulsi dal M5S anche nell'ottica di sostenere quei gruppi di attivisti delusi dal Movimento che si rivolgono a personalità del calibro di Barbara Lezzi, ma anche di Nicola Morra, con cui pure ho un dialogo quotidiano, per poter proseguire nell'azione politica sui territori senza sottostare alle regole incomprensibili che ormai il Movimento impone anche a livello di alleanze locali con il centrosinistra.

Se non si tratta di un partito cosa sarà?

Potrebbe nascere, ed è di questo che si sta parlando, una associazione politica o culturale o, comunque, laddove non si riuscisse a far questo, il sostengo di noi portavoce a questi gruppi locali che hanno il coraggio di proporsi nelle realtà amministrative non mancherebbe.

In ogni caso, intraprenderebbe comunque un percorso con Lezzi e Morra?

Sì, continuando ad osservare in questo momento tutte le variabili in gioco e che non hanno ancora preso una posizione chiara. Tra Conte-Grillo non si sa, alla fine, chi si aggiudicherà questa battaglia per la leadership del Movimento e non è problema banale se pensiamo che già questo ci aiuterebbe a capire chi avrebbe l'uso del simbolo. Poi va sciolto anche il nodo di Casaleggio e dell'associazione Rousseau che dopo aver lanciato il proprio manifesto Controvento si è messo a disposizione anche di altre forze politiche che volessero dotarsi di una piattaforma di democrazia partecipata. E personalmente guardo con apprezzamento ad Alessandro Di Battisti e mi auguro che possa tornare in prima persona a calcare i palchi politici. Se non si considerassero tutte queste variabili insieme, si farebbero soltanto scelte affrettate di posizionamento. Non è chiaro gli altri chi siano e che cosa vogliono.

In base alle decisioni che prenderà, altri iscritti del Movimento in provincia di Foggia potrebbero seguirla?

Credo che già ci siano, per le interlocuzioni che ho con attivisti e anche con alcuni portavoce pugliesi. Credo che ci sia molto smarrimento e molto malcontento e che quindi più di qualcuno guardi con interesse ad un nascente progetto politico che possa richiamarsi ai valori originari del Movimento e ricollocarsi in quella posizione al di là degli schieramenti di destra e sinistra, perché all'elettorato manca questa prospettiva in questo momento.

Cosa dice il cuore rispetto alla diaspora e alla deriva del Movimento?

A me piacerebbe poter assistere all'interno del Movimento ad un risveglio di coscienze, credo anche a delle scuse, perché a volte riconciliarsi con il proprio elettorato scusandosi fa bene. Siamo umani e penso che ci siano errori su errori commessi. Se ci fosse la volontà si potrebbe sempre rimediare, se invece si inizia a fare politica per autoperpetuare il proprio consenso allora si diventa uguali agli altri, o forse anche peggio, perché gli altri partiti si astengono da giudizi sulla moralità dell'operato degli avversari politici, invece il Movimento ha conquistato voti proprio per questo, per la sua intransigenza, e adesso pare che stia abdicando uno ad uno a ciascuno dei propri valori e delle proprie regole.

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