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Antonio Tutolo

Antonio Tutolo

Minacce e intimidazioni, a Lucera il sindaco si fa da parte: "fatto fuori" dal business dei rifiuti

Sospeso ogni confronto sull'impianto anaerobico. "Non è agibile, clima avvelenato" si sfoga Tutolo su Facebook, che annuncia: "A gennaio lascerò le redini dell'amministrazione al mio vicesindaco"

Cosa sta accadendo a Lucera? E’ di qualche ora fa il post con cui il sindaco Antonio Tutolo, nell’annunciare la sospensione di ogni confronto sul tema rifiuti (un pubblico dibattito avrebbe dovuto occuparsi ieri sera dell’ancora da venire impianto di digestione anaerobico, incontro poi cancellato al fotofinish), fa sapere che non solo non si ricandiderà più alle elezioni della prossima primavera, ma che lascerà la carica di primo cittadino a gennaio, subito dopo le festività, “perché sono in preparazione eventi natalizi importanti per i quali sono stati fatti investimenti e meritano di essere portati avanti per dare a questa città un Natale particolarmente importante” scrive il sindaco sulla sua bacheca Facebook. L’ultimo Natale, insomma. E la decisione non ha margini di ripensamento. “Il mio compito è terminato, la decisione è irrevocabile e prego tutti di rispettarla” scrive ancora Tutolo, che, tristemente, aggiunge: “Fino a quando ci sarò io, l’odio nei miei confronti prevarrà e chi ne paga il prezzo è la città”. E fa sapere che a gennaio le redini passeranno al vicesindaco, Fabrizio Abate, per scongiurare l’arrivo a Lucera di un commissario. Tutolo, evidentemente, sceglierà vie alternative alle dimissioni. Stop, finito. Il leader della 'Pagnotta' se ne va (rinunciando all'indennità, si chiaro).
Ma cosa ha portato il sindaco "irregolare", l’uomo del popolo, colui che da solo, senza partiti, nel 2014 spazzò via con percentuali bulgare una intera classe dirigente a decidere di farsi da parte anzitempo? “Che avessi rotto un sistema e mi odiassero, ne ero consapevole, ma giungere ad apici di delirio verso la mia persona, minacciandomi, intimidendomi ormai quotidianamente, maledicendomi e togliendo la serenità alla mia gente, che ormai vive nel terrore, quello no. Vado via io, mi faccio da parte”. 
La sensazione è che ci troviamo di fronte ad una brutta storia, insomma. “Qualcosa più grande di me”: è in questo scenario che si dibatte il primo cittadino da quando ha messo piede a Palazzo Mozzagrugno. E il qualcosa più grande di lui ruota tutto attorno al business dei rifiuti. Il clima si è fatto assolutamente irrespirabile da quando il digestore anaerobico per lo smaltimento dei rifiuti in contrada Ripatetta ha cominciato a farsi realtà. Almeno nelle intenzioni. Come si ricorderà, la battaglia contro i Montagano/Bioecoagrim (oggi Maia Rigenera) e contro il famigerato impianto di smaltimento aerobico (ritenuto responsabile, tra le altre cose, della puzza che da anni infesta Lucera e comuni limitrofi), è stata sempre la priorità di questo sindaco, condotta sin dai tempi della campagna elettorale, quando, in un duro confronto pubblico, quello che di lì a breve sarebbe divenuto primo cittadino strappò a Montagano la promessa dell’impianto anaerobico, da sempre giudicato, sulla scorta di pareri scientifici ed esperienze vissute in Paesi all’avanguardia sui temi ambientali, meno impattante dell’attuale impiantistica che lavora tonnellate di rifiuti alle porte di Lucera (contravvenendo anche ad una serie di norme, come sancito nei verbali Arpa e nelle prescrizioni che hanno poi raggiunto l’azienda). Una battaglia, val pena ricordarlo, condotta in solitaria, a suon di carte bollate e di scontri duri, di ordinanze rigorose e di notti senza sonno. Una solitudine umana ed istituzionale, vi è da dire (se è vero che ai tavoli allargati ad alzare la voce c’era solo lui, neanche il comune capoluogo, che pure sconta problemi quantomeno di miasmi notturni, al pari di Lucera). 
Una battaglia da cui evidentemente vien fuori sconfitto, però. “Perché quando, strumentalmente e per mera propaganda elettorale, si avvelenano i pozzi tirando fuori la storia dei tumori e puntando il dito contro la mia persona, quasi che io sia d’accordo con una azienda che ho sempre contrastato per ottenere il rispetto delle mia gente, beh, scusate, io non ci sto più”. Il tema tocca le corde più sensibili dell’uomo, è inevitabile. Probabilmente chi l’ha messa in giro lo sapeva. Perché che nessun impianto sia salutare è fuor di dubbio. Ma che possa prodursi un paragone, confortato da pareri scientifici, su quale – tra l’aerobico e l’anaerobico - sia meno impattante, è dovere di un pubblico amministratore.
Ed è quello che ha fatto Tutolo: dopo aver per anni battagliato per ottenere il rispetto delle prescrizioni ambientali da parte dell’azienda e aver strappato la promessa di un impianto anaerobico, prima di procedere avrebbe voluto vederci chiaro, proponendo che le due progettualità si mettessero a confronto, che luminari venissero a parlarne e che poi fosse la gente a decidere, attraverso un referendum”. Una forma di partecipazione e di coinvolgimento democratica e trasparente mai vista prima forse in nessun comune. Che non gli è stata sufficiente però ad evitargli palate di fango. “Perché evidentemente quell’impianto nessuno lo vuol fare, è costoso e limita di molto il business” sussurra qualcuno, lanciandosi in quelle che, senza i fatti, potrebbero benissimo essere archiviate come elucubrazioni.
E questo faremo. Ma ci chiediamo: perché non provare a confrontarsi, a capire, ad invitare luminari ed esperti, a farci un’idea e solo dopo, se necessario, anche a respingere una progettualità? Perché avvelenare i pozzi prima, costringendo un uomo a subire umiliazioni e minacce, fino a metterlo all’angolo? Cosa c’è di sbagliato in quanto proposto fino ad oggi da Tutolo? Il Comune ha finanche chiesto la consulenza dell’Università di Foggia, ha chiarito a più riprese che pareri contrari non ben motivati sono un assist in sede giudiziaria. Anche per dire “no” bisogna che lo si faccia bene. La politica non dovrebbe mai combattere battaglie con armi così scorrette, che fanno leva sui timori più reconditi dell’essere umano. Perché se lo fa, non è più politica ma sciacallaggio della peggior specie. 
A riprova di quanto sino ad ora sostenuto, il sindaco fa sapere che il confronto è sospeso e che oggi stesso invierà un parere negativo all’impianto alla Provincia. Caso chiuso. Non se ne farà più nulla. Nel frattempo però resta l’impiantistica aerobica e non sapremo mai quale tra le due sarebbe stata più conveniente per Lucera. Unica nota positiva è che l’amministrazione ha camminato sul doppio binario, imponendo comunque delle integrazioni al vecchio impianto. Lavori che ora dovrebbero essere fatti. Ci sarà la stessa veemenza, lo stesso grado attenzione su questo aspetto? Ce lo auguriamo.
Perché è quantomeno paradossale che provvedimenti calati dall’alto, senza partecipazione (come avvenne in passato pe l’impianto aerobico), non abbiano sortito la stessa levata di scudi che sortisce oggi non un nuovo impianto, bensì un confronto democratico. Perché è a questo che si sta rinunciando. A chi giova? Ai posteri la risposta. Nel frattempo il sindaco della “rottura dei giochi”, come lui stesso si definisce, se ne va. Fatto fuori o meno, poco importa ad oggi. La decisione, infatti, è irrevocabile. 
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