Frase shock su Liliana Segre, Stefanetti chiede scusa e si dimette. Fratelli d'Italia: "Parole in contrasto col partito"

Dopo il "Chi se la incula?" postato su Facebook in riferimento alla senatrice a vita, costretta da oggi alla scorta, il commissario cittadino di San Severo del partito di Giorgia Meloni si dimette dalla carica

Dopo la frase shock su Liliana Segre, la senatrice a vita sopravvissuta ai campi di sterminio a cui proprio oggi è stata data la scorta, Francesco Stefanetti, commissario cittadino dei Fratelli d'Italia di San Severo, costretto alle dimissioni dal partito. Di seguito si riporta nota congiunta Segretario Regionale Fratelli d’Italia, Erio Congedo, e del Presidente Provinciale, Giandonato La Salandra. “ Le dichiarazioni di Francesco Stefanetti, ex consigliere comunale di San Severo, sono in netto contrasto con la posizione del partito. Le affermazioni rese sulla sua pagina Facebook in alcun modo possono trovare posto nella linea politica di Fratelli d’Italia che è fermamente al fianco della Senatrice Segre per le battaglie all’antisemitismo e contro il razzismo. Proprio le minacce ricevute dalla senatrice sui social network devono spingere tutti a riflessioni profonde. Il partito, pertanto, ha inteso accogliere le dimissioni presentate da Stefanetti dal suo ruolo di dirigente provinciale di FdI”.

La frase shock di Stefanetti 

Intanto, dopo la ribalta mediatica del suo post su Facebook, Stefanetti così aveva giustificato il suo linguaggio e la frase: "Chiedo scusa se una frase gergale, inappropriata alla circostanza, è risultata offensiva nei confronti della Senatrice Segre. In queste ore diversi esponenti di Fratelli d'italia hanno evidenziato il rispetto verso la sua storia. Quello che nel post volevo evidenziare era il paradosso di una scelta, quella di revocare la scorta al Colonnello De Caprio, noto come Capitano Ultimo e di assegnarla dopo pochi giorni alla Segre. Il parallelismo voleva evidenziare la differenza di pericolo e di interlocutori minacciosi: da una parte qualche esaltato sui social, dall'altra la mafia che non offende pubblicamente ma uccide". Scuse, evidentemente, non ritenute sufficienti dal partito.

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