Allontanata dalla Giunta, Moffa lancia la proposta di un “governo di salute pubblica”

L’ex assessore non risparmia Landella e “parte della tecnostruttura inadeguata”: “Il sindaco si è assunto la responsabilità politica del degrado che invade la nostra città”

Jenny Moffa (foto profilo Facebook)

Eugenia Moffa, ex assessore alle Attività economiche e Politiche giovanili, esce allo scoperto, prende carta e penna e rivela i motivi che hanno determinato la sua estromissione dalla Giunta e l’uscita del partito ‘Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale’ dalla maggioranza.

Prima però si lascia andare a una serie di ringraziamenti: dal partito ‘Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale’, agli operatori di informazione, dai dipendenti - “che con spirito di dedizione hanno colto con entusiasmo gli indirizzi di “ammodernamento” e "trasparenza” che ho cercato di imprimere al servizio” - alle istituzioni, quindi a Leonardo Leone De Castris, al prefetto, Maria Tirone, al viceprefetto Francesco Cappetta, al questore di Foggia, Piernicola Silvis e al dirigente della P.A. della Questura di Foggia, Raffaele Ceriello, “che hanno accolto il mio invito alla sinergia istituzionale per debellare il fenomeno dell’abusivismo commerciale, attraverso la presentazione di  un protocollo d’intesa, da me redatto, e il lavoro delle forze dell’ordine che ne è seguito, la città di Foggia per alcuni giorni aveva visto risolto il problema dell’abusivismo, le forze dell’ordine con i vigili urbani con una azione sinergica avevano fatto “smantellare” tutto, salvo poi sia stato di fatto vanificato tutto attraverso una errata e non legittima applicazione dell’atto di indirizzo, la corrispondenza al riguardo, tra me, il sindaco Landella ed il dirigente Stanchi è agli atti”.

Moffa esterna il suo “disagio nell’operare con una parte della tecnostruttura palesemente inadeguata per operare e risollevare una città come Foggia che in alcuni settori, come nel caso della ex annona, è all’anno zero”, poi entra nel merito della vicenda, specificando i motivi che avrebbero determinato il suo allontanamento dalla squadra di governo e l’uscita – dopo nemmeno un anno – del suo partito dalla maggioranza.

“Oggi la città si presenta nello stato in cui vedete. Il sindaco se ne è assunto la responsabilità politica del degrado che invade la nostra città. Ma oltre all’abusivismo ho cercato ed avviato il processo di informatizzazione dell’annona, avviando una sinergia con un’associazione dei giovani commercialisti, che ringrazio pubblicamente per i contributi fornitimi in questo settore. In un anno siamo riusciti almeno ad acquistare il software per la scia telematica. A Foggia per aprire una attività economica si usa ancora quella cartacea, unico capoluogo che vive questo stato di arretratezza; per lo stesso servizio ho chiesto, invano, al sindaco, al segretario generale, al dirigente, che venissero applicate le più elementari norme sull’anticorruzione, come quella della rotazione del personale negli uffici più “delicati” dove si rilasciano permessi e licenze, ma mi ripeto tutto vano; per non parlare della costituzione di un corpo di polizia annonario,  tra l’altro oggi sarebbe inutile visto che la città è ripiombata nell’abusivismo commerciale diffuso mentre quello organizzato è  stato “sanato” attraverso il corredo del chiosco in legno “temporaneo”.


Anche per l’arredo urbano, senza alcun fondo, ho cercato di dare il mio contributo ristabilendo un decoro in quello del centro storico, attraverso la definizione di standard architettonici per gli esercizi che insistono in quella zona, concordando con loro le soluzioni più praticabili ma che consentissero di ristabilire un certo decoro; anche li mi dicono che ci sono progetti “sanatori” tesi ad autorizzare dei veri e propri obbrobri.
 

Ma la delega a cui sono più legata è quella delle politiche giovanili, incarico che mi ha entusiasmato, ma anche in questo caso, miopia politica, mascherata da obiezioni di carattere amministrative la cui strumentalità si è palesata. Il progetto ‘Antichi mestieri’, legato alla “rivitalizzazione” di piazza Mercato attraverso l’accordo con la fondazione per il micro credito per l’avvio d botteghe artigianali a conduzione giovanile, era a mio avviso qualificante per un’amministrazione che avrebbe, il condizionale è d’obbligo,  dovuto avere come obiettivo strategico il ripensare questa città. Occasione persa purtroppo.

Come persa fu l'occasione di partecipare ad un bando di natura europea a costo zero per il Comune di Foggia, al solo fine di ostacolare la mia azione anche contro l'interesse dei cittadini e della stessa città.
Ecco, credo che i motivi della mancata riconferma in giunta, si possano cogliere in una divergenza di obiettivi strategici per la città che ha visto contrapposto il sindaco al gruppo consiliare del mio partito: ricordo ancora il primo incidente diplomatico, quando attraverso ordinanze, non ricordo nemmeno più il numero, il sindaco “sperimentava”, scusate l’eufemismo, modelli di mobilità, poi “sanati” attraverso un atto di giunta, al quale chiaramente mi sottrarsi, e per solo galateo istituzionale, attraverso la non partecipazione al voto.


Ho ascoltato le tante dichiarazioni del sindaco pro tempore Landella, che ha cercato di mascherare le ragioni della esclusione di fratelli d’Italia – Alleanza nazionale dalla maggioranza ascrivendole al “temperamento” del capogruppo del mio partito Giuseppe Mainiero, pretesto teso ad eludere i veri motivi che ci hanno portato ad essere fuori da questa maggioranza. Mi consenta, anche questo va chiarito: se Fratelli d’Italia avesse avuto come obiettivo quello di occupare una “poltrona” sarebbe bastato per noi restare “zitti e fermi” al nostro posto, ma ahimè il nostro motto elettorale era altro, “né zitti né fermi”.


Di fronte alla volontà, tutta politica, del sindaco pro tempore di non aderire alla stazione unica appaltante, la non volontà di revocare in autotutela l’affidamento relativo alla gara per la realizzazione della orbitale, la non revoca dell’affidamento della riscossione dei tributi ad Aipa spa, il tentativo, abortito poi grazie all’azione politica del nostro partito, di realizzare una transazione di € 2.5 milioni a favore della Raco srl per la realizzazione dei lavori al teatro Giordano, la gestione della “emergenza” rifiuti, tutti atti amministrativi che non potevamo assecondare, sono state queste scelte amministrative che ci hanno indotti ad abbandonare la maggioranza, scelte restaurative che confliggono con la proposta politica di cambiamento che si è plasticamente tradotta, immediatamente dopo le elezioni, con la nomina di una giunta che non avesse “incrostazioni” col passato alla quale abbiamo aderito con entusiasmo ed io accolsi l’invito e la sfida del mio partito di partecipare alla squadra di governo.


Oggi la scelta politica del sindaco pro tempore si è tradotta in azioni tese a restaurare un quadro politico vetusto che non ci poteva vedere né partecipi, né complici di una restaurazione che è in atto e che farà pagare un duro prezzo ai foggiani rispetto ai quali intendiamo, con coerenza, rivolgere il nostro impegno a ricostruire una proposta politica di cambiamento attraverso il coinvolgimento di tutte quelle forze sane della città, con un “governo di salute pubblica”, perché solo così la Foggia potrà uscire dalle “secche” che un sistema consociativo ci ha relegato.


Ci riusciremo? Non lo so, ma questa è la sfida che abbiamo deciso di accettare, in fondo la storia della destra è questa e sta alla nostra generazione rinverdire quell’invito che Filippo Tommaso Marinetti seppe mirabilmente cogliere nel Manifesto Futurista, "Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!...”, in fondo la politica è questa, il resto non ci appassiona.

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