Lunedì, 15 Luglio 2024
Politica

Lettera di Franco Landella: "Mi attende un lungo calvario, proverò la mia innocenza"

Lettera al direttore responsabile di Franco Landella, ex sindaco di Foggia, dichiarato incandidabile anche dalla Corte d'Appello di Bari

Riportiamo i contenuti della lettera inviata alla nostra testata giornalistica direttamente dall'ex sindaco di Foggia, Franco Landella, che la Corte d'Appello di Bari ha dichiarato incandidabile. 

"Caro Direttore, sono Franco Landella e come Lei ben sa sono stato Sindaco di Foggia a far data dal giugno 2014, riconfermato nel 2019, sino a maggio 2021 quando, a seguito di una perquisizione presso la mia abitazione, sono venuto a conoscenza di un’indagine nei miei confronti e ho deciso di dimettermi dall’incarico di primo cittadino della mia città.

Contestualmente alle indagini e a seguito di esposti (tutti anonimi) pervenuti in Prefettura e in Procura, nel mese di marzo 2021 è stato avviato il procedimento per lo scioglimento dell’ente comunale per mafia, inviando una commissione d’accesso agli atti che, come puntualmente accade, ha proceduto a chiedere all’allora Ministro Lamorgese il commissariamento del Comune. Cosa che si è verificata nell’agosto 2021.

Questione incandidabilità

A seguito del commissariamento, il Ministero ha proposto nei miei confronti e nei confronti di altri 7 consiglieri comunali, ricorso per la dichiarazione di incandidabilità. Sono stato dichiarato incandidabile dal Tribunale di Foggia e, solo qualche giorno fa, anche dalla Corte d’Appello di Bari perché, secondo quanto disposto dalla sentenza “rispetto alla figura apicale dell'amministrazione comunale costituita dal Sindaco che, al di là della mancanza di frequentazioni e rapporti con esponenti della criminalità organizzata locale o di agevolazioni dirette della stessa, occorre, comunque, estendere l'indagine alla condotta da questi tenuta nell'ambito amministrazione … Ne discende che l'accertamento del venir meno, anche solo colposo, da parte del sindaco agli obblighi di vigilanza riconnessi alla sua carica è di per sé sufficiente a integrare i presupposti per l'applicazione della misura interdittiva prevista dall'art. 143, comma 11, d. Igs. 267/2000”.

Come si evidenzia dalla decisione della Corte di Bari, nei miei confronti non esiste alcuna forma di collegamento con esponenti della criminalità organizzata. Nonostante ciò, secondo i giudici d’appello sono responsabile per aver omesso di esercitare il dovere di vigilare e sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti. Ebbene la pronuncia della Corte non tiene, però, assolutamente in considerazione la differenza tra l’attività gestionale di un Ente (di competenza della dirigenza, così come previsto dalla ormai datata riforma Bassanini e dall’art. 97, 3°comma della Cost., senza tralasciare l’importanza della figura del Segretario Generale, quale organo dell’anticorruzione) e la ben diversa responsabilità politica a cui viene chiamato un Sindaco. Pertanto, a mio modesto parere (e questo sarà ovviamente oggetto del mio ricorso per Cassazione), è desolante constatare come nella sentenza non sia correttamente inquadrato l’assetto dell’organizzazione pubblica con le rispettive sfere di competenza e responsabilità tra l’organo politico e l’organo amministrativo. Come si può ascrivere al Sindaco, soprattutto in un Comune di medie-grandi dimensioni quale Foggia, qualsiasi violazione di norme verificatasi nell'ambito di attività dell'ente, allorché sussista una apposita articolazione burocratica preposta allo svolgimento dell'attività medesima, con relativi dirigenti, dotati di autonomia decisionale e di spesa?  

"Continuo a credere nella giustizia"

Sono costretto, in questa sede, caro Direttore, ad evitare di ripercorrere i fatti e le vicende inerenti al procedimento penale a mio carico ritenendo doveroso, prima ancora che opportuno, difendermi nella sede giudiziaria, avendo da sempre, per formazione e sensibilità, in orrore i processi mediatici.

Mi sembra però altrettanto doveroso che siano rappresentati con obiettività i fatti che hanno segnato la mia vita e quella di un’intera comunità, cercando di farlo senza sminuire le accuse (ingiuste) mosse nei miei confronti e provando a fornirLe solo un accenno delle mie ragioni, in pratica senza sviscerare tutta la mia difesa.

Mi preme, però, sottolineare una cosa, per me davvero importante. La scelta di non rilasciare alcuna intervista dall’inizio di questa complicata e a tratti paradossale vicenda giudiziaria, non deve essere confusa con una presunzione di colpevolezza o con una mancanza di elementi a sostegno della mia innocenza. La scelta di non difendermi pubblicamente non significa che sono colpevole e non innocente.

Il mio silenzio vuole aver solo un significato: ho scelto di difendermi nel processo (e mi preme sottolineare che, finalmente, dopo circa 2 anni, il processo avrà inizio il 15 marzo c.a.) perché da uomo che ha avuto l’onore di rappresentare un’Istituzione importante come quella del Sindaco di una città, ho troppo rispetto per le Istituzioni e continuo a credere nella Giustizia, continuo a credere che la verità troverà il giusto luogo dove trionfare.  

"Mi sento come Prometeo"

Un uomo innocente, che finisce nella morsa di accuse false e, sulla base di queste, viene esposto al pubblico ludibrio è un uomo morto o peggio, un uomo che muore ogni giorno, un pezzettino alla volta. Mi viene in mente la leggenda di Prometeo il quale, per l’amicizia che provava nei confronti degli uomini, diede loro il fuoco, osando disubbidire al Potere forte di Zeus. Per questo suo gesto di sfida, Prometeo venne punito, legato ad una roccia e, all’alba di ogni giorno, gli venne inflitto l’atroce supplizio di un’aquila mandata a rodergli il fegato. Ebbene anche io mi sento come Prometeo, punito e incatenato alla roccia del pregiudizio e quotidianamente inflitto dal supplizio dell’ingiustizia, dell’essere considerato colpevole a prescindere.

"Ho fatto tanto per Foggia"

Colpevole a prescindere dal grande lavoro fatto per provare a risollevare le sorti di una città lasciata sul baratro. Solo a titolo esemplificativo, è giusto ricordare che ho ereditato dalle precedenti amministrazioni un Comune in pre-dissesto finanziario con un passivo di bilancio di meno 83 milioni di euro.

L'Amministrazione da me condotta ha risanato i conti lasciando un attivo pari a 76 milioni di euro, salvando dal fallimento le due aziende controllate dal Comune di Foggia, Ataf e Amgas. La mia Amministrazione ha intercettato finanziamenti per opere pubbliche pari a circa 130 milioni di euro – una cifra mai ottenuta da nessun'altra amministrazione nella storia del comune di Foggia - che ancor oggi viene utilizzata dalla compagine commissariale.

Così come è difficile dimenticare lo scandalo che ha coinvolto le amministrazioni comunali di centrosinistra, precedentemente alla mia elezione, circa le assunzioni di mafiosi nell’allora azienda municipalizzata Amica, dichiarata fallita – vicenda confermata da sentenza passata in giudicato nella quale si stigmatizzano le condotte delle amministrazioni comunali dell'epoca - e la questione delle cooperative di parcheggiatori rette da un mafioso conclamato – vicenda riportata nella Relazione di scioglimento del Prefetto, che dedica un paragrafo alla figura di un ex assessore... non attinto da alcuna misura interdittiva.

A fronte di questo desolante scenario, io appaio colpevole, a prescindere dal rispetto che mi sono guadagnato con duro lavoro per tutta la mia vita, a prescindere dai valori che mi sono stati inculcati da bambino da due umili e onesti genitori, gli stessi valori che, ancora oggi, insieme a mia moglie cerchiamo di insegnare ai nostri due figli. A prescindere dalla verità che, prima o poi verrà accertata, sono considerato colpevole!

"Iaccarino risentito con me"

Ed è per questo che oggi ho deciso di voler urlarle la mia innocenza, di voler evidenziare come contro di me ci sono solo le dichiarazioni dell’ex Presidente del Consiglio Comunale, il quale... ha deciso di coinvolgere me e altri consiglieri nelle sue nefandezze, per risentimento o per chissà quale altro motivo.

È bene ricordare, infatti, che a seguito della vicenda, che ha avuto grande risonanza mediatica, delle pistolettate di Capodanno, di cui l’allora Presidente del Consiglio Comunale di Foggia si è reso vergognosamente protagonista, sono stato io il propulsore della sua mozione di sfiducia e della conseguente decadenza dalla carica di Presidente.

Del mio accusatore non va tralasciato un aspetto importante, ossia che il suo patente spirito di risentimento non è frutto della mia immaginazione ma è stato cristallizzato pubblicamente in un video postato sui social in cui l’allora Presidente del Consiglio preannunciava la sua vendetta in caso di sfiducia.

"Io vittima di un sistema"

Ho deciso di urlare che sono vittima di un sistema che mi addebita una responsabilità colposa per omesso controllo dell’apparato burocratico e amministrativo dell’Ente senza che io abbia mai avuto alcun collegamento con la mafia (così come, occorre ribadirlo, riconosciuto dalla Corte d’Appello di Bari).

In relazione a questa ipotetica omissione, posso tranquillamente dire che, durante il mio mandato elettorale, ogni qual volta ho ravvisato delle irregolarità, ho sempre sollecitato i competenti organi amministrativi (così come dimostrato con idonea documentazione allegata sia al ricorso di primo grado che al reclamo in appello) e, ove mai avessi avuto il sospetto di azioni illegali o ancor più di infiltrazioni mafiose, avrei provveduto ad informare gli organi inquirenti così come successo in materia di debiti fuori bilancio contratti dalle precedenti amministrazioni e rispetto ai quali, in relazione ad alcune evidenti anomalie in particolare sulle modalità di affidamento dei lavori, ho prontamente inviato gli atti alla Procura di Foggia.

Il procedimento penale e quello inerente la mia incandidabilità relativa allo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose, per quanto siano procedimenti che dovrebbero viaggiare su binari diversi, in realtà sembrano collegati dal pregiudizio che l’uno genera nell’altro e sono diventati due facce della stessa medaglia con la quale pago il prezzo di essere considerato colpevole prima ancora di essere giudicato, collegato alla mafia nonostante ci sia una sentenza che abbia certificato l’assenza di ogni tipo di collegamento.

"Dimostrerò la mia innocenza"

Sta di fatto che io, pazientemente, aspetto il momento di provare e dimostrare la mia innocenza anche se, non Le nego, che essere giudicato e additato già come colpevole è una ferita dell’anima che fa male. Essere garantista, in questa società, è diventata una conquista illuminata da contrapporre ad un giustizialismo che non tutela i diritti e le libertà fondamentali degli individui.

Adesso sono pronto ad affrontare a testa alta il mio processo, da uomo innocente, cercherò di sopportare il lungo calvario che mi attende, cercando di concentrare tutte le mie forze per scardinare quella gabbia accusatoria in cui sono stato ingiustamente costretto, ricordando sempre le parole rivolte, tanti anni fa, da Enzo Tortora ai giudici della corte, “Io sono innocente. E spero, dal profondo del mio cuore, che lo siate anche voi.”

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Lettera di Franco Landella: "Mi attende un lungo calvario, proverò la mia innocenza"
FoggiaToday è in caricamento