Le Fracchie candidate presso l'Unesco, ma il Ministero perde il dossier: e ora?

Ma i sammarchesi non ci stanno e tentano un "inserimento fuori sacco" spingendo sulla tradizione dei 'fuochi sacri'. Ma per fare questo chiedono il sostegno di enti, istituzioni e soprattutto cittadini. La lettera aperta

Le fracchie (immagine di repertorio)

Che fine ha fatto la candidatura della processione delle Fracchie, presso l’Unesco, come patrimonio immateriale dell’umanità? Se lo chiedono, in una lettera aperta, Matteo De Leo, Domenico Leggieri, Maria Lea Pettolino, Severino Ruggieri e Olga Tardio non senza tradire un certo sdegno per il colpevole silenzio registrato in questo tempo.

E’ da tempo, infatti, che i cinque hanno (ri)cominciato a interrogarsi al riguardo: “perché un dossier preparato con tanta cura e perizia dai due motori propulsori - Nicola Maria Spagnoli e Gabriele Tardio -, con la collaborazione di molti altri concittadini, è seppellito dalla polvere non si sa dove?”, si chiedono provocatoriamente.

“La candidatura, tra l’altro, aveva il patrocinio di Regione, Provincia, Parco Nazionale; non sappiamo cosa il Comune, dopo averla presentata ufficialmente, abbia fatto per spingerla. È sceso un silenzio di pietra su quella che potrebbe essere un’opportunità di aggregazione per la nostra comunità”. E quando qualcuno è andato negli uffici per riprendere le fila della questione, è stato detto loro che era tutto da rifare: “i formulari sono cambiati, come le descrizioni richieste; bisogna riacquisire i consensi dei principali soggetti e gruppi coinvolti in questa manifestazione”, spiegano.

“Insomma, rifare tutto il materiale e il dossier che sembra ormai sopravvivere solo in qualche ufficio ammuffito di Parigi. Infatti il Ministero ha perso, o così dice, ogni copia. Sono almeno una trentina i progetti in coda. E quando ci sbrighiamo? Per trattato, ogni Stato può presentare una sola candidatura l’anno. L’idea ci è venuta rovistando tra le ricerche fatte da Gabriele Tardio sui “fuochi sacri”: omologhi delle Fracchie sarebbero presenti non solo nel vicino Abruzzo, ma anche in Spagna, Giappone, Swaziland e forse anche altrove”.

“Allora, perché non tentare un inserimento “fuori sacco”, coinvolgendo altre comunità locali in un progetto che, ampliato, potrebbe parlare di fuochi sacri? È imprescindibile, naturalmente, l’appoggio istituzionale: dovrebbero tirare con forza le nostre Fracchie, con il Comune, anche tutta una serie di persone poste in ruoli chiave a livello locale e nazionale.  È imprescindibile, prima ancora  e di più, l’appoggio di tutta la popolazione”.

L’appello allora si allarga a tutti: “ai sammarchesi; a chi ne aveva e ne ha la responsabilità perché amministratore; a chi fa politica sul territorio, affinché solleciti l’attenzione dei propri referenti nazionali; alle scuole, alle associazioni, perché creino un moto d’interesse sull’argomento. Perciò chiediamo, a chiunque, ovunque nel mondo, di fare come abbiamo fatto noi, mettendo a disposizione le proprie competenze in maniera completamente gratuita per l’obiettivo comune. Serve veramente di tutto per ricominciare! Braccia, soldi, cervello, ma soprattutto cuore sammarchese”.

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