Di Gioia "svela furbizie e incongruenze" sul Psr Puglia: "Revocati criteri di ammissibilità". La replica di Nardone: "Termini solo posticipati"

Duro affondo dell'ex assessore durante l'ultimo consiglio regionale: "Riammesse aziende escluse da due anni e sono state finanziate aziende escluse per motivi oggettivi del bando". I Cinquestelle: "Operazione verità tardiva"

Michele Emiliano e Leo Di Gioia

 “In agricoltura bisogna essere consapevoli che esistono norme e leggi da rispettare rigorosamente, qualunque soluzione fuori dall’alveo delle norme non sarebbe utile al sistema agricolo pugliese. Dobbiamo stabilire modus vivendi e di rapporti continuativi con gli utenti con chi “subisce” il nostro operato”. A parlare è il consigliere regionale ed ex assessore all’Agricoltura Leo Di Gioia, che nell’ultimo Consiglio Regionale ha affondato colpi pesanti sul Psr Puglia.  

“Sono stato eletto nel 2015 con Emiliano. Il più votato delle sue liste civiche in Puglia. Ed Emiliano, seppur dopo una pseudo primaria per la Giunta e il conferimento momentaneo della delega a Rosa Barone, mi incarico’ delle questioni agricole della Puglia. Una grande responsabilità. Con la delega assessorile mi fu conferito il ruolo di Coordinatore degli assessori italiani nella relativa commissione della Conferenza Stato Regioni. Nel 2019 mi son dimesso due volte. La seconda senza ripensamenti. La prima sembrava essere servita per chiedere mezzi, uomini, dirigenti ed attenzioni speciali. Non fu cosi. Si poteva fare tanto ma servivano misure eccezionali.

È giusto che io oggi renda chiara la mia posizione politica su ciò che è accaduto e sulla gestione Emiliano nell'ultimo semestre, è giusto che possa svelare quelle furbizie e incongruenze amministrative che saranno causa di grave danno all'agricoltura pugliese. È giusto chiarire l’intreccio di interessi che frena la operatività dell’assessorato. Fare chiarezza senza paura, anche partendo da una sana autocritica, ma disvelando responsabilità di quelli che continuano a cercare capri espiatori per assolvere se stessi”.

Nel corso del suo intervento, Di Gioia ha ripercorso le varie tappe che hanno poi portato alle doppie dimissioni (le prime, ritirate, ndr), soffermandosi soprattutto sull’operato dell’allora Autorità di Gestione del Psr Puglia: “Per far fronte alle oggettive difficoltà amministrative legate al bando, ne avevamo pubblicato un altro che consentiva alle aziende di partecipare senza tutte le regole complesse oggetto di impugnativa al Tar. La decisione di Emiliano e dell’Autorità di Gestione è stata quella di revocare il secondo bando e di concentrare tutto sul primo. Con quella determina (la 230) si è assunta la decisione (definita sburocratizzazione), l’Autorità di gestione, dopo 2 anni dalla scadenza del bando originario impugnato al Tar, ha revocato e annullato la maggior parte dei criteri di ammissibilità quel bando, ha revocato la possibilità di essere esclusi se non si era in regola con Durc, ha revocato e annullato la previsione a tutela dell’ente che chi prende i soldi deve avere la bancabilità, e ha revocato per intero i requisiti tecnici da produrre entro sei mesi dall’approvazione della graduatoria.

Di fatto retroattivamente, dopo un lavoro non semplice di tutela al tar di un bando che aveva rigore seppur con tanti errori tecnici, si è deciso di togliere tutte le regole che disciplinano ammissione ed esclusione da quel bando. Operazione consigliata in parte da alcuni tecnici che partecipano al partenariato economico e sociale che probabilmente hanno pratiche all’interno della graduatoria. Con questa decisione sono state riammesse aziende escluse da due anni, e sono state finanziate, con decreto di concessione, aziende escluse per motivi oggettivi dal bando, in spregio oltre che al codice degli appalti a ogni regola di buona e sana amministrazione della cosa pubblica. Questa circostanza è un pezzo di quella soluzione che viene vantata come inversione di marcia dell’assessorato. Mi vanto di non essere stato artefice di questa soluzione, del fatto che a fronte dei problemi avevamo pensato di scrivere bando regolare utilizzabile da tutti pugliesi, di non essere parte attiva di decisione ingiustizia grandissima. Se si ammettono aziende senza requisiti e le si finanziano, si fa atto contrario alle aspettative a chi in quella graduatoria attendeva di poter presentare regolare documentazione per accedere al finanziamento. A questa gente sono stati dati soldi impegnati nel bando revocato per tacitare quello che è un livello di interferenza che avrebbe potuto creare difficoltà. Non si può immaginare che le soluzioni stiano fuori dai paletti delle cose consentite. Nulla di quello che ho detto è funzione di candidatura contro emiliano o ricerca di consenso elettorale. Forse finirà la mia attività in Regione, ma ciò non mi esime dal fatto di dover dire ciò che penso fino in fondo”.

Cinquestelle: “Operazione verità di Di Gioia è tardiva”

Non sono mancate le reazioni, come quella del Movimento Cinquestelle che giudica tardiva “l’operazione verità dell’ex assessore. Già due anni fa, quando era assessore, gli chiedevamo di fare le preistruttorie alle domande, perché i tecnici lamentavano alcune anomalie, di cui lui stesso era a conoscenza, ma che decideva di non affrontare, rassicurandoci sul fatto che andasse tutto bene. Non scopriamo di certo oggi che sono stati modificati alcuni bandi, per esempio, per ben diciotto volte, così come non scopriamo che, all’interno dei bandi, a seconda delle esigenze e delle necessità sono stati cambiati alcuni criteri, come il DURC, oppure sulla sostenibilità finanziaria o sui titoli abilitativi. Queste cose le denunciamo da tempo. In una interrogazione del 31 luglio, chiedevamo spiegazioni sulle determine 230 e 233 con cui venivano modificati i criteri di accesso ai bandi delle sottomisure 4.1.A e della sottomisura 6.4. e il perché fosse stato sospeso il secondo avviso pubblico della sottomisura 4.1 ed in particolare abbiamo denunciato come tale circostanza denotasse una clamorosa violazione della par condicio tra i partecipanti (che invece impropriamente Nardone riferisce essere una semplice “posticipazione dei termini della relativa presentazione”), con il conseguente rischio di ulteriori impugnative innanzi al Giudice Amministrativo, puntualmente verificatesi… Esattamente quanto detto oggi dall’assessore che ha deciso di alleggerirsi la coscienza per Natale. Domande per cui pretendiamo una risposta del presidente Emiliano fatta di dati e numeri certi, non le quattro righe arrangiate in fretta e furia dal capo del dipartimento Nardone, che costituiscono un evidente e maldestro tentativo di mettere una toppa alle polemiche. Invece ancora una volta quello che dovrebbe essere l’assessore all’Agricoltura fugge al confronto, per tornare in aula facendo finta di niente e spiegando pure di dover fare in fretta per una riunione sulla SIA di Cerignola. Probabilmente è anche assessore all’Ambiente e non lo sapevamo. L’ennesima fuga dalle sue responsabilità e a pagare come sempre è la nostra agricoltura”.  

La Replica di Nardone

Non si è fatta attendere la replica del direttore del Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale e Ambientale della Regione Gianluca Nardone: “Non si è proceduto alla revoca e annullamento dei criteri di ammissibilità ai bandi emanati né tanto meno è stata revocata la possibilità di essere esclusi se non si era in regola con i requisiti previsti. Si è previsto solo la posticipazione dei termini della relativa presentazione. L’Autorità di gestione del PSR Puglia ha adottato tali atti sulla base dell’esigenza prioritaria di dare attuazione a bandi complicati da tempi del procedimento amministrativo eccessivamente prolungati a seguito dei numerosi contenziosi in atto. L’azione di semplificazione amministrativa aveva avuto il duplice obiettivo di sostenere lo sviluppo del sistema agroalimentare pugliese e di consentire il perseguimento del target di spesa al 31.12.2019.

A conforto della correttezza di tale operato, il TAR Bari si è già espresso con diverse ordinanze respingendo le richieste di sospensiva di detti provvedimenti ritenendo prevalente l’esigenza di tutela dell’interesse pubblico all’avanzamento del programma di investimento a sostegno del comparto agricolo pugliese. In particolare, nelle ordinanze si legge che “l’Autorità di Gestione del PSR ha ritenuto di posticipare per tutti i richiedenti la presentazione della documentazione probatoria relativa alla sostenibilità finanziaria e ai titoli abilitativi al momento di concessione dell’aiuto, il che, per un verso, scongiura il rischio di una disparità di trattamento; per altro verso, non impedisce la verifica del soddisfacimento dei requisiti di ammissibilità in un momento successivo, con eventuale revoca del sostegno economico e scorrimento della graduatoria; ciò, anche a motivo della necessità di non ritardare ulteriormente nella attuazione delle finalità dell’avviso e di poter disporre di una spesa certificabile alla Commissione Europea, quale indice di attuazione ed avanzamento del PSR”.

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