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L'INTERVISTA | Ursitti si "Lega" a Salvini e spiega perchè: "Di Matteo condivido tutto"

L'ormai ex fittiano ha ufficializzato il passaggio al Carroccio nei giorni scorsi. "Non è più il partito di Bossi". Primo banco di prova le elezioni 2019. "Landella? Serve figura in grado di competere"

Vociferato, sussurrato, poi acclarato dai numerosi momenti di convivialità col Ministro dell’Interno avuti in quel Lesina; quindi ufficializzato: Raimondo Ursitti è da qualche giorno un leghista a tutti gli effetti. Accolto con riunione dedicata dalle segreterie ai vari livelli, il consigliere comunale e provinciale, una volta fedelissimo di Raffaele Fitto e legato a Lucio Tarquinio, cambia casa. “Ma non pelle” pare dire quando sottolinea che i suoi rapporti con Matteo Salvini e la condivisione di ideali e valori “non nascono oggi”.  Quasi un passaggio naturale, nelle sue parole, per quanto obbligato -si evince- dal momento d’oro vissuto da Salvini a discapito di Berluscones e meloniani. E’ lì che bisogna andare se si vuol oggi contare e trovare spazio: una sorta di casa azzurra anno ’94, quando fermento ed entusiasmo erano alle stelle e il futuro a portata di mano (e di poltrone). E’ così che anche Ursitti fa il suo passaggio, diventando il quinto consigliere comunale nel capoluogo (è ormai il gruppo più numeroso quello leghista a Palazzo di Città) ma anche la voce più autorevole e pesante che il circolo dei primi e dei secondi arrivati potesse avere: gli ultimi saranno i primi, il segretario generale della Fiera di Foggia sembra destinato a ripercorrere questo passo evangelico in un movimento che, ironia del caso, ha fatto del Vangelo il suo dettaglio propagandistico. Figura trasversale, pontiere tra destra e sinistra, passando per il civismo di Leonardo Di Gioia, Ursitti viene considerato un garanzia, un “piede dentro” per chi il “salto” non può o non vuole ancora farlo (malgrado si conoscano i tentativi di avvicinamento dello stesso Di Gioia, via Caroppo). Quando lo contattiamo, tuttavia, intende metter le cose in chiaro.

“Con i civici c’è una vicinanza di valori rispetto alle politiche di attenzione di cui necessita un territorio e rispetto alle quali non c’è motivo di dividersi, ma io sono sempre stato un esponente di Direzione Italia - chiarisce-. Mi sono solo fatto “ospitare” alle scorse elezioni provinciali, semplicemente perché non avevo ravvisato nei partiti di centrodestra seduti al Comune di Foggia, Forza Italia e l’ex Ncd, un atteggiamento consono ai dettami di solidarietà che avrebbero dovuto avere. Non c’è altro. Tra l’altro parliamo di un ente, la Provincia, di secondo livello, in cui maggioranza e opposizione devono di necessità lavorare di concerto. E’ cambiato tutto con la riforma”.

Ursitti, perché la Lega?

La mia esperienza con Direzione Italia è finita con la scelta della candidature per le elezioni del 4 marzo 2018. La delusione è stata forte, io ritenevo non fossimo meritevoli di una disattenzione così marchiana, una azione che non ho gradito. Ho così ritenuto esaurita la mia esperienza con quella forza politica. L’ho comunicato, correttamente.

Questo ci è noto.

Con Forza Italia avevo già avuto un’esperienza in passato. Ritengo pertanto che la Lega sia l’approdo più naturale. La gente si scandalizza ma io voglio ricordare che negli anni passati ho fatto le stesse cose che faccio oggi con Matteo Salvini. C’è stima e simpatia per la persona, non è più la Lega di Bossi ma un movimento dove le idee sono condivisibili, che esprime una politica di riammagliamento di tutta la nazione. Valori e azione di Salvini mi convincono pienamente.

E’ entrato da soldato semplice al momento, ma avrà ambizioni certamente. Già si sussurrano candidature prossime. D’altronde, per il partito è un momento d’oro. Molti passaggi sono il frutto di questo calcolo, non crede?

Parlo per me e io, Raimondo Ursitti, non ho mai chiesto nulla. La mia esperienza politica, anche quella con Raffaele Fitto, è lì a dimostrarlo. Il mio modo di vedere la politica è un soggetto diverso dall’io, mi interessa il noi, essere partecipe di un programma. Io non entro perché devo fare il candidato alla Camera o il consigliere regionale; entro perché mi appassiona un’idea, un progetto.  Non ho mai ritenuto di dover fare una scelta in cambio di qualcosa. Sono una persona coerente.

La coerenza rischia di essere messa a dura prova già a settembre, nel tavolo di coalizione col centrodestra per le elezioni 2019. Quelle saranno un banco di prova per la stessa Lega foggiana. Dai banchi dell’opposizione ha sempre bocciato il governo Landella su tutta la linea, sin dalla rottura col primo cittadino. E tuttavia, quello del sindaco uscente, è un nome che potrebbe riproporsi per il bis. E il suo partito potrebbe sostenerlo.

Già alla vigilia delle elezioni del 2013 ritenevo che Landella non fosse strutturato per fare il sindaco, poi mi hanno chiesto di supportarlo ed io l’ho supportato. Non ho potuto più supportarlo, però, dopo l’operazione di estromissione di tre assessori, Verile compreso, messo fuori con la storia di Ataf, completamente inventata. E’ così che sono passato all’opposizione.

Si ma lei, Verile, Tarquinio, vi siete sempre espressi negativamente sul governo cittadino, bocciandolo.

Certo, rimane il mio convincimento. Tuttavia, se il partito decidesse di appoggiare Landella, io ingoierei Landella. Credo però che un tavolo serio per il centrodestra vada aperto ed è quello che suggerirò, per fare valutazioni che siano scevre da personalismi e che possano portare alla proposizione di una candidatura che sia in condizione di competere alla prossima tornata elettorale.

Il sindaco uscente non è in grado?

E’ evidente, non è che lo debba dire io. Parliamo di un sindaco che partì con 22 consiglieri di maggioranza, Miranda compreso; oggi se ne trova oggi 17, tre dei quali pescati dalla minoranza. Credo che sia veramente difficile trovare una amministrazione che perde così tanti pezzi nel corso del suo mandato. Ci saranno dei motivi. Non è un governo di centrodestra, è il governo di Landella.

E’ tempo di un sindaco “verde”?

Ritengo che a settembre il centrodestra debba sedersi ad un tavolo serio, ma serio, non come è stata amministrata la città in questi quattro anni e mezzo. E ragionare. Se si ragiona, ed io sono fiducioso che si ragionerà, si troverà la migliore soluzione.

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