Martedì, 19 Ottobre 2021
Politica

INTERVISTA | La Lega di Cusmai, il salviniano che vuole prendersi Foggia puntando sui 'capitani di periferia'

Dall'esplosione della Lega sul territorio alla costruzione, ora, di una vera classe dirigente; dalle elezioni provinciali a quelle comunali 2019, il segretario provinciale della Lega si apre a Foggiatoday

 “Abbiamo finito le tessere. La Lega sta avendo qui in provincia di Foggia un exploit che non immaginavamo. E’ chiaro che ora bisogna lavorare sulla crescita del gruppo dirigente, che deve essere di qualità. Ambiamo ad essere il primo punto di riferimento in Puglia”. E ancora: “Le elezioni amministrative 2019 saranno un test decisivo, stiamo lavorando ai candidati ideali, che dovranno incarnare una caratteristica importante, ovvero non essere profili da salotto”. Piuttosto 'capitani di periferie' pare dire Daniele Cusmai, 25 anni, vichese, da poco alla guida sul territorio di Capitanata del primo partito politico in Italia: i sondaggi dicono che la Lega ha superato il 30 per cento, sfiorando il 32 e scalzando i cinque stelle dalla prima posizione. Ora la responsabilità è grande, così come il rischio di costruire un carrozzone contenente di tutto, dove si approda per mero opportunismo. Sulle periferie incombe l’onere di fare la propria parte investendo in qualità, dimostrando di esserci sui territori e di saper capitalizzare quella cifra, replicandola in scala. Per saldare il consenso del “Capitano” e ramificarlo. All’atto delle nomine provinciali il segretario regionale, Andrea Caroppo, lo disse chiaramente: “Da questi segretari ci aspettiamo tanto. Non sono subjudice ma certamente attenzioneremo il loro lavoro. A partire dalle elezioni 2019”. Ed è per questo che proprio ieri Cusmai ha fatto scattare i commissariamenti in alcuni Comuni “che possono dare di più”. Lo incontriamo per una chiacchierata a 360 gradi sui temi di più stretta attualità.

Insomma segretario, da Cerignola ad Orta Nova, da San Giovanni Rotondo a Vieste, avete fatto fuori i salviniani della prima ora…

Non è un declassamento. E’ chiaro che oggi la Lega è il partito del 32 per cento  quindi c’è bisogno di un consolidamento e di rafforzare determinate situazioni. Abbiamo apportato modifiche in questo senso, sono aree in cui si può costruire molto di più. A Vieste il potenziale della Lega è tuttora inespresso. Abbiamo inviato figure aggreganti, che hanno il mandato di lavorare all’inclusione ed al superamento di frizioni e rotture che non fanno bene al partito.

Della serie: neanche è nata, già si è fratturata.

Qui in Capitanata stiamo vivendo una crescita esponenziale del partito, una esplosione della Lega. Questo ha creato timori e chiusure in alcune realtà. Noi invece pensiamo che un segretario debba aprirle le porte, non chiuderle.

Parliamo del primo tesseramento leghista in provincia di Foggia. A quante tessere siamo?

Oltre 700, e già venti sedi aperte. E siamo pronti ad aprirne altre. Prossimamente ci sarà una stagione molto fitta da questo punto di vista, a partire da Cerignola ed Orta Nova. E’ chiaro che bisogna lavorare ad un tesseramento di qualità, più che di quantità. Non dico che vanno fatte scremature ma sicuramente il lavoro deve essere oculato, altrimenti diventiamo come gli altri partiti e la Lega non può permetterselo.

Di certo non è un limite l’appartenenza ad altri partiti del centrodestra, lo abbiamo visto con i recenti ingressi, anche a Foggia (La Torre, Ursitti, etc). Non lo è neanche se provenienti dal centrosinistra?

Beh, è chiaro che non puoi passare da tesserato Pd a tesserato Lega. Per il resto, bisogna valutare caso per caso. Un altro discrimine è sicuramente la trasparenza e la legalità, il non essersi macchiato di alcunché: siamo il partito del Ministro degli Interni, dobbiamo stare attenti.

Questo aspetto riporta a San Severo, ad un salviniano della prima ora come Primiano Calvo, che continua ad essere un riferimento leghista in quell'area. La vicenda che lo ha interessato non è per voi un limite?

Calvo è un semplice simpatizzante, non posso vietargli di simpatizzare. Tuttavia, fino a quando non avrà risolto i suoi problemi, non posso accoglierlo nel partito.

Tornando al centrosinistra, si registra una volontà di avvicinamento dell’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, di recente volato a Monza per un incontro leghista riservato. Lei che che dice?

Non ci risulta che abbia preso le distanze da Emiliano, fa parte di una giunta regionale disastrosa, c’è poco da aggiungere. Mi rifaccio a quanto detto dal mio segretario regionale, Andrea Caroppo, che è stato abbastanza chiaro. 

E tuttavia sono note le sue ambizioni, anche per il Comune di Foggia. E’ una candidatura che la Lega sosterrebbe?

Non è il profilo adatto per noi della Lega.

Qual è il profilo della Lega?

Foggia ha tanti profili “da salotto”. Abbiamo bisogno di persone che sappiano rappresentare le periferie, che siano vicine alla gente. Già nei prossimi giorni proporrò un tavolo di coalizione provinciale.

Non è insediato già a livello regionale?

Sì. Lì si farà un ragionamento più complessivo. E’ chiaro però che noi conosciamo i territori più da vicino, andranno al voto anche Lucera, Orta Nova, San Severo. Ma, ancor prima, dobbiamo decidere delle elezioni provinciali, ovviamente in un’ottica di centrodestra.

I numeri lì non sono proprio dalla vostra parte, anche se in tanti si stanno muovendo, sindaco di Peschici compreso che, pare, potrebbe godere del vostro supporto.

Dobbiamo ragionare, troveremo il profilo più adeguato. Potrebbe essere la volta di un sindaco di un comune più piccolo, sì. Ma la Provincia è anche sintesi.

Tornando al livello comunale, il capoluogo sarà una grande sfida per la Lega. Di Landella, sindaco uscente, cosa ne facciamo?

Abbiamo già chiarito la nostra posizione in precedenza, ossia che Foggia merita molto di più.

Quindi?

Siamo costruttivi ed aggreganti, cercheremo sempre di trattare con tutti e di tenere unito il centrodestra. Chiaro che se ci viene “catapultato” Landella, ce ne faremo una ragione, ma non in senso positivo, e assumeremo le decisioni conseguenti. Anche scendere in campo da soli.

Immaginate che il sindaco possa essere leghista?

Ovvio. Foggia ha il gruppo consiliare più folto, ci sono molte chances. Il comune capoluogo è un obiettivo.

Impossibile replicare sui territori lo schema gialloverde che è al Governo?

A Roma c’è un contratto di governo, i cinque stelle sono persone di parola, come dice Salvini; sui territori, tuttavia, il nostro perimetro è quello del centrodestra.

Su cosa sarà incentrato il programma? Come pensate di fare la differenza a livello comunale?

In primis sicurezza, immigrazione, legalità. Lavoreremo subito sul viale della Stazione. Controllo e riqualificazione del quartiere sono in cima alla nostra agenda amministrativa. Quel gabbiotto non serve. Col ministro Salvini abbiamo inaugurato una stagione importante su questo fronte. Non solo a Foggia ma sul territorio nel suo complesso, disseminato di ghetti, che saranno smantellati. Noi non ci gireremo dall’altra parte, facendo finta di non vederli. Non saranno invisibili. E non lo saranno in primis a noi.

E come pensate di superarli? In alcuni Comuni, ultimo San Severo, si sta sperimentando il modello delle foresterie, per dare un tetto dignitoso ai braccianti stagionali e fornirli di trasporto per raggiungere i campi, nella convinzione che, così facendo, si possa cominciare ad intervenire sugli aspetti cruciali del caporalato. Lo stesso Salvini nel vertice in Prefettura a Foggia avrebbe chiesto di accelerare in questo senso. Lei cosa ne pensa?

E’ una cosa positiva, sono favorevole se destinate ad immigrati regolari, stagionali e foriere di dignità ed integrazione. Se dobbiamo creare altri ghetti, invece, non va bene. A San Severo abbiamo votato contro in virtù di queste perplessità. Il timore è che le cose inizino bene e poi finiscano male. Ci vuole attenzione costante e che siano aperte anche agli italiani (come in effetti è, ndr)

Non esiste solo l’immigrazione, ovviamente. Questo è un territorio vessato dalla criminalità, che è la più grande piaga. Abbiamo la quarta mafia. Il Ministro lo sa? Come pensa di combatterla?

La mafia ci fa schifo. Il nostro Ministro è impegnato a combatterla. Le risposte stanno arrivando e arriveranno. Noi, per parte nostra, chiediamo il casellario giudiziale a chiunque si candidi con noi.

La qualità della dirigenza fa la differenza, anche nei rapporti con Roma. E’ un concetto che Foggia ha vissuto, spesso in negativo, sulla propria pelle. Quanto conteremo con voi ai tavoli nazionali?

Basta con le stagioni della Capitanata fanalino di coda, oggi l’allungamento della pista Gino Lisa viene considerata una grande rivoluzione, quando invece dovrebbe essere la normalità. Siamo già un punto di riferimento regionale, ambiamo ad andare oltre. Foggia conterà a Roma, stiamo lavorando su questo fronte e i risultati si vedranno.

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