Politica

Intervista a Franco Landella: “Primarie nel Pdl oppure lascio”

Landella chiede un azzeramento a tutti i livelli delle cariche interne al partito e lancia la sua sfida allo scranno più ambito di Palazzo di Città. "Sono amareggiato, non vedo spiragli di cambiamento"

E’ mister “preferenze”, alias Franco Landella. 45 anni, ispettore sanitario, a Foggia da sempre il più suffragato tra i consiglieri comunali. “E per questo – dice - temuto ed emarginato”. Mai ricompensato dal partito. “Chi porta voti, è un soggetto da abbattere politicamente” dichiara. Oggi è amareggiato. Lo è sin da quando ha deciso di scendere nell’agone politico proponendosi agli elettori. Era il 1999, gli anni di Forza Italia. Landella - cattolico moderato, un’esperienza nella Democrazia Cristiana - abbraccia con entusiasmo il progetto di Berlusconi. Che i foggiani premiano con la vittoria al Comune di Paolo Agostinacchio sindaco. Il sorriso, tuttavia, diventa ben presto smorfia: il primo cittadino nomina una giunta prevalentemente tecnica, lasciando a bocca asciutta chi si era misurato col consenso elettorale. “E criticavano la Dc di essere un partito di pochi eletti!” sbotta Landella, che siede ininterrottamente in consiglio da allora. E solo in consiglio. Né un incarico di partito, né un ruolo istituzionale.  E la nascita del Pdl non gli ha riservato sorte migliore. Quasi 1800 voti nel 2009 a Foggia. Il più suffragato.

 

Ma ci ha provato anche alla ultime regionali, Landella. Ottima performance: il secondo dei non eletti…

Dietro Roberto Ruocco. Ma c’è una differenza: a suo favore e a favore di Lucio Tarquinio si è mobilitato tutto il coordinamento provinciale. Così come a favore di Leonardo Di Gioia si è mosso il duo parlamentare Pepe-Leone. Io, senza sponsor, ho preso quasi 7mila voti, 4800 solo a Foggia. E’ chiaro che mi è mancato l’assist sul territorio.

Abbandonato dal partito…

Non abbandonato. Combattuto, è più corretto. Chi porta voti nel Pdl è un soggetto da abbattere politicamente. E’ questo ciò che succede oggi. Dopo le comunali, nel 2009, mi si guardava con timore nel partito, non con apprezzamento.

E perché? Fa paura il consenso popolare?

Ovvio. Potrebbe mettere in discussione posizioni di rendita acquisite e consolidatesi nel tempo. Il partito è chiuso, arroccato. Non c’è trasparenza e le regole non sono uguali per tutti. Un Pdl lacerato dai personalismi. Chi ha consenso viene schiacciato. E non ci si accorge che così facendo si perde quell’unico, residuo filo di collegamento col territorio. Il Pdl non conosce la gente, i suoi problemi, le sue istanze.

Un giudizio molto duro, non crede?

Mi dimostrino che non è così. Mi dimostrino che chi occupa oggi postazioni di “peso” da un punto di vista gestionale ha consenso. Dia uno sguardo nei Palazzi, guardi in Provincia: quanti hanno i voti?Quanti girano per strada a raccogliere problemi e denunce dei cittadini?

Dica lei…

Pochi, pochissimi. E’ chiaro che c’è qualcosa che non funziona. Dopo la perfomance del 2009 mi aspettavo un riconoscimento. Ho messo la mia disponibilità nelle mani del presidente della Provincia, Antonio Pepe.

E?

Sono ancora in attesa. Ho un bagaglio di esperienza amministrativa accumulata negli anni. E come me l’amico Rosario Cusmai. Ci sono personalità che possono contribuire al rilancio di un esecutivo che non sta di certo brillando per gestione. C ‘è malessere. Molto malessere.

Di recente, si è profilato per lei un ruolo da coordinatore cittadino Pdl, che a Foggia manca. Non se n’è fatto più niente…

Anche lì, veti su veti. Nonostante a mio favore premesse l’intero gruppo consiliare al Comune di Foggia, con sponde a Palazzo Dogana. Così non va. Chi ti vota ambisce a vederti in ruoli chiave, capaci di dare risposte alle sue istanze. Altrimenti il voto perde valore. L’elettorato si disaffeziona.

Si va verso una nuova stagione. Si faranno i congressi, Alfano ha garantito…

Un congresso a furor di tessere, dove vince il potere economico, è un dibattito sterile, che non mi appassiona. Io ho dimostrato tutto. Che ce ne facciamo di pacchetti di tessere?La domanda è: c’è la volontà di cambiare?

Così pare…

Bene. Si inizi a dimostrarlo allora. Siamo in presenza di una fase di transizione: azzeriamo tutti gli organismi, a tutti i livelli. Subito. E si apra un confronto serio per individuare il progetto migliore e la squadra migliore. Si cominci a premiare il merito. Dopodiché, ben vengano anche i congressi. Con regole certe, che garantiscano trasparenza.

Chi dovrebbe sedere a questo tavolo?

Penso a tutte quelle personalità, sicuramente più autorevoli, che si sono misurate col consenso alle ultime regionali e che il partito sta mortificando. Queste persone hanno responsabilità elettorali oggi. E quindi politiche. Si dia loro la possibilità di fare sintesi. Non solo Franco Landella ma Rosario Cusmai, Leonardo Di Gioia, Giandiego Gatta, lo stesso Pio Mischitelli.

Landella prossimo candidato sindaco?

Ho l’ambizione di candidarmi alle prossime primarie, si. Che devono necessariamente tenersi. Al Comune di Foggia abbiamo iniziato un percorso di cambiamento che, spero, si tradurrà nell’adesione ad un progetto comune.

Sembra ottimista questa volta…

Il Pdl non ha alternative: deve cambiare passo. Deve raccordarsi alla volontà del territorio. Deve infondere fiducia ed essere credibile.

O…?

O può decidere di fare a meno di quel 15% di consenso in Provincia detenuto da Franco Landella, al quale sicuramente sarà interessato qualcun altro. 

Dobbiamo aspettarci un cambio di casacca? Magari un passaggio a Fli, tanto vociferato?

Se si continua a ragionare in termini di partiti personali, Fli compreso, che tanto stanno facendo male alla politica, guardi, non sono interessato. Preferisco ragionare col territorio.

In cantiere un nuovo movimento?

Si, il ‘Movimento a difesa della Capitanata‘, nel quale fare confluire tutti quegli amministratori stanchi e delusi, che quotidianamente cercano di dare risposte alle comunità che amministrano. Un movimento trasversale. Un partito del popolo.

Lo stesso coordinatore provinciale del Pdl, Gabriele Mazzone, è stato chiaro: “Il Pdl, per ora, è solo una felice intuizione”. Ma si sta lavorando dice…

E’ chiaro, lui ci sta bene. Ricopre il ruolo di coordinatore provinciale e di assessore a Palazzo Dogana.

Come giudica la sua gestione?

Mazzone da buon democristiano, è funzionale al sistema. E’ il sistema che va cambiato. Mazzone ha le mani legate.

Insomma, un aut aut…

La misura è colma. Sono amareggiato. E preoccupato. Spiragli di cambiamento, guardi, proprio non ne vedo.

 


 

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