Foggia e le sue infinite emergenze. Il dottore degli ultimi (ri)lancia l'allarme: "Città senza una politica Sociale"

Intervista al chirurgo pediatra noto per la sua attività di volontariato: "La storia di Paola e Alfredo è una delle tante. A Foggia non ci sono solo i senza fissa dimora, ma anche chi vive una nuova povertà". E sulle politiche sociali rincara: "Il sociale è un mondo a sé che va conosciuto bene. Le politiche sociali si fanno in strada"

Nell'agosto del 2019, sempre a FoggiaToday aveva parlato di "Foggia come bomba sociale che sta esplondendo nell'indifferenza delle istituzioni". A distanza di sei mesi la situazione non sembra essere cambiata. Francesco Niglio, chirurgo pediatra ai Riuniti, "medico degli ultimi" noto per la sua attività di volontariato, negli ultimi giorni del 2019 aveva denunciato la triste condizione in cui versavano Paola e Alfredo, due fratelli senzatetto, ridottisi a dormire in una corsia dell'ospedale di Foggia. La denuncia aveva portato a una replica piccata dell'assessore alle politiche sociali che aveva negato di aver mai respinto le istanze dei due senzatetto, cui aveva fatto seguito una controsmentita dei due fratelli che riferivano di aver palesato più volte la propria situazione attraverso mail e pec senza mai ricevere risposta. 

Adesso Alfredo e Paola hanno trovato un tetto grazie all'aiuto del dott. Niglio, ma si tratta di una sistemazione provvisoria, che non risolve il problema, anzi. Anche perché i due fratelli sono lo specchio di un problema molto più complesso. "Sarebbe un grosso errore focalizzare l'attenzione solo su Paola e Alfredo", ci dice Niglio. 

Quanti Alfredo e Paola ci sono a Foggia? 

"Non si può fare una stima, perché abbiamo senza fissa dimora che dormono in stazione, o qui in ospedale o in altre vie della città. Ma ci sono anche quelli che vivono una nuova povertà. La verità è che questa realtà bisogna conoscerla a fondo affinché si attuino le giuste misure".

Lo scorso agosto denunciò la mancanza di un piano di prevenzione freddo, oltre che contestare il bando per i pasti caldi agli ultrasessantacinquenni.

"Lei lo sa che le nuove povertà non riguardano gli ultra 65enni, ma la fascia compresa tra i 18 e i 34 anni? Ed è aumentata del 167% dal 2017. Chi ha ideato quel bando non ha assolutamente contezza della situazione. È assistenzialismo finalizzato al nulla, non tiene conto delle cause della nuova povertà, la ludopatia, la tossicodipendenza, il padre che perde un lavoro. E poi, pasti caldi assegnati a 150 ultrasessantacinquenni, e che cosa succede al 151esimo? Un padre di famiglia mi ha chiesto 'Dottore, che cosa mi faccio staccare, la luce o il gas?' e che risposte possiamo dare a chi vive questo disagio? C'è tanta gente che non accede alle cure perché non può pagare il ticket. È qui che dovrebbe intervenire l'assessorato". 

Lei che cosa avrebbe proposto?

"Abbiamo fatto le sponsorizzazioni per le rotonde o le aiuole, potrebbero essere fatte anche per il sociale. Non sarebbe stato meglio sponsorizzare dieci colazioni al giorno?". 

Crede, dunque, che non ci siano azioni incisive a livello di politiche sociali

"No. Le politiche sociali sono, innanzitutto, esenti da ogni forma di assistenzialismo. Vanno coniugate prevenzione e programmazione; bisogna comprendere il bisogno sociale. Una vera politica sociale qui manca da almeno 15 anni". 

Eppure i soldi non mancano

"Ci sono. Con il piano sociale di zona si hanno a disposizione fondi notevoli, ma le risorse vanno sfruttate a dovere". 

La patata bollente è stata lasciata nelle mani dell'assessorato alle Politiche Abitative. La vicenda di Alfredo e Paola e dei tanti che vivono nelle loro condizioni è davvero più un problema abitativo?

"Non scherziamo. Qui parliamo di persone che hanno perso il diritto più elementare, l'assistenza sanitaria, che è sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Partiamo dal presupposto che non ci sono case, ma se anche ci fossero, le utenze chi le paga? Ho letto anche di informazioni e indicazione sulle misure di sostegno economico (Red o Reddito di Cittadinanza), ma chi non ha una residenza come può utilizzarle?".

Quali sarebbero le prime misure che dovrebbe adottare l'assessorato?

"In primis bisogna programmare, fare una ricognizione delle risorse strutturali e umane, poi metterle al servizio di chi vive il disagio, l'esclusione, e far sì che le disuguaglianze vengano meno. Quelle disuguaglianze che noi società civile insieme con la politica abbiamo creato. La politica è fatta di programmazione e attuazione. Ecco, se fossi l'assessore cercherei di creare una rete, di beneficiare del lavoro delle associazioni di volontariato, piuttosto che dare risposte come in quell'irrituale comunicato. Magari prenderei esempio anche da quanto fatto a Bari?".

Ovvero?

"Mi riferisco al piano di interventi a contrasto della marginalità adulta. Una serie di azioni finalizzate a potenziare la rete dei servizi per il Pronto Intervento Sociale per i senza fissa dimora e interventi a bassa soglia per rispondere ai bisogni materiali immediati delle persone più fragili. Gli interventi sono rivolti sia ai senza fissa dimora che alle famiglie che una casa ce l'hanno, ma sono in condizioni di povertà. Tutto questo è avvenuto a Bari, non a Milano, Torino o Parigi. Qui non abbiamo un piano di emergenza freddo, che andrebbe discusso ad agosto e che non consiste nel distribuire la coperta al senza tetto. È un qualcosa di molto più elaborato, e le istituzioni dovrebbero occuparsene. Le azioni dei volontari sono tante, ma per quanto i volontari devono sostituirsi alle istituzioni? Il volontariato è integrativo, non sostitutivo. E anche quel settore è in difficoltà, perché il volontario a un certo punto si ferma". 

Che cos'è per lei il sociale?

"È un mondo a sé, che bisogna conoscere bene. Un mondo fatto di disagio, dove si parla una lingua particolare, dove per agire concretamente occorre sporcarsi le mani, inteso nel senso nobile, naturalmente. Quello delle politiche sociali è l'assessorato più importante, ma il ruolo lo si ricopre andando in strada, analizzando la situazione dei quartieri periferici. Lo si fa per strada. Lo sa, io non ho partecipato alla manifestazione del 10 gennaio".

Come mai?

"Per dovere verso i miei studenti universitari. Perché penso che la legalità vada a braccetto con la giustizia, e per me significa assicurare cure a chi non le ha, assicurare i diritti ai vari Alfredo e Paola. Abbiamo fatto quella sfilata, ma poi? Che cosa è cambiato? Nulla, fnché le tante persone senza fissa dimora continueranno a essere dei morti preannunciati".

Col sindaco Landella ha mai avuto modo di parlare?

"Ci conosciamo bene da tempo. Mi aspetto di parlare presto con lui, a lungo, di sociale". 

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