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Sconfessato da Emiliano, Clemente a rischio candidatura: deve dimettersi da consigliere

Sergio Clemente ricopre il doppio incarico di consigliere regionale e al comune di Foggia. Domenico De Santis: "Dovrebbe dimettersi". E ancora: "Nessuno ha garantito la candidatura, affermazione inqualificabile"

A poche settimane dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale pugliese, in casa PD divampa il caso “doppio incarico” di Sergio Clemente, consigliere di maggioranza in via Capruzzi dall’8 luglio 2014 e comunale di minoranza dal 31 dello stesso mese. Il capogruppo (o ex) del PD a Palazzo di Città - nonchè sostituto a Bari dell’europarlamentare Elena Gentile - volente o nolente dovrà fare i conti con le regole del PD (gli statuti nazionale e regionale, la commissione di Garanzia e il Codice Etico).

E con le decisioni dei vertici regionali, per nulla intenzionati a concedere sconti e privilegi agli eventuali candidati consiglieri nella coalizione guidata da Michele Emiliano. L’ex Margherita dovrà necessariamente mollare i banchi della minoranza a Palazzo di Città se non vuole rischiare di compromettere la sua posizione nel Partito Democratico e l’eventuale candidatura nella lista a sostegno del candidato alla presidenza della Regione Puglia.

Sì, perché di eventualità si tratta, così come sottolineato anche da Domenico De Santis, componente della segreteria regionale del PD Puglia e coordinatore della campagna elettorale di Michele Emiliano: “Le affermazioni di coloro che sostengono essergli stata ‘garantita’ dal livello regionale la candidatura alle prossime elezioni regionali appare inqualificabile. Prima che si pronunci la Direzione provinciale indicando la ‘bozza di lista’, a nessuno può essere garantita la candidatura. E' lo statuto del Partito Democratico a prevedere tale procedura democratica. Mi auguro che tutti coloro che aspirano alla candidatura nel PD si attengano a queste regole di condotta”

Sconfessato persino da Emiliano, il 45enne esponente del centrosinistra non ha altra scelta, stante le motivazioni addotte dalla segreteria cittadina, che ha definito “insostenibile” il doppio ruolo da lui ricoperto a Palazzo di Città e a via Capruzzi, accusandolo di aver disertato gli incontri convocati dalla segreteria cittadina per risolvere la sua incompatibilià-incandidabilità. La questione è chiara, basti pensare che la Commissione Nazionale di Garanzia – dopo aver analizzato l’art. 21 dello statuto, all'unanimità ha ritenuto che “gli iscritti al PD non possono ricoprire contemporaneamente incarichi elettivi o esecutivi in istituzioni diverse tra loro, salvo eventuali deroghe secondo le procedure statutarie”. Quindi, “in caso di cumulo di incarichi non autorizzato, l'iscritto deve dimettersi da uno dei due incarichi ricoperti entro trenta giorni. Qualora non si dimetta, sarà passibile delle sanzioni di cui all'art.13 del Regolamento delle Commissioni di Garanzia”.

Sanzioni che - proporzionali al danno recato al partito - vanno dal richiamo scritto comminato dalla commissione di Garanzia provinciale, alla rimozione della responsabilità nelle organizzazioni di partito cui provvede l’organismo esecutivo territorialmente competente. Dalla sospensione dal partito per un periodo che va da un mese a due anni, alla cancellazione dall’albo degli elettori e dall’Anagrafe degli iscritti.

L’invito a lasciare la carica di consigliere comunale arriva da più parti – anche da Domenico De Santis - secondo il quale “per essere coerente con le regole statutarie sui doppi incarichi” – dovrebbe dimettersi “presentando formali dimissioni presso l'ente di appartenenza e non in altra sede totalmente incompetente”, come invece è avvenuto con l’annuncio delle dimissioni da capogruppo.

Del caso Clemente, in casa PD, se ne parla da qualche settimana. Nei mesi scorsi, per ben due volte, la commissione cittadina di Garanzia si è riunita per discutere del ricorso contro l’attuale consigliere regionale. Commissione che dopo due riunioni ha deliberato – oltre che incompatibili le due cariche (art. 21 comma 6 dello Statuto e appunto il Codice Etico), la sussistenza della violazione dell’art. 22 comma 2 del regolamento PD, secondo il quale gli eletti “hanno il dovere di contribuire al finanziamento del partito versando alla tesoreria una quota dell'indennità e degli emolumenti derivanti dalla carica ricoperta. Il mancato o incompleto versamento del contributo previsto dal Regolamento di cui all'articolo 36, comma 2, è causa di incandidabilità a qualsiasi altra carica istituzionale da parte del Partito Democratico, nonché dei provvedimenti disciplinari di cui il Regolamento previsto all'art. 39 e 40 del presente Statuto”.

Il PD – compatto da Bari a Foggia – non ha alcun dubbio su cosa deve fare Sergio Clemente: dimettersi dalla carica di consigliere comunale. A dirlo sono le regole, a confermarlo è il partito regionale del leader Michele Emiliano. In attesa di dimissioni.

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