Gianni Mongelli, l’on. Galante e Rizzi inaugurano a Foggia la sede del comitato provinciale per il ‘no’

Inaugurata la sede di piazza XX Settembre in occasione del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. C’erano anche Maurizio Carmeno, Mario Nobile, Michele Cera e Giuseppe Grifa

I rappresentanti del comitato per il 'no'

Il Comitato per il no al referendum della provincia ha inaugurato la sua sede (piazza XX settembre 15, Foggia) con un incontro pubblico al quale hanno partecipato esponenti di associazioni, organizzazioni e partiti contrari alla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi.

Ha aperto i lavori Michele  Galante,  presidente provinciale dell'Anpi, che ha sottolineato come la campagna elettorale sia  caratterizzata da "una disparità inaudita tra le forze in campo". "La  televisione pubblica - ha aggiunto - è stata occupata manu militari dal governo, è stata lesa la par condicio." Ciononostante Galante è ottimista: "Stiamo girando molto tra la gente e i cittadini stanno comprendendo quanto sia pericolosa la riforma. Una minoranza del Paese si è arrogata il diritto di scegliere per la maggioranza.” Galante ha concluso rivolgendo un appello perché il Paese rimanga coeso: “Non siamo contro la revisione della Costituzione ma contro questa riforma.”

È quindi intervenuto il segretario provinciale della Cgil, Maurizio Carmeno, che ha motivato le ragioni del suo “no” con la necessità di difendere  il valore della Costituzione come “bene condiviso in cui si riconosce la maggioranza dei cittadini”. “Il mondo del lavoro – ha detto ancora Carmeno - deve fare con forza la sua parte per ribadire la centralità di quei diritti di associazione e di rappresentanza riconosciuti dalla Costituzione e mortificati da Renzi. La riforma rafforza il potere dell'esecutivo a scapito delle istituzioni locali con il rischio di mortificare i territori e le autonomie.”

Preoccupazione condivisa anche da Domenico Rizzi, presidente provinciale dell'Arci: “limitando e mortificando la rappresentatività dei territori, la riforma finisce con il limitare la democrazia.” A chiedere il rispetto della rappresentatività è stato anche Mario Nobile (Sinistra Italiana) che si è soffermato sul rapporto tra la riforma e il “combinato disposto” che determina il nuovo sistema elettorale: “la previsione di un premio di maggioranza spropositato è uno schiaffo alla rappresentatività, che è importante per la democrazia più ancora della governabilità: per questo auspichiamo una revisione della legge elettorale in senso proporzionale.”

La stigmatizzazione della centralizzazione dei poteri prevista dalla riforma ha accomunato tutti gli interventi.  Michele Cera (Comitato Studentesco per il no) ha detto che “la retorica del cambiamento che il governo enuncia a piè sospinto, è contraddetta dai fatti: la riforma tende ad escludere i territori soprattutto quelli subalterni.”

Giuseppe Grifa (Rifondazione Comunista) ha sottolineato l’importanza del referendum che si è svolto domenica scorsa a Manfredonia, caratterizzato da una larghissima affluenza alle urne e da una schiacciante maggioranza di no al deposito di metano che la Energas vorrebbe realizzare nella città sipontina: “Da Manfredonia giunge una lezione inequivocabile: se un popolo è privato dei suoi diritti è in grado di rialzarsi e far sentire la propria voce. La vera modernità è la democrazia rappresentativa, per questo oltre vero cambiamento è il no.”

Ha concluso gli interventi Gianni Mongelli, tornato alla politica attiva dopo la conclusione della sua esperienza come primo cittadino di Foggia, proprio in occasione del referendum sulla riforma che senza mezzi termini ha definito “un attacco alla democrazia.” “Si interviene sulla Costituzione in maniera scomposta senza raggiungere gli scopi che ci si prefigge. Non si risparmia né si semplifica. Non lo accetto e per questo da cittadino dico no. Sono felice di essere seduto a questo tavolo.” “Quella arrivata da Manfredonia – ha concluso Mongelli - è una risposta netta e forte anche nei confronti di chi, attraverso la “nuova” Costituzione, vorrebbe calpestare la volontà delle comunità locali. I problemi del territorio, dell’ambiente, della salute non possono essere delegati al volere del potere centrale. Una ragione in più per dire no il 4 dicembre alla riforma Renzi-Boschi.

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