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Regionali PD, Calvio all'attacco: "Non imputate a me l’omicidio politico di una generazione"

La vice segretaria provinciale del PD Capitanata torna sul voto in direzione regionale. “Se 35 dirigenti del PD decidono di chiudere la porta in faccia ai Giovani Democratici, non è a me che si può imputare il tutto”

Un voto che non tradisce la storia, il vissuto, le esperienze personali di un passato recentissimo. E’ quello di Iaia Calvio, vice segretaria provinciale del PD di Capitanata, in direzione regionale. “Lealtà, responsabilità e coerenza sono come il coraggio: se non li hai, è difficile che altri te li possano dare”, spiega Calvio.

“Io ne ho fatto uso partecipando alla Direzione regionale del Partito Democratico pugliese che ha approvato la lista dei candidati al Consiglio regionale e rispettando il principio di maggioranza tanto invocato in queste ore a Roma. Un’organizzazione plurale e al tempo stesso democratica non può che avere in questo principio l’architrave della propria azione”, puntualizza. “Pur non condividendo il deliberato della Direzione provinciale, in cui il Circolo di Orta Nova ha espresso apertamente e in posizione minoritaria il proprio voto contrario, non ho ritenuto giusto che 12 membri dei 75 che compongono la Direzione regionale sovvertissero la scelta della maggioranza della Direzione di Capitanata: 35 voti a favore, 5 contrari e 3 astenuti su un totale di 52 componenti”.

Spiega ancora Iaia Calvio: “E’ stata una decisione politicamente dolorosa; ma obbligata. Una responsabilità a cui non mi sono sottratta per poi fare la “splendida” in altri luoghi, reali e virtuali. Ho espresso un voto assolutamente coerente con la mia storia di dirigente del Partito Democratico sin dalla sua fondazione. Nulla di sorprendente: l’autentica adesione al principio che le decisioni assunte dalla maggioranza si sostengono anche se non si condividono. Vale a Roma come a Foggia. Mi resta l’amarezza e la delusione per tutto ciò che è successo dopo: le illazioni sugli incarichi futuri con cui sarei stata blandita, il linciaggio mediatico, le aggressioni violente sui social network e gli attacchi consumati in privato. Veleni che di democratico non hanno proprio nulla”.

Al Partito Democratico, ne è convinta, ha dato molto più di quanto abbia ricevuto in termini di rispetto, lealtà, solidarietà, coraggio. “Troppo spesso ho dovuto sopportare attacchi gratuiti e ingiustificati, che evidentemente sono il prezzo da pagare alla libertà che esercito e rivendico. E in politica la libertà impone, innanzitutto, partecipazione e responsabilità. Se 35 dirigenti del PD della provincia di Foggia decidono di chiudere la porta in faccia ai Giovani Democratici, non è a me che si può imputare l’omicidio politico di una generazione”, conclude. “La personalizzazione dello scontro è un altro ‘regalo’ della personalizzazione della rappresentanza politica ed istituzionale. Io non l’ho mai intesa così e non intendo iniziare oggi”.

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