Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Spuntano i 'conciliatori' per salvare Iaccarino: le 'colombe' della maggioranza in missione di pace

Un gruppo di consiglieri comunali sta lavorando affinché la coalizione deponga l'ascia di guerra. E c'è ancora chi spera che il presidente rassegni le dimissioni senza arrivare a votare la sfiducia, togliendo dall'imbarazzo il centrodestra

Leonardo Iaccarino

"Partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri". Rino Gaetano calzerebbe a pennello se l'opera di moral suasion della componente interna alla maggioranza che prova a domare le fiamme sul caso Iaccarino andasse a buon fine. A provare l'esistenza di una corrente di conciliatori è il consigliere comunale della Lega Consalvo Di Pasqua che, secondo le indiscrezioni fin qui circolate, sarebbe il primo dei negoziatori: "La migliore opzione è confermare Iaccarino e trovare la soluzione intorno a lui. C'è una componente che la pensa così".

Non ci sarebbe alternativa a Iaccarino, o meglio, sarebbe preferibile lasciare le cose come stanno, secondo la sua filosofia. "Non dico di salvare Iaccarino, dico che c'è bisogno di unire il centrodestra e di trovare una persona che unisca e che non divida. In questo momento il centrodestra ha bisogno di unità. I partiti, i consiglieri comunali, devono fare in modo che regni la pace nella coalizione. Noi siamo le colombe, all'interno di questa coalizione del centrodestra, per far sì che si metta la pace tra tutti".

Non è dato sapere quante siano le colombe. "Io penso che molte persone la pensino alla stessa maniera. Ma non dico 'noi stiamo da una parte o dall'altra', noi stiamo nella coalizione, per fare in modo che non scoppino guerre". 

Sulla stessa linea d'onda il consigliere comunale dell'Udc Antonio Capotosto: anche lui è una colomba. "La pace porta molti frutti, la guerra porta disordine. E noi dell'Udc siamo per la pace, per il bene dei nostri concittadini. E vorremmo fare questo discorso con tutto il gruppo di maggioranza".

Non prospetta una soluzione, purché si deponga l'ascia di guerra per anteporre i problemi della città. "Se uno percorre una strada tortuosa, piena di dossi, pericolosa, cerca di tornare indietro o di dirigersi verso un'altra strada migliore: è quello che noi stiamo cercando di fare, percorrere quella strada dove trovare uno spiraglio di luce non per noi amministratori, ma per la nostra città. Siamo soffocati dell'emergenza abitativa, da problemi occupazionali, e dobbiamo discutere argomenti più essenziali, non possiamo farci la guerra. Nella vita tutti possiamo sbagliare, l'importante è che si ritorni indietro e ci si accorga davvero di aver sbagliato".

Ecumenico, ha letto un ravvedimento nelle parole di Leonardo Iaccarino nella conferenza stampa dell'11 gennaio. Lo ha convinto. "Il primo video mi ha dato molto fastidio", ammette, poi, però, dalle successive dichiarazioni ha dedotto come le sue espressioni fossero dettate dalla rabbia. "L'importante è che si sia ricreduto e vada avanti per la strada giusta, per il bene della nostra città". Una volta imboccata la retta via e pentito, insomma, può rimanere al suo posto.

Sembra piuttosto riduttivo pensare che uno sparuto gruppo possa risollevare le sorti di Iaccarino, e la realtà appare ben più complessa. L'imbarazzo è il sentimento prevalente nel centrodestra ed è il fattore che spinge la stragrande maggioranza dei consiglieri a confidare ancora nelle dimissioni last minute del presidente del Consiglio comunale. A conti fatti, l'impresa di salvarlo sarebbe impossibile, considerando che è sufficiente arrivare a quota 17. Ma c'è anche un altro fattore: alcuni consiglieri sarebbero orientati a credere che in caso di ricorso, il Comune potrebbe soccombere e il Tar potrebbe dare ragione a Iaccarino.

Non lo esclude, per esempio, il consigliere comunale della Lega Dario Iacovangelo, anche lui preoccupato che la maggioranza si stia pericolosamente avvitando sul caso Iaccarino, rischiando di rallentare l'azione amministrativa. Al momento della dichiarazione di voto, chiarirà le ragioni della sua posizione ma, a giudicare dalle sue parole, sembra orientato a pronunciarsi favorevolmente sulla revoca.

"Quella mozione è stata firmata anche da me e oggi è agli atti", ripete. E tirando le somme, ricorda a se stesso e agli altri di avere un dovere istituzionale: difendere la città che, da questa vicenda, si è sentita offesa. Poi non si esime dall'esprimere un'opinione personale sull'episodio scatenante, formulando concetti, per la verità, sottaciuti ma condivisi anche da altri colleghi. "Penso che Leonardo Iaccarino non abbia fatto del male a nessuno, questo è un dato di fatto. Non ha commesso nessun reato. A parlare sono gli atti amministrativi. Se noi dovessimo andare fino in fondo e leggere i regolamenti, io credo che se lui dovesse fare ricorso al Tar, è vero ha offeso l'opinione pubblica, ha offeso me, la mia famiglia con quell'atteggiamento, ma nel Testo Unico sugli Enti Locali non c'è la voce 'offesa dell'opinione pubblica', ma c'è un reato reiterato durante le sue funzioni. È vero che abbiamo firmato un codice etico, come è vero che in una città dove c'è la quarta mafia, quelle immagini possono essere travisate. Quindi è questo il danno che ha fatto, perché non ha mai fatto mancare nulla all'interno dei lavori consiliari o delle commissioni: da quel punto di vista, lui è stato impeccabile. La città ha subito un'offesa, soprattutto per il contesto sociale in cui viviamo. A me farebbe davvero piacere che fosse Leonardo Iaccarino a rassegnare le dimissioni, senza arrivare alla mozione di sfiducia: sarebbe un grande gesto di responsabilità istituzionale. È l'opinione pubblica che ha offeso, ha urtato la sensibilità della città". Oltre a essere amareggiato, teme che il caso possa trascinarsi ancora per le lunghe. "In piena pandemia ci siamo paralizzati sulla questione Iaccarino".

La mozione di sfiducia è stata depositata il 9 gennaio. Entro il 28 gennaio, dunque, il Consiglio comunale di Foggia dovrebbe discuterla. I capigruppo di opposizione Pasquale Dell'Aquila, Pippo Cavaliere e Giuseppe Fatigato il 12 gennaio hanno formalizzato la richiesta di convocazione urgente della conferenza dei capigruppo, rimasta a tutt'oggi inevasa. La proposta di revoca del presidente decanta, insieme ai sentimenti dei consiglieri. 

Non ci sarebbe alcun tentennamento nel gruppo di Fratelli d'Italia e Gino Fusco lo dice a chiare lettere: "Se avere nella vita dei ripensamenti è legittimo, questi mai possono esserci quando è in ballo la credibilità delle istituzioni che ogni singolo consigliere comunale è chiamato a rappresentare”. Allineato anche Bruno Longo, che in passato, non è certo un mistero, aveva difeso Leonardo Iaccarino. Come aveva dichiarato alla nostra testata nel giorno della conferenza stampa del presidente del Consiglio, questa volta non si torna più indietro: "Avendola firmata, devo votare per la sfiducia".

“Ci siamo riuniti come gruppo consiliare, come è nostra prassi, in segreteria provinciale insieme agli organi di partito per discutere delle proposte di rilancio della città di Foggia che presenteremo a breve alla maggioranza e alla città, e in quella sede è emersa l’importanza che FdI sia il gruppo che deve tenere la barra dritta a fronte di qualche consigliere che, pare, essere stato colto da dubbi e perplessità - ha aggiunto Fusco - quando sarà in aula, noi tutti, come emerso, voteremo favorevolmente la mozione che abbiamo sottoscritto. Ne va della nostra credibilità, e in politica la credibilità di ognuno di noi è tutto”. 

Tanto per aggiungere qualche elemento di valutazione, nella Lega Salvatore De Martino e Concetta Soragnese voteranno a favore della sfiducia che hanno firmato. Lo stesso dicasi per il consigliere comunale di Forza Italia Raffaele Di Mauro.

Ribadisce il concetto che aveva espresso già quattro giorni fa il capogruppo del gruppo Misto Alfonso Fiore: "Faccio quello che decide la maggioranza. Nel momento in cui faremo la riunione dei capigruppo, ne discuteremo insieme. Non faccio colpi di testa. Le mie idee le ho ben chiare e vado avanti". E sbaglia, a suo dire, chi parla di una frattura interna alla coalizione: "Non siamo divisi, anzi, siamo forse più uniti di prima".

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