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Giuseppe Mainiero

Giuseppe Mainiero

Assenteismo al Comune, Mainiero guarda il quadro generale: "Ci fu inerzia del sindaco"

Per il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, la vicenda è "solo un aspetto di una vicenda politica più importante: la lotta all'abusivismo commerciale"

Combattuto fino all’ultimo se intervenire o meno sulla vicenda che ha interessato i 18 licenziamenti lavoratori del Comune di Foggia, Giuseppe Mainiero, capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale rompe gli indugi, e anche il silenzio.

"Le considerazioni che andrò ad esporre, muovono da alcune riflessioni che la lettera di Micky de Finis, rese nella sua qualità di segretario della Direl, richiede. Ma ancor prima di ogni considerazione, ritengo utile e doveroso precisare che le responsabilità penali del comportamento di ognuno sono e restano personali e ritengo che se ne debbano occupare esclusivamente i magistrati preposti a tele compito”.

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“Detto questo, ciò che non condivido affatto è la considerazione sul profilo pilatesco di certa politica, intenta solo ad apparire ostentando scrupolo circa il rispetto dei ruoli e della legge e mi riferisco, in particolare, al sindaco di Foggia, Franco Landella ed al segretario generale Maurizio Guadagno e ed assumo ogni tipo di responsabilità in merito alle considerazioni che mi accingo a mettere nero su bianco".

Spiega quindi Mainiero: “In questa amara vicenda non si sarebbe mai dovuti arrivare alla magistratura, con l'inchiesta in questione, ed il sottoscritto - soggetto politicamente responsabile del Servizio integrato Attività Economiche, meglio conosciuto come Servizio Annonario - fu di fatto costretto a rivolgersi alle autorità giudiziarie intervenute, stante l'inerzia del sindaco Landella e del segretario Guadagno”.

“Ricordo che l'ex assessore all'Annona, Eugenia Moffa, indicata ad amministrare quel Servizio dal partito Fratelli d'ItaliAlleanza Nazionale, sin dal suo insediamento e con comunicazioni formali inviate per posta elettronica certificata, denunciò lo stato di sostanziale autogestione del Servizio, dove tutti i dipendenti erano in possesso delle chiavi plesso, l'assenza di portierato o vigilanza di cui ne chiese invano l’istituzione, o in alternativa il trasloco degli uffici in via Gramsci, cosa tra l'altro avvenuta in questi giorni”.

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“Tralascio gli aspetti più squisitamente tecnici circa la non osservanza dei dettami relativi alle norme sulla trasparenza e l'anti corruzione, ma il dato essenziale da cui si vorrebbe sfuggire in questa vicenda - riflettendo su ciò che Micky de Finis paventa circa il rischio davvero inquietante di una reintroduzione della legge del taglione nell'era Landella - é che si possa consentire la non individuazione di altre responsabilità, ancora più gravi, al punto che la vicenda possa andare a concludersi circoscrivendo in capo ai 18 le esclusive responsabilità, mentre così non è e non può essere”.

“E difatti, nell'agosto del 2014, la mia denuncia per i fatti verificatisi all'ex annona risale al gennaio 2015. L'assessore pro tempore Moffa chiese formalmente al sindaco Landella l'apertura di una procedura disciplinare a carico del dirigente Stanchi a cui fecero seguito reciproche iniziative a carattere giudiziario. Inutile evidenziare che il sindaco non diede corso alla procedura e solo nel novembre dello stesso anno, a ben tre mesi di distanza dalla richiesta di procedimento disciplinare a carico del dirigente, destinò lo stesso  ad altro servizio, ma solo nel novembre 2015”.

In quel caso alcuni dipendenti formalizzarono una raccolta di firme, con la quale chiedevano a Landella che Stanchi restasse in quel Servizio. “Con il senno di poi – ironizza amaro Mainiero - mi sono fatto una ragione del tanto smisurato affetto. La mia denuncia infatti nasce proprio da questa circostanza: nonostante Stanchi fosse assegnato ad altro Servizio, continuava incurante a stazionare nel plesso dell'ex annona, nella stanza della moglie che ricopriva nello stesso servizio una Posizione Organizzativa, i cui profili di illegittimità furono anch'essi segnalati al sindaco ed al segretario generale che, anche in questo caso, non fecero nulla”.

“Ma nonostante la richiesta di procedura disciplinare (agosto 2014) e le reciproche iniziative giudiziarie implose tra l'ex assessore Moffa ed il dirigente Stanchi, Landella riconferisce a Stanchi l'incarico di dirigente all'Annona. Siamo nel febbraio 2015, staziona ora legittimamente in quei locali e ricomincia lo scontro tra il dirigente e l'assessore, la materia del contendere è sulla legalità e sulla trasparenza in quel Settore. In particolare il dirigente porta al sindaco, ma senza la firma dell'assessore, una proposta di delibera nella quale, di fatto, sana la posizione degli abusivi del commercio”.

“L'ex assessore evidenzia al sindaco la non praticabilità giuridica della proposta, anche perché nel frattempo la dottoressa Moffa aveva definito con Prefettura, Questura e Procura un protocollo che andava a superare lo spinoso problema che in quei giorni si poneva. E difatti, dopo aver preteso di cestinare la proposta partorita dal dirigente, Moffa col dirigente alla pianificazione definisce un atto di indirizzo, poi votato in Giunta, teso ad affrontare la problematica, atto di indirizzo che il dirigente utilizza come pretesto amministrativo per rilasciare i permessi per le cosiddette "casette di Landella", definite cosi perché da lui volute pensate e volute”.

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“Parlo di quelle casette di legno che, fino a qualche mese fa ospitavano i venditori di prodotti ortofrutticoli, rimosse a spese dei foggiani da Landella, circa 50 mila euro, perché nominato dalla Procura del Tribunale "custode giudiziario" delle stesse. I rilievi circa la illegittimità di quei permessi furono tutti evidenziati al dirigente, al segretario generale ed al sindaco. Si faceva rilevare  la circostanza che quei permessi, unitamente all'investimento necessario per la tipologia dei manufatti richiesti avrebbero generato una aspettativa fuorviante  negli stessi operatori del settore. Ma anche i rilievi e le considerazioni di Moffa furono respinti e la stessa, viste le circostanze, formalizzò le dimissioni che successivamente furono rese esecutive dal sindaco”.

Il resto è cronaca. “La successione dei fatti è importante per comprendere come, la vicenda degli assenteisti sia dunque solo un aspetto di una vicenda politica ben più importante, quella del superamento dell'abusivismo commerciale, vicenda che si è consumata nell'ambito di quel Servizio, tra il sindaco ed il sottoscritto quale rappresentate di una forza politica che, evidentemente, Landella si era illuso di poter commissariare attraverso l'uso dei dirigenti, di Stanchi nel caso specifico”.

Conclude quindi Mainiero: “Ora, al di la dei diversi profili della vicenda, ciò che mi preme sottolineare è come la responsabilità politica dell'accaduto sia ascrivibile esclusivamente a Landella, per aver tentato di condizionare e commissariare la guida politica di un Servizio, l'ex Annona, che aveva nell’assessore Moffa l'esclusivo responsabile istituzionale e di aver coinvolto a tale scopo, utilizzandola, la tecnostruttura di quegli Uffici, al solo ed unico fine di compiere un disegno politico che non aveva nel programma elettorale alcuna previsione. Questa la verità delle cose, che Landella non vuol riconoscere ma che viene fuori dagli atti e dai fatti”.

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