Martedì, 19 Ottobre 2021
Politica

Altra fumata nera a Palazzo di Città, Mongelli: “Ora scelgo io”

Tra i più vociferati Augusto Marasco all'Urbanistica e Pippo Cavaliere ai Lavori pubblici. Torna il nome di Rita Amatore, resistono quelli di Daniela Scarpiello, Marisa Cavaliere e Daniela Marcone

135 giorni non sono bastati alla maggioranza al Comune di Foggia per uscire dalla crisi. E, a meno che non sia il sindaco in persona a compiere l'atteso scatto di reni e ad avocare a sé - come la legge gli consente - l'onere e l'onore della scelta dei nuovi assessori, si rischia di andare tutti a casa. Perché se a parole ciascuna forza politica ha dato carta bianca al primo cittadino, nei fatti pochissime sono quelle che hanno fatto un reale passo indietro, conscie della gravità della situazione.

La crisi si è avvitata. L'aver temporeggiato oltremodo di Mongelli, nel tentativo di metter d'accordo tutti, non ha pagato, ottenendo come solo risultato quello di offrire il fianco alle rivendicazioni personalistiche dei partiti, che mal si conciliano con l'esigenza di un esecutivo di alto profilo promesso alla città (senza governo dal 16 gennaio scorso).

L'ennesima fumata nera sul nuovo esecutivo è stata registrata ieri, nel vertice che Mongelli ha convocato in tutta fretta per un ultimo tentativo di mediazione all'indomani della sonora bacchettata del presidente del consiglio comunale, Raffaele Piemontese, che ha pubblicamente ritirato la sua disponibilità ad entrare nell'esecutivo come vicesindaco con delega al Bilancio, lanciando l'ultimatum: "nuova giunta in 48-72 ore o rigorosa valutazione circa la nostra capacità di essere adeguati al governo della città".

Ma le due ore ieri di confronto duro e serrato, a tratti molto aspro, non ha partorito nulla. Mongelli mette in guardia: il tempo scade domani sera. La lista, lui, - avverte - ce l'ha già pronta. 6, forse 7 tecnici accanto agli eletti (Russo, Frattulino, Pellegrino e Iuppa).

Tra i più vociferati il presidente dell'Ordine degli Architetti, Augusto Marasco, all'Urbanistica; il presidente della Fondazione Buona Samaritano, Pippo Cavaliere,ai Lavori pubblici. Sarebbe tramontato, invece, il presidente dell'Ordine dei geometri, Leonardo Pietrocola. Due, forse tre le donne: una alla Polizia Municipale e sicurezza, dove il sindaco avrebbe individuato una dirigente della Polizia di Stato; una per l'Istruzione; un'altra alla cultura. Torna il nome di Rita Amatore, resistono quelli di Daniela Scarpiello, Marisa Cavaliere e Daniela Marcone.

Ma l'Udcap non retrocede di un millimetro: oltre alla riconferma per Morlino (sacrificando Frattulino) e alla casella di vicesindaco, bisogna che nell'esecutivo entri il consigliere Enzo Perulli.

Nè molla il Psi, che di cedere l'assessorato che fu di Di Gioia agli ex compagni di Socialismo Dauno proprio non ne vuole sapere. Peraltro rischia di aprirsi un altro fronte proprio i "9" (nel frattempo diventati 8, dopo il ritorno in casa Pd di D'Agnone), che non avrebbero gradito la mancata convocazione al tavolo di ieri, nata - si mormora - sulla scorta del documento che il Psi e il duo Laccetti-Leone hanno consegnato al sindaco in cui si "ricorda", in vista della formazione del nuovo esecutivo, che la coalizione sia "quella uscita dalle urne", al netto delle defezioni e dei gruppi nati successivamente. Ce n'è abbastanza, insomma, per una crisi di nervi che faccia definitivamente saltare il banco. Mongelli proceda.

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