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Landella ora seduce i cinquestelle: per la presidenza gioca il jolly Quarato, Movimento al crash test

Spunta l'ipotesi a Cinquestelle. A caldeggiare l'idea sarebbe il sindaco in persona. Il metodo delle consultazioni non ha funzionato. Giovedì si vota in aula e oggi stesso il centrodestra dovrà trovare una coalizione per evitare di andare allo sbaraglio e, soprattutto, di dilaniarsi definitivamente

Le consultazioni di Franco Landella sono miseramente fallite. Il metodo mutuato dalla prassi costituzionale per la formazione del governo nazionale non è andato a buon fine. Ieri pomeriggio sindaco e forze politiche della coalizione si sono incontrati come se nulla fosse per dirimere l'annosa questione dell'indicazione del prossimo presidente del Consiglio comunale di Foggia, proprio come era accaduto nel giorno dell'arresto di Bruno Longo.

A questo punto, non si può certo obiettare che fossero parole di circostanza quelle pronunciate dal primo cittadino alla notizia dell'insediamento della commissione d'accesso. Il suo atteggiamento risulta consequenziale: è sereno, proprio come ha dichiarato. Nulla sembra scalfirlo. Anche quando l'oroscopo gli dice male e i pianeti non si allineano.

A proposito di stelle, Landella gioca il jolly. Prova la carta Quarato. Avrebbe tentato di convincere i suoi della necessità di aprirsi all'ipotesi di investire dell'ormai sempre più gravoso compito l'ingegnere pentastellato. 

Non si sa se si tratti di una provocazione per ringalluzzire partiti e forze politiche di maggioranza o se sia davvero frutto di un'operazione calcolata per far convergere pezzi di opposizione (Cinquestelle, Scapato e Clemente), fino addirittura a rimpiazzare i numeri semmai dovesse mancare il sostegno dei Popolari Pugliesi, che avrebbero alzato il tiro e chiesto due assessorati o la presidenza del Consiglio.

Una operazione - quella che il sindaco vorrebbe chiudere con Quarato per il dopo Iaccarino - che non sembra percorribile soprattutto alla luce delle ultime preoccupanti evoluzioni. Da ieri e per i prossimi tre mesi il viceprefetto Ernesto Liguori, il vicecapo della squadra mobile Maurizio Miscioscia e il tenente dei carabinieri Francesco Colucci, sono chiamati a verificare  la presenza di pericoli di infiltrazione mafiosa.

Senza nulla togliere alle qualità di Quarato, l'operazione del sindaco della Lega di portare un esponente grillino alla presidenza del Consiglio comunale metterebbe in imbarazzo e ad un'altra dura prova, la bandiera a cinquestelle, in origine sintomo di purezza politica.

Valore che mai come prima d'ora il Comune sente il bisogno di rendere manifesto, anche e oltretutto in virtù dell'insediamento della commissione d'accesso che nei prossimi tre mesi dovrà stabilire se a palazzo di città ricorrano pericoli di infiltrazione o condizionamenti da parte della criminalità organizzata nell'ambito dell'amministrazione comunale.

Al di là delle deduzioni e della psicologia spicciola, pare che i partiti abbiano messo all'angolo il sindaco e si siano riappropriati del loro ruolo, visto l'esito infausto delle consultazioni. 

La modalità consisteva in una serie di incontri bilaterali, poi sarebbe stato Landella ad operare una sintesi sulla scorta delle indicazioni raccolte. Saltato il modello Mattarella, adesso tocca ai partiti determinarsi. Oggi stesso, nella riunione di coalizione, dovrebbero tirare una linea.

Urge archiviare la pratica, anche perché il Consiglio comunale è convocato per giovedì 11 marzo e sarà chiamato a eleggere il nuovo presidente. Non si sa ancora chi. 

Raffaele Di Mauro avrebbe ritirato la disponibilità a seguito degli ultimi eventi, e non certo perché possa temere qualcosa. Le Lega non vi avrebbe rinunciato. 

È un momento delicato, per quanto la maggioranza parli a cuor leggero all'ora del the di presidenza, mentre Palazzo di Città sembra la scenografia di un disaster movie in cui tutto scricchiola rovinosamente e i protagonisti potrebbero salvarsi oppure no fino all'ultima scena. Con queste prospettive, è un sacrificio sedersi su quella poltrona bollente e gravarsi di ulteriori responsabilità.

Nonostante alcune indiscrezioni ci suggeriscano che Landella ne abbia parlato con Giovanni Quarato, contattato da Foggiatoday il presidente della terza commissione Ambiente cade dalle nuvole immaginando che il suo nome sia saltato fuori per una tattica interna. All'oscuro di tutto ribadisce pure la sua linea: "Il presidente del Consiglio comunale dovrebbe essere espressione condivisa di tutto il Consiglio, ma ci vuole un atto di consapevolezza che non mi sembra sia alla portata delle forze politiche attuali".

In un'intervista rilasciata poco meno di un mese fa su queste colonne, il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, di fronte alle dichiarazioni di Rosa Barone, Mario Furore e Marco Pellegrini - ai quali non è mai andata giù la sua decisione di accettare la presidenza della commissione Ambiente senza consultare la base o comunque di non lasciarla su espressa richiesta anche a mezzo stampa del senatore e dell'assessore regionale al Welfare - aveva così ribattuto: "Io sono già distante, e lo sono da tutti quelli che hanno governato la città. Siamo distanti da tutti, perché ci metto dentro anche Fatigato".

Operazione, quella di Quarato presidente, oltrettutto impensabile - ma si sa la politica è l'arte del possibile - se si tiene conto che il 18 febbraio insieme ad altri dieci consiglieri di opposizione - tra cui il collega di banco Fatigato - aveva messo la firma sulla procedura per lo scioglimento del Consiglio comunale.

Pare, intanto, che se non si dovesse trovare la quadra, più di un consigliere si svincolerebbe, facendo di testa sua. Il tempo stringe e il countdown segna 24 ore al Consiglio, a rischio di andare in aula allo sbaraglio se non si dovesse addivenire ad una soluzione. 

In tutto questo, leggendo gli eventi dall'esterno, sembra che la maggioranza, o meglio tutta la coalizione, non abbia mai avvertito la necessità di sedersi intorno a un tavolo per analizzare la serie di scandali, guai giudiziari, faccende liquidate forse in maniera sbrigativa, derubricate talvolta a disavventure, vicende personali, responsabilità dei singoli e casi isolati che però continuano a minare la credibilità dell'ente. 

Eppure non ha mai smesso di incontrarsi con una cadenza quasi quotidiana per rimpiazzare Leonardo Iaccarino, fino a far apparire surreale il tavolo del centro-destra.

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