Cagnano Varano, Conte: “Per una delega assessorile guerra ripugnante”

Giovanni Conte, ex assessore al Bilancio: “Pensino ad amministrare, rinuncino alle loro indennità e si aprano al dialogo”

Giovanni Conte

A undici giorni dalle dimissioni di Giovanni Conte e dal suo passaggio all’opposizione sembra ormai guerra aperta nella maggioranza di governo del sindaco Nicola Tavaglione Voci di corridoio informano che sarebbe in atto una vera e propria resa dei conti interna per la spartizione di alcune deleghe assessorili. In particolare, sempre più netta appare la contrapposizione tra il gruppo dell’Unione di Capitanata (Michele Di Pumpo, Giancarlo Mosca, Domenico Stefania) e il resto della maggioranza in quota Sinistra Ecologia Libertà che fa riferimento al sindaco Nicola Tavaglione.

Così, Conte, sulla vicenda: “E’ una situazione assurda di stasi politico-amministrativa che non fa bene a Cagnano. Stiamo vivendo il periodo peggiore della nostra storia recente, in cui le famiglie hanno ripreso a emigrare in massa, i giovani non trovano più spazi di crescita e la pressione fiscale comunale, voluta da Tavaglione annienterà, nel giro di qualche mese, ogni speranza di riscatto per questa terra”.

Ancora una volta parole dure verso l’attuale amministrazione comunale da chi, fino a qualche giorno fa, ne faceva parte e, pertanto, ne conosce ogni segreto. Ma Conte, andando oltre le appartenenze politiche, già da tempo aveva dato segnali di insofferenza verso, a sua detta, “questi metodi stantii di fare politica”. Nei mesi scorsi aveva rinunciato, per esempio, alla sua indennità di carica invitando i suoi colleghi a fare altrettanto. Soprattutto, ad aprirsi al dialogo con tutti al fine di superare insieme il momento delicato e al fine di essere l’amministrazione di tutti.

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Sempre Conte: “la guerra che si sta facendo per una delega assessorile è ripugnante. Litigano per un’indennità di carica mentre affamano una comunità già messa a dura prova dalla crisi internazionale e dall’assenza di buona politica locale. Pensino ad amministrare, rinuncino alle loro indennità e si aprano al dialogo. D’altronde, senza i miei 175 elettori non rappresentano nemmeno più la maggioranza del paese ”.

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