Cislaghi: “Dimissioni Mongelli e dissesto? Landella dimentica…”

Invitiamo il sindaco a non cedere alle pressioni della destra avviando, invece, il confronto con la città per ridefinire le linee programmatiche della sua giunta che la realtà odierna ha reso obsolete

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

giorgio-cislaghi_2_originalGIORGIO CISLAGHI - Quello che il consigliere comunale, e segretario provinciale del PDL, Landella chiede invocando le dimissioni del sindaco Mongelli e la nomina di un commissario di governo alla guida dell’amministrazione comunale, è la dichiarazione di dissesto del comune con tutto ciò che ne consegue: aumento delle imposte comunali; affidamento della raccolta dei rifiuti a un privato; vendita dell’azienda per la mobilità sostenibile; eliminazione degli aiuti alle famiglie e all’occupazione femminile; vendita di quel che resta del patrimonio immobiliare del comune; etc. Probabilmente, accecato dalla luce che intravede dal fondo del tunnel in cui si è cacciata la destra foggiana, non riesce a capire che la città ha bisogno, ora più che mai, di una guida politica che sappia troncare con il passato che ha due nomi: Agostinacchio e Ciliberti.

Landella dimentica che è nelle mani della destra la commissione del consiglio comunale che ha il potere, e il dovere, di accertare le cause del disavanzo economico del comune, dimentica che in due anni non ha prodotto neanche uno straccio di atto.

Se la DDA di Bari ha evidenziato i processi attraverso cui si è consolidata la debitoria di AMICA, quali siano le cause del degrado delle aziende, e dei servizi, comunali l’ha spiegato l’assessore Pellegrino quando ha affermato, pubblicamente, che la politica, e i consiglieri, sono la causa di assunzioni oltre ogni limite sopportabile per le aziende di servizio. A conferma di ciò, i lavoratori delle cooperative del verde hanno dichiarato, nella stessa occasione, che è sempre stato detto loro che dovevano considerarsi dipendenti comunali.

Quello che Landella non dice, è che il degrado dell’amministrazione pubblica iniziò con la giunta di destra di Agostinacchio, con la fallimentare impresa della compagnia aerea Federico II che ha dato il via al dissesto dei conti, vicenda che meriterebbe una sua seria autocritica, e che l’azione di risanamento economico è stata parzialmente vanificata dai tagli che il governo Berlusconi ha fatto a danno dei comuni. Tagli che continuano con il governo Monti. Tagli voluti e sostenuti dal suo partito.

C’è bisogno che la Politica ridia speranza alla città, che prospettando un futuro diverso dalla realtà odierna sappia coniugare la soluzione dei problemi quotidiani, raccolta dell’immondizia e buche stradali in primo luogo, con la compatibilità dei conti pubblici e la moralizzazione amministrativa. C’è bisogno che i partiti tornino a parlare in prima persona, che il sindaco si confronti con le associazioni e i movimenti che l’hanno sostenuto, che apra il confronto stimolando la partecipazione attiva dei cittadini. C’è bisogno che il dibattito in consiglio comunale sia la sintesi del confronto che avviene all’interno della comunità cittadina e non mercato tra interessi di bottega dei singoli consiglieri comunali.

Invitiamo il sindaco a non cedere alle pressioni della destra avviando, invece, il confronto con la città per ridefinire le linee programmatiche della sua giunta che la realtà odierna ha reso obsolete. Dare una casa a chi da anni vive nelle baracche del comune, assicurare asili nido e servizi comunali di qualità, sostenere il diritto allo studio e al lavoro sono le priorità che noi indichiamo. Lo invitiamo a riprendere un percorso che, mettendo in secondo piano gli interessi legati al mattone, porti ad alleviare le conseguenze della crisi economica che, aggravandosi ogni giorno di più, diventa anche crisi sociale.

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