Lino Del Carmine: "Garante regionale dei detenuti, esempio di civiltà"

Del Carmine: “Il Governo continua ad ignorare il gravissimo stato di disagio in cui versa attualmente il sistema penitenziario italiano”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

"In qualità di membro della Segreteria di Sinistra Ecologia e Libertà di Capitanata esprimo enorme soddisfazione per la decisione della Regione Puglia di istituire la figura del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, alla quale verrà affidata la protezione e la tutela (non giurisdizionale) dei diritti delle persone presenti negli istituti penitenziari, negli istituti penali per minori, nei centri di prima accoglienza e nei centri di assistenza di assistenza temporanea per stranieri, nelle strutture sanitarie in quanto cittadini sottoposti al trattamento sanitario obbligatorio.

La Regione Puglia è attualmente la terza in Italia ad aver formalizzato una figura del genere e ci auguriamo vivamente che questo esempio di civiltà possa essere seguito anche a livello municipale dalla Giunta comunale del capoluogo dauno, che sarebbe agevolata in tal senso dalla preesistenza di iniziative similari già proposte in passato e mai - purtroppo - attuate. Ovviamente non basta la suddetta, meritoria, iniziativa per risolvere le innumerevoli problematiche che interessano attualmente le istituzioni  carcerarie italiane. Le condizioni di degrado del servizio carcerario sono, come sappiamo, riconducibili ad una più generale carenza strutturale (oltre che  infrastrutturale) inerente i servizi carcerari anche basilari.

Il Governo continua ad ignorare il gravissimo stato di disagio in cui versa attualmente il sistema penitenziario italiano. Come ha di recente reso noto la Uil PA Penitenziari, il numero di detenuti continua ad essere nettamente superiore alla capienza delle carceri italiane (67.800 detenuti a fronte di circa 43mila posti disponibili). Per non parlare della endemica carenza del personale di Polizia Penitenziaria che, oltre ad essere  sovraccaricato di turni e carichi di lavoro insostenibili, non potrà percepire eventuali  spettanze economiche derivanti dai servizi straordinari e dai servizi di missione.

Per di più, in poche settimane, le liquidità a disposizione non consentiranno più il pagamento delle spese fisse (acqua, luce, gas, telefono) degli istituti penitenziari, dell’acquisto per il carburante dei mezzi impiegati per servizio e sarà molto difficile anche garantire il vitto giornaliero. Il che significa mancanza sostanziale di una adeguata assistenza socio-sanitaria, negazione dei più elementari diritti (tra cui l’affettività) ed una generale condizione “disastrosa" di gestione ed organizzazione delle carceri italiane, conseguenza della mancanza di risorse.

Come ha dichiarato di recente il dott. Luca Frongia, segretario Generale del LISIAPP (Libero Sindacato Appartenenti alla Polizia penitenziaria) il sistema penitenziario nazionale è saltato. Le aggressioni, il sovraffollamento, i casi di suicidi e le carceri fantasma sono solo alcuni dei problemi di un’emergenza che rischia seriamente di implodere. A pagarne le conseguenze spesso sono anche gli agenti di polizia penitenziaria.

La situazione negli istituti di Capitanata, poi, è al limite dell’inverosimile. L’ultima denuncia ufficiale del S.A.P.P. (Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria) risale allo scorso 27 aprile, quando il segretario Federico Pilagatti, sottolineava che “la grave situazione di fatiscenza del penitenziario foggiano rischia di mettere a rischio la salute e l’incolumità dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria”.

La casa circondariale di Foggia attualmente ospita 750 detenuti a fronte dei  370 posti regolamentari. Eppure in Capitanata il fenomeno si sarebbe potuto risolvere se solo fossero state aperte alcune strutture. Sarebbe bastata quella di Castelnuovo della Daunia, pronta da più di 15 anni, super-arredata e mai inaugurata: l’8 maggio del 2000 fu oggetto di un sopralluogo degli inviati del TG satirico di “Striscia La Notizia” Fabio e Mingo. Da quel giorno, del carcere del piccolo borgo di montagna non si hanno più notizie. Sempre “Striscia”, nel gennaio 2006, si occupò di un’altra casa circondariale “fantasma”: quella di Apricena costruita negli anni Ottanta e da allora mai utilizzata.

Di altre strutture ancora non si sa più nulla. Del plesso di Accadia, ad esempio, consegnato nel  ’93 e mai utilizzato; come di quelli di Bovino (120 posti), di Orsara di Puglia e di Volturara Appula (45 posti, incompiuto). Molti di questi istituti sono stati dismessi tra il 1991 e il 2009 e restituiti ai rispettivi comuni. Insomma, una  dilapidazione di denaro pubblico che negli anni ha assunto dimensioni intollerabili. Queste condizioni di assoluto degrado sono già state riportate in primo luogo dagli stessi operatori carcerari, come è rilevabile dal gran numero di manifestazioni di protesta realizzate in tutta la penisola per denunciare l’attuale stato del sistema penitenziario italiano.

Quello che i padri fondatori della Costituente avevano pensato come il luogo in cui contrastare la cultura delinquenziale e incentivare la rinascita personale e sociale del detenuto, è diventato una “gabbia” troppo stretta, in cui non è possibile perseguire il nobile scopo di recupero. Il carcere, oltre a riguadagnare dimensioni fisiche ed efficienze diverse, deve essere anche un luogo più “a misura d’uomo”. E’ pienamente condivisibile la proposta della deputata radicale Rita Bernardini di aprire i penitenziari ad altre istituzioni,come Sindaci e Presidenti della Provincia.

Di questi problemi possiamo (con orgoglio) affermare di esserci occupati sempre e con continuità, sensibilizzando l’opinione pubblica e proponendo le nostre soluzioni sia a livello nazionale che locale. Garantire condizioni di vita adeguate e tutelare i più elementari diritti umani è una necessità che avvertiamo, infatti, come imprescindibile e primaria e che intenderemo perseguire sempre e comunque. Il nostro impegno continuerà affinché il Governo attui i provvedimenti di miglioramento previsti dal tanto pubblicizzato e tuttora non attuato Piano Carceri, annunciato fina dal gennaio del 2010.

Una nazione moderna e civile non può continuare a calpestare con tanta leggerezza la dignità umana di chi ha sbagliato e magari cerca un’occasione per riscattarsi: in questa maniera, è lo Stato stesso a negare questa opportunità".

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