Landella indispettisce finanche Agostinacchio: "Chiarisca, non è accettabile". Altri attacchi al sindaco neo leghista

I commenti di Pippo Cavaliere, del cinquestelle Giuseppe Fatigato e di Gianluca Ruotolo di Articolo 1. L'ex sindaco di Foggia Paolo Agostinacchio: "Un sindaco solo al popolo può consegnare l'amministrazione, dimettendosi"

Non si placano le polemiche sulle esternazioni del sindaco di Foggia e fresco esponente della Lega, rilasciate a palazzo di città nel corso della conferenza stampa con la quale ieri mattina ha annunciato l'addio a Forza Italia dopo 26 anni, per via della mancata candidatura di Michaela Di Donna, alla quale il partito azzurro le avrebbe preferito "campioni del trasformismo e donnine senza consenso", e contemporaneamente l'ingresso nella Lega alla presenza di Matteo Salvini: "Consegno l'amministrazione comunale nelle tue mani, da questo campanile oggi svetterà la bandiera della Lega".

Una tiratina d'orecchie a Landella è arrivata anche da Paolo Agostinacchio. L'ex sindaco del capoluogo dauno, evidentemente indispettito dal comportamento del primo cittadino, su Facebook ha ricordato che "un sindaco è eletto direttamente dal popolo sovrano e solo al popolo può consegnare l'amministrazione, dimettendosi".

Il cittadino Agostinacchio ha chiesto a Landella di astenersi da affermazioni "che ingenerano la interpretazione, seppure errata, di una concezione privatistica del potere. Sono certo, voglio esserlo, che l'episodio sia da attribuirsi al clima che ha determinato tensione, ma che, non essendo accettabile, vada chiarito".

Non le hanno mandato di certo a dire nemmeno Pippo Cavaliere, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Giuseppe Fatigato e il segretario cittadino di 'Articolo Uno', Gianluca Ruotolo.

"Mai nel passato il supremo interesse della collettività è stato soppiantato con tanta spregiudicatezza e sfrontatezza da interessi di parte e da beghe interne" sottolinea l'ex candidato sindaco della coalizione di centrosinistra". L'ingegnere Pippo Cavaliere sottolinea come "in un brevissimo lasso di tempo, dall'inizio della consiliatura, un terzo circa dei consiglieri comunali di maggioranza ha cambiato casacca, mai per una contrapposizione o una divergenza di vedute sui problemi della città, ma sempre ed esclusivamente per la gestione di un potere fine a se stesso, ora per la presidenza del consiglio comunale, poi per qualche nomina assessorile ed ora addirittura per una candidatura".

L'ex candidato sindaco della coalzione del centrosinistra ha concluso: "Rifuggiamo, come tanti, dalle forme di populismo, che continua però a trarre linfa vitale da questi gravi atteggiamenti, favorendo un clima di rabbia e di esasperazione, in cui le contrapposizioni diventano insanabili e la risoluzione dei problemi sempre difficile".

Gli fa eco Giuseppe Fatigato: “Sulla nostra amata Foggia sventola solo la bandiera della città, medaglia d’oro al valore civile e militare, con lo stemma foggiano. Tanto ci basta, quella bandiera è il nostro orgoglio. Il sindaco Franco Landella può consegnare se stesso e i suoi accoliti alla Lega di Matteo Salvini, ma non la nostra città. Non in nostro nome, non nel nome delle cittadine e dei cittadini onesti che aspettano dal giorno del suo insediamento parchi restituiti ai ragazzi, strade sicure senza un manto colabrodo, quartieri finalmente illuminati, periferie senza degrado e abbandono, un welfare trasparente e a servizio della comunità, un sistema di raccolta dei rifiuti rispettoso dell'ambiente e del decoro, una cultura che non sia mero spettacolo ad uso e consumo dei soliti noti. Il sindaco di Foggia non ha nessun diritto di porgere la città alla Lega per un suo tornaconto politico, dopo che la candidatura di sua cognata è stata rifiutata da tutta la coalizione, Lega compresa. La città non può essere ostaggio delle logiche familistiche del duo Landella-Di Donna e dei suoi cortigiani”.

Dello stesso avviso anche tutti i consiglieri pentastellati: "La città non è del sindaco, né di qualche mestierante della politica a caccia di poltrone e neppure di qualche capo di partito nazionale in cerca di una leadership nel suo schieramento. Foggia è dei foggiani e delle foggiane e merita rispetto, attenzione, cura. Il sindaco aveva chiesto l’utilizzo dell’aula al presidente Leonardo Iaccarino per dare delle comunicazioni importanti alla città, ma non aveva specificato che invece avrebbe tenuto un comizio insieme ad un leader nazionale di partito. Un comizio di cui è stata fatta anche la diretta streaming impegnando il dipendente addetto. Il sindaco è libero di cambiare quante casacche vuole, ma i suoi comizi deve pronunciarli fuori dall’aula consiliare e dalle mura della casa dei cittadini foggiani. Non può usare l’istituzione in maniera privatistica. Per tre mesi Franco Landella si è occupato delle sue vicende familiari, disinteressandosi dei problemi della città in una fase delicatissima della pandemia: che lavori ora o si dimetta. Ma si dimetta davvero e al più presto, senza ulteriori bluff e finte. I cittadini lo ringrazieranno”.

Anche Articolo Uno di Foggia, attraverso la voce del suo segretario Gianluca Ruotolo, ha avvertito l'esigenza di specificare che il Comune di Foggia "appartiene a quei foggiani che dopo aver sofferto la pietosa gestione comunale dei mesi più difficili della nostra storia nazionale, quelli del Covid-19 e del Lockdown, oggi sono costretti ad assistere con vergogna ad un misero cambio di casacca, figlio della delusione di un’ambizione familiare: non aver potuto candidare sua cognata, Michaela Di Donna, alle elezioni regionali perché nessuna forza del centrodestra l’ha voluta, neanche la Lega. 

E ancora, "Foggia non si Lega, caro sindaco. E le suggeriamo di mantenere ben issata al balcone del nostro Comune la bandiera di Foggia, quella rossa e blu con le tre fiammelle. Perché la storia, la cultura e il senso di appartenenza di questa città non si svendono a chi per anni ci ha definito terroni e lavora ogni giorno per rendere il Sud più debole e più povero. I foggiani non dimenticheranno l’ennesima bravata di un sindaco che non perde occasione per calpestare l’orgoglio della sua comunità. Di certo non lo faremo noi, e da oggi avremo una ragione in più per batterci affinché si chiuda al più presto la pagina più brutta della storia della nostra città", conclude Gianluca Ruotolo.

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