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Vitali, Di Mauro, Di Pasqua

Vitali, Di Mauro, Di Pasqua

Tra chi si s(Lega) e chi resiste, l'obiettivo è "Comune". E Forza Italia mostra i muscoli: leadership è ancora nostra

Gli ormai ex azzurri La Torre e Rignanese verso la Lega, Di Mauro non si scompone: "Non vedo altre defezioni all'orizzonte". Vitali: "Forza Italia non rischia nulla". Spuntano i primi nomi in vista delle Comunali 2019

Da Foggia a Bari, non una parola sulle defezioni in seno a Forza Italia al Comune di Foggia. E, interpellati, i coordinatori si limitano a fare tanti auguri, in pratica, a chi ha scelto di andarsene. La parola d’ordine è minimizzare. Nessuna profezia di morte, di liquefazione, nessun “becchino” in vista. Anzi, se possibile, bisogna rincarare. “Ognuno è libero di andare dove vuole ma, dal mio punto di vista, si dovrebbe avere il coraggio di dimettersi, visto che è con quel simbolo che si è stati eletti. Ma questo è un discorso di etica, che in questo periodo evidentemente non va molto di moda”.

A parlare, tranchant, a Foggiatoday è Luigi Vitali, il coordinatore regionale, colui che divide il partito, amato o odiato a seconda dei casi, e sull’uscio della Puglia ad aspettare le decisioni di Berlusconi (che scioglierà la riserva verso la metà del mese di luglio). Foggia, il comune pugliese “roccaforte” quando Forza Italia arrancava, perde due consiglieri comunali (Paolo La Torre e Pasquale Rignanese, il primo di lunghissimo corso), sulla scia di quanto sta accadendo a livello nazionale, sempre più spesso a favore della Lega. E Vitali (apparentemente) non se ne duole per il partito.

“Mi dispiace delle defezioni ma da qui a dire che sono preoccupato ce ne corre. Forza Italia non rischia nulla – dice convinto-. Noi abbiamo già subito una scissione nel 2015 e la storia ha dimostrato che sono scissioni di vertice, non di base”. E i sondaggi? Recepiscono gli umori della base: azzurri ad un misero 10%, Lega al 30%. E tutto in pochissime settimane. “I sondaggi vanno letti in sede regionale – sostiene-: abbiamo dimostrato che quando la media nazionale stava al 14%, noi eravamo al 20. Se oggi la media è al 10, noi siamo al 16%, che non mi sembra un risultato da buttare via. Certamente il partito va rilanciato sulla scorta delle indicazioni che arriveranno dal centro.  Tajani sarà il fulcro dell’azione di rilancio e ci auguriamo indovini le mosse giuste. Al partito serve una linea politica chiara e una organizzazione territoriale che deve puntare su giovani, radicamento e meritocrazia”.

E’ questa la ricetta Vitali. Trita e ritrita, per la verità. Ma il tunnel non sembra aver altre parole per disegnare l’uscita. Si invita a guardarsi bene dal salire sul carro del (momentaneo) vincitore e si prova a mostrare i muscoli. D’altronde, il messaggio che deve uscir fuori è di un  ancora enorme potenziale tutto da declinare.

Ed è questo il ragionamento che, manco a dirlo, in queste ore fa il provinciale, Raffaele Di Mauro. Ammette che, se per Rignanese c’erano avvisaglie (Pontida dieci giorni fa), per La Torre è stato un fulmine a ciel sereno. Ed è proprio in virtù del suo lungo corso che “ci saremmo aspettati – dice - una riflessione più approfondita o un confronto”. Che non ci sarebbe stato con nessuno: “sia io che Landella che Di Pasqua lo abbiamo appreso il giorno stesso della comunicazione in consiglio. Non avevamo nessun sentore”. Amen. Di Mauro si ricompone. “Tranne Potenza (sindaco di Apricena, ndr), che lo ha fatto in tempi ormai lontani, e queste due, non ne vedo molte altre di defezioni all’orizzonte. Penso sicuramente che si tratta del momento più difficile che forse Forza Italia sta attraversando. Però c’è da dire che sono scelte molte volte compiute di pancia perché altri lidi sembrano più attrattivi”.

Sembrano. Perché se la Lega si sta gonfiando, riducendo gli spazi di manovra politica per chi arriva, Forza Italia libera caselle e resterebbe sempre il primo riferimento al Sud e il punto di riferimento di tutto il perimetro del centrodestra, secondo Di Mauro. “Bisogna valutare molto bene se salire sul carro del vincitore – avverte -, soprattutto in riferimento al territorio in cui si vive. Forza Italia qui al Sud resta più attrattiva rispetto alla Lega, per quanto questa possa allargarsi. E’ una questione di struttura sociale, di rappresentanza delle istanze dei cittadini meridionali, di vocazione moderata, di temi”.

I temi, appunto, che sembrano essere scomparsi dal radar del partito, offuscati dalla propaganda leghista. E’ da tempo che Forza Italia balbetta, alla ricerca della sua identità. “Oltre ad una riorganizzazione strutturale, dobbiamo capire cosa raccontare alla gente. Siamo stati per anni il partito che tutelava i commercianti, le partite IVA, oggi forse abbiamo perso un po' questi cavalli di battaglia, dobbiamo riprenderli e tornare a rappresentare quella fetta amplissima di moderati, liberali e cattolici, che comunque sono la prevalenza di questo paese”.

Insomma, sarebbe ancora il tempo di Forza Italia secondo Di Mauro, messa all’angolo dal particolare momento storico, in cui “i problemi di tipo culturale (leggi immigrazione/integrazione) hanno superato quelli di tipo economico sociale”, dando linfa a Salvini. Ma è un momento, appunto, secondo il dirigente azzurro. Da settembre, con la tradizionale convention di Fiuggi, partirà la riorganizzazione del partito, in autunno ci saranno i congressi territoriali (che mancano da tempo in FI), e quindi, dice, “torneremo ad ascoltare la nostra base, cittadini ed amministratori”. E poi la prova più importante: le elezioni europee e le amministrative. Quello saranno il banco di prova più importante nel braccio di ferro col “fratello coltello” leghista.

La partita per le elezioni comunali 2019

Negli ambienti azzurri la partita foggiana viene data già in quota Lega, diretta conseguenza dell’aver lasciato a Bari il candidato azzurro. E già si accenna a strani movimentismi (l’ex dirigente forzista Sario Masi che spingerebbe per il medico Massimo Zanasi quale candidato sindaco, ma anche l’assessore di Emiliano, Leonardo Di Gioia, che non disdegnerebbe un ritorno in casa centrodestra a fronte, si sussurra, di “precise garanzie”: l’interlocuzione pare sia soprattutto con Caroppo, segretario regionale Lega).

“Di voci ce ne sono tante – liquida Di Mauro-, il tavolo si è appena insediato e sarà chiarificatore. Tutto partirà da lì. Dopo aver definito Bari e Foggia, si scenderà nelle altre città della provincia”. E sarebbe ancora tutto da discutere con gli alleati “perché la priorità è l’unione del centrodestra, non solo rispetto alle quattro forze di base, FI, Lega, FdI e Noi con l’Italia/Udc, ma anche rispetto alle civiche di centrodestra, penso a Puglia Popolare, o altre realtà localistiche di centrodestra”. Unire e allargare, dunque. “Già il fatto che si è insediato il tavolo, vuol dire che il perimetro è delineato – spiega Di Mauro-. Foggia,  insieme a Bari, avrà rilevanza strategica, e, più che a Foggia, la candidatura a sindaco verrà discussa a Bari, dove si ha una visione di insieme”. Ed è a Bari che si discuterà anche il nome di Landella. A settembre. All’interno della coalizione.

“Abbiamo un sindaco che può ricandidarsi, aspettiamo che a settembre ce lo dica e porterò la sua proposta al tavolo politico” dichiara a Foggiatoday Vitali.  E se il nome risultasse divisivo? “Ne parliamo in un secondo momento. Le fasi della correttezza politica vogliono che io aspetti la decisione di Landella e lui deve avere il garbo di farlo entro settembre. Dopodichè andrò al tavolo regionale con le sue indicazioni”. Foggia alla Lega? “Assolutamente, niente è deciso. Abbiamo fatto un patto: ciascun partito deve spogliarsi dei propri colori e simboli per trovare le candidature migliori, poi le compensazioni si troveranno in altra sede”.

Intanto il movimentismo di cui sopra accende gli animi. Ed anche la possibilità che Landella torni in campo. Le fibrillazioni sono forti. Si rischia di scendere in campo spaccati (a vantaggio dei 5 stelle). Ecco perché Di Mauro va predicando unità unità e ancora unità. Ed invita i suoi a non lasciare la barca. La Lega rischia di “affollarsi”: quanti posti potrà garantire l’anno venturo? Ecco perché anche chi lascia FI, ci va cauto. La Torre, ad esempio, per il momento resterà indipendente. Ciascuno vuole capitalizzare il proprio ingresso, vuole “garanzie”.

Da assessori regionali a semplici consiglieri comunali, far quadrare le ambizioni di tutti sarà uno psicodramma lungo un anno.

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