E ora tutti vogliono la Lega: foggiani salutano Berlusconi e corrono verso Salvini. "Forza Italia morirà"

Ieri l'addio di Paolo La Torre e Pasquale Rignanese in consiglio comunale. Resteranno in maggioranza. Si valuta l'approdo leghista. Ad horas potrebbe scegliere il lido salviniano anche De Martino

Rignanese, De Martino e La Torre

Spero in un ripensamento da parte dei colleghi consiglieri Paolo La Torre e Pasquale Rignanese. Seppur in un momento di trasformazione della politica italiana, sul territorio Forza Italia resta comunque un partito vivo, che partecipa attivamente alla vita politica del centrodestra e che vanta tra le proprie fila il vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta, primo degli eletti in Puglia per numero di preferenze, il sindaco del capoluogo dauno, Franco Landella, il presidente del Consiglio comunale di Foggia, Luigi Miranda, e numerosi consiglieri comunali in molti centri della Capitanata. Siamo alla vigilia di importanti scadenze elettorali, come il rinnovo del Consiglio provinciale e delle elezioni amministrative che riguardano la città di Foggia, oltre alle elezioni Europee, in cui sono sicuro che Forza Italia saprà proporre un programma condiviso ed essere determinante per l'affermazione della coalizione di centrodestra. La nomina del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a vice presidente del partito rappresenta un tassello importante nel rilancio politico del partito, che sta per riorganizzarsi nei vari territori, a cominciare dalle assemblee provinciali e comunali degli iscritti, e Forza Italia riuscirà a interpretare questi scenari traducendoli in una nuova proposta per il Paese, ispirata come sempre ai nostri principi”. Così il capogruppo azzurro al Comune di Foggia, Consalvo di Pasqua, all’indomani della dichiarazione di indipendenza dal partito, ieri in consiglio, di due consiglieri comunali, uno dei quali di lunghissimo corso: Pasquale Rignanese (abbandono atteso dopo la partecipazione dello stesso domenica scorsa al raduno leghista di Pontida) e, in maniera forse più sofferta, Paolo La Torre, già vicecapogruppo di FI in consiglio e militante berlusconiano dall’età di 24 anni, praticamente dagli albori del progetto forzista.

“E’ un progetto in cui non credo più” dichiara tranchant oggi a Foggiatoday La Torre. “Ringrazio Di Pasqua per le parole ma non torno indietro”. Per La Torre, già assessore della giunta Agostinacchio, poi consigliere provinciale ma, negli ultimi tempi, relegato ai margini del partito, “Forza Italia è un partito immobile, che è stato incapace di rinnovarsi e di adeguarsi al mutamento dei tempi e delle istanze della gente, a differenza invece della Lega, che sta cannibalizzando il partito di Berlusconi”. “E’ destinata alla morte” dicono dal ventre del partito.

La decisione ha subito una lunga gestazione, discussa di concerto con Giandiego Gatta, vicepresidente del consiglio regionale e in rotta da tempo con la gestione, in particolar modo regionale, di Forza Italia. Quella a trazione Vitali, per intenderci. Ma se Gatta non ha sciolto ancora alcuna riserva (e non è detto che lo faccia), La Torre ha deciso di lasciarsi alle spalle il passato e provare ad immaginare un nuovo futuro. L’approdo più naturale sarebbe la Lega ma vuole pensarci ancora un po’ (siamo alla vigilia di riposizionamenti strategici in vista delle comunali 2019, è evidente che tutto dipenderà dalle possibilità di avere spazi e “riconoscimenti” nello scenario leghista). Dovrebbe farlo invece in maniera più rapida Rignanese, già, dicevamo, corso a Pontida dieci giorni fa.

Nessuna parola ancora dal segretario provinciale di Forza Italia, Raffaele Di Mauro, che lascia che sia il suo capogruppo a parlare. Anche perché non solo gli appelli stanno cadendo nel vuoto ma rischiano di scontrarsi con la dura realtà di una emorragia senza precedenti nel partito di Berlusconi.

Intanto potrebbe ad horas sposare il progetto leghista anche Salvatore De Martino, uomo di Landella e candidato con la civica del sindaco. Landella, ad ogni modo, non dovrebbe subire riverberi in aula: nessuna defezione dalle fila della maggioranza, nella quale i consiglieri hanno confermato di voler saldamente rimanere.

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