La Lega e quel "piano" per far cadere Landella: fallisce il golpe, salva la coalizione che Salvini non vuole rompere

Riunione fiume ieri alla presenza del segretario regionale Andrea Caroppo, che a Foggiatoday precisa: "Nessun mandato regionale a mandare a casa l'amministrazione". Landella resta in sella, ha rischiato seriamente

Una cosa è certa: il mandato a votare contro, rischiando finanche la caduta di Landella, il livello regionale non lo aveva dato. Lo dice Andrea Caroppo, sconfessando l'azione di quei dirigenti che ieri hanno agito al contrario. E sarà per questo che ieri si è precipitato a Foggia non appena appresa la spaccatura in corso nel gruppo salviniano e la volontà di alcuni consiglieri ad esprimere pollice verso sul Documento unico di Programmazione. Come in effetti è avvenuto: dopo una lunga riunione svoltasi in contemporanea ai lavori di consiglio, due consiglieri comunali sono entrati in aula ad esprimere voto contrario al Dup (Raimondo Ursitti Joseph Splendido), sotto l’occhio vigile del segretario provinciale; tre sono andati via col segretario cittadino (il capogruppo Antonio Vigiano, Alfonso Fiore e Paolo La Torre). Il risultato finale (14 sì contro 11 no) è stato un balsamo per Landella che, con una Lega compatta, avrebbe fatto i bagagli e chiuso l’esperienza amministrativa. E non è strano in queste ore udire da Palazzo di Città una enorme amarezza del primo cittadino, che ieri ha passato probabilmente il quarto d’ora peggiore da quando è in carica: gli improperi nei confronti dei leghisti si sarebbero sprecati, raccontano.

Perché, per quanto la Lega foggiana non perda occasione per smarcarsi dall’attuale gestione amministrativa e rimarcare la necessità di andare oltre Landella alle prossime amministrative, nessuno da Forza Italia avrebbe scommesso un cent sulla reale volontà dei leghisti di staccare la spina a sei mesi dalla fine. Per tutta una serie di motivi: innanzitutto, c’è un tavolo di coalizione da preservare, Salvini ci tiene alla sua unità e al rapporto con Berlusconi, tant’è che il leit motiv di Caroppo quando lo contattiamo è sempre lo stesso: “Siamo una coalizione, lavoriamo con Forza Italia ed il centrodestra, i restanti sei mesi mi interessano poco”; secondo, è recente l’accordo sulle provinciali, con Landella che non si è messo di traverso sul candidato del centrodestra Nicola Gatta (nonostante avesse potuto) e dovrebbe portare i suoi voti al sindaco di Candela (la domanda ora diventa: lo farà ancora di fronte ad un siffatto tradimento? Tra l’altro c’è da considerare che a votare contro, mantenendo la linea del “muoia Sansone”, sono stati proprio due consiglieri provinciali, che avrebbero così perso anche la poltrona a Palazzo Dogana: rinuncia troppo importante per non essere foriera di un surplus di riflessione); terzo, la politica la spina non la stacca quasi mai, men che meno ad un alleato, le critiche restano parole al vento,  il classico “teatrino”, il “gioco delle parti”, soprattutto se si considera che la consiliatura è ormai finita. Questa volta invece parte della Lega faceva sul serio e lo spettro per il sindaco forzista si è materializzato realmente. Poi, nel corso della riunione avuta a latere del consiglio, qualcosa è accaduto. E il gruppo si è spaccato, creando una sorta di tutti contro tutti. Quasi che il Dup fosse diventato la foglia di fico per giocare altre partite interne alla Lega, per cambiare equilibri e il corso degli eventi in altra sede decisi.

Una partita su più livelli, insomma. Che avrebbe portato fuori due correnti, o forse più. Perché non c’è stato solo livello cittadino contro provinciale (Fariello vs Cusmai/Ursitti), ma anche i due massimi regionali (segretario e vicesegretario) in palese contraddizione se è vero che Splendido è entrato in aula a votare contro e Caroppo oggi sconfessa e si affretta a dire che “assolutamente, non c’era un mandato in questo senso”. La riunione di ieri è stata molto lunga ed animata. “Probabilmente i consiglieri hanno punti di vista differenti” liquida oggi il segretario regionale, il cui compito non può che essere quello di restituire all’esterno un’immagine nuovamente coesa della Lega. Fare da pompiere, insomma. Ma è naturale che la versione convinca poco, soprattutto se si considerano le ragioni predette e le conseguenze deflagranti che una simile deviazione in corsa avrebbe comportato anche a Bari: i punti di vista differenti rischiavano di mandare gambe all’aria una amministrazione e, di conseguenza, quel tavolo di coalizione insediatosi a livello regionale e dal quale Caroppo tenta di tirar fuori un candidato sindaco salviniano in una città capoluogo.

E rispetto a cui continua a tenere il punto: “Con tutto il rispetto per ciò che accade nell’assise consiliare, la nostra prospettiva sono le prossime amministrative e stiamo lavorando col centrodestra, e con tutte quelle forze che vorranno esserci, anche civiche, per trovare un candidato sindaco condiviso” va ripetendo come un mantra, provando a spostare il focus sul futuro prossimo. E la risposta resta vaga anche quando gli si chiede se un Landella bis Caroppo lo sosterebbe, a maggior ragione oggi che si è compreso che una parte di Lega foggiana lo vorrebbe bellamente e realmente a casa, il sindaco uscente: “Valuteremo con tutte le forze al tavolo. La cosa più importante ora è l’unità del centrodestra. Bisogna andare uniti in tutti i comuni della regione”. Nulla di più. Preferisce non rilasciare dichiarazioni anche il vicesegretario regionale Jospeh Splendido.

Qualcosa, insomma, è accaduto. E, per quanto non si siano consumati commissariamenti e robe del genere, non è peregrino sostenere che da ieri sulla Lega foggiana è calata una sorveglianza maggiore, una sorveglianza speciale.

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