Opposizione “trasversale” silura Landella, che però non affonda: “Foggia sta meglio o peggio di due anni fa?”

"Due anni di amministrazione Landella: bilanci e sbilanci". Le parole di Raimondo Ursitti, Giuseppe Mainiero, Mariano Rauseo, Augusto Marasco, Alfonso De Pellegrino e Pasquale Russo dal palco della 'Festa dell'Unità'

Sul palco della 'Festa dell'Unità', foto di Roberto D'Agostino

Non è il seme di un nuovo corso tra i banchi della minoranza, di una nuova intesa. Ma la dimostrazione plastica di quanto l’opposizione al sindaco, Franco Landella, sia “trasversale”. E’ questo, a sentire il segretario cittadino del Pd, Mariano Rauseo, il senso della presenza ieri sul palco, nell’ultima della due giorni della Festa de L’Unità, dei consiglieri di centrodestra Giuseppe Mainiero (FDI) e Raimondo Ursitti (CoR), transitati, mesi or sono, dalla maggioranza alla opposizione. Una fotografia quasi storica, se non altro a livello locale. “Abbiamo intenzione di sollecitare tutte le forze politiche che non si ritrovano in questo governo ad una riflessione seria, che guardi al bene della città” esordisce Rauseo. “E la presenza di due forze ex alleate di Landella su questo palco confermano quanto questa amministrazione non abbia più niente di centrodestra ma sia ormai una gestione personale” è l’affondo iniziale.

Sul palco anche il capogruppo del Pd, Alfonso De Pellegrino, il consigliere dem Pasquale Russo, e il capogruppo de “Il Pane e Le Rose”, Augusto Marasco. Ed un convitato di pietra: il sindaco. Va da sé che la serata si preannuncia un fuoco di fila nei confronti del primo cittadino, ampiamente anticipata dal titolo che fa da sfondo al dibattito: “Due anni di amministrazione Landella: bilanci e sbilanci”.

“La domanda sorge spontanea dopo due anni: Foggia sta meglio o sta peggio? Noi riteniamo stia peggio” continua il padrone di casa che tenta subito di mettere a tacere le obiezioni che potrebbero sopraggiungere sui “mali di dieci anni di centrosinistra”: “Questo guardare continuamente al passato non è più credibile. Noi abbiamo lasciato il Salva Enti, i servizi funzionavano meglio, non abbiamo mai tentato di salvare aziende mettendo le mani nelle tasche dei lavoratori (Ataf, ndr)” rincara Rauseo, supportato da Mainiero su quello che il capogruppo dei Fratelli d’Italia definisce “torcicollo amministrativo: “Il declino di questa città inizia col secondo mandato Agostinacchio, Mongelli ha tirato il freno a mano ad un metro dal baratro” è la tesi del consigliere. E via con il meglio del repertorio “mainierano”: “Non siamo noi all’opposizione. E’ il sindaco all’opposizione della città. Non c’è una maggioranza politica né un solo atto di programmazione. Si va in consiglio solo per mettere pezze.  Non un solo problema è stato risolto da questo governo. In compenso, però, si approvano debiti fuori bilancio per oltre 12milioni di euro, si tagliano 700mila euro all’istruzione, il Piano sociale di zona è pensato esclusivamente per gli operatori invece che per le fasce deboli”.  

Mancata condivisione della gestione amministrativa e l’estromissione dei tre ex assessori azzurri Verile, De Rosa e Grilli (tra il pubblico, ieri) i capi d’accusi del capogruppo dei fittiani, Raimondo Ursitti, per il quale “fu un errore grossolano”, conferma a distanza di mesi, “frutto della mescolanza di momenti politici diversi (le elezioni regionali, ndr), che ha mortificato professionalità che potevano dare un apporto qualitativo importante” affonda. E nell’apprezzare la modalità di dibattito scelta dal Pd (“auspico un prosieguo in futuro perché un confronto allargato può solo arricchire”), dà la stoccata finale: “Si naviga a vista, senza un obiettivo, la programmazione è carente, su alcune questioni c’è un approccio leggero”. Ed il riferimento qui è al nuovo regolamento per la sosta tariffata che penalizza i disabili: “Abbiamo fatto un emendamento  - dichiara - noi non condividiamo”.

Tema, quest’ultimo, che va a nozze con le “battaglie” del capogruppo dem Alfonso De Pellegrino: “Quel regolamento grida vendetta” dichiara dal palco. De Pellegrino che si attivò anche per una petizione popolare contro la decisione dell’amministrazione di allungare l’orario di sosta tariffata in alcune aree fino alle 24.00 come strumento per combattere il fenomeno dei parcheggiatori abusivi. Così come griderebbe vendetta l’isola pedonale, il trasporto pubblico, il viale della stazione. E l’appunto politico: “Landella vinse per soli trecento voti. Avrebbe dovuto allargare la sua maggioranza politica in aula. Non farlo è stato un grande errore”.

E tuttavia, all’atto delle votazioni, in assise, i numeri paiono esserci sempre. E questo conta per il sindaco, che qualche mese fa tese anche la mano (rifiutata) alle opposizioni: “E’ lui che deve dare dimostrazione di sapere governare, perché lui si è candidato” tuona Marasco, “d’altronde noi la mano gliela avevamo tesa sul piano del commercio con la richiesta di ritiro dell’accapo per discuterlo in commissione. Nulla di fatto”. Per Marasco la gestione Landella è come il “gioco dell’oca”: non c’è un atto che non torni al punto di partenza perché non c’è competenza”. E nel mirino entrano anche i dirigenti ai quali la Bassanini ha dato un potere che la politica difficilmente riesce a contrastare, chiosa, quasi disilluso, Pasquale Russo, politico di lungo corso.

Ma l’alibi “dirigenti” non regge. E l’interrogativo è: cosa si fa? Nulla per il momento, a ben sentirli. Non si tenterà neanche la sfiducia perché i numeri, all’atto pratico, non ci sono. “Ma che si sappia – ammonisce Rauseo - se domani si andasse al voto, noi saremmo pronti”. Il come è da vedere visto che il Pd attraverserebbe una fase difficile testimoniata anche dall’assenza, evidentemente, alla due giorni della Festa de L’Unità, di autorevoli esponenti di partito, a partire dal segretario provinciale uscente ed assessore regionale, Raffaele Piemontese.

Ma non se la passa meglio il centrodestra a sentire Mainiero sul finale: “Landella lo ha ucciso. Di centrodestra siamo rimasti solo noi come Fratelli d’Italia e i Conservatori e Riformisti”. Peccato che di mezzo ci vada la città. 

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